Linea d'ombra - anno XI - n. 84 - lug./ago. 1993

LO SCORRERE DELLA VITA Ricardo Piglia traduzione di Marco Nifantani Ricardo Piglia è nato a Androgué, provincia di Buenos Aires, n~l 1941. Ha pubblicato: La invasi6n, racconti, Premio C~sa ~e las ~m~ncas, nel 1967, Nombrefalso, racconti, nel 1975, Respiracz6n arti.ficzal, romanzo, Premio Boris Vian, nel 1980, Critica yficci6n, saggio, nel 1986, e Prisi6n perpetua, racconti, nel 1988. I suoi libri sono stati tradot~i in francese e in portoghese. Lavora in università statunitensi, dove tiene seminari e vive per il resto del tempo a Buenos Aires. Su El fluir de la vida ha detto: "Mi hanno sempre affascinato le figure della sorella di Nietzsche e di suo marito, il dottor Forster, che costruì una colonia paranoica nella foresta paraguayana sulla quale Elizabeth Nietzsche-Forster scrisse il libro La Colonia di Bernhard Forster "Nueva Germania" en Paraguay per spiegare i deliri aJla Kurtz di suo marito. La coppia fondò l'archivio Nietzsche e organizzò il culto privato dell'opera del filosofo. Quell'unione fu il nucleo iniziale di questo racconto. La storia si è poi trasformata fino a formare un romanzo, Prisi6n perpetua, della quale El fluir de la vida è una parte autonoma. I finali sono gli unici punti nei quali la vita può competere con la letteratura. Per questo motivo il racconto è scritto dal principio come se fosse un finale". Nel bar parlo con Artigas. Anzi: nel bar, el Pajaro Arti gas racconta la sua storia d'amore con Lucia Nietzsche. Conosco una parte di quella storia perché il Pajaro me l'ha raccontata molte volte e ora ride mentre ricomincia a raccontare, perché dice che le variazioni inattese lo sorprendono ogni volta: Tutte le domeniche va a visitare Lucia Nietzsche che_da anm è reclusa in una prigione psichiatrica. Passeggiano per il giardino e conversano e la donna invecchia senza stridori. Sembra che il tempo scivoli sul suo corpo e non la tocchi. La stessa cos_asi_può dire del Pajaro, che segue fedele il passato e le vers10m sul passato, nella sua memoria. Un uo?1o prigioniero ,di_una st?~a, assorbito nel racconto tanto da dimostrare che e 1mposs1bile consumare un'esperienza fino in fondo. Trascorse un'estate con Lucia Nietzsche nel 1956 e da allora ha ricostruito i fatti fino ai minimi dettagli, come chi lustra una lente fino a dissolverla nell'aria. Un narratore, dice il Pajaro, deve essere fedele allo "stato" di un tema. Cerca di scoprire in uno specchio i riflessi di una scena che succede altrove. Il racconto è legato alle arti divinatorie, dice il Pajaro. Narrare è trasmettere al linguaggio la passione di ciò che deve ancora essere. Il Pajaro è un narratore tradizionale, perciò intercala riflessioni e massime nelle sue storie. In fondo è un modo di ritardare l'azione. Pensare è un modo di creare suspence, dice. Costruire uno spazio tra un avvenimento e un altro avvenimento, questo è pensare. . . . Pensa che con lei, perdendola, ha preso avvio la sua mama d1 fissare lo scorrere della vita. Ciò che Artigas chiama "l'arte di narrare". Fissare, dice il Pajaro, il lento fluire della vita, arrestarne il confuso movimento. Lucia era nipote della sorella di Nietzsche. Suo padre aveva scelto il cognome materno per cancellare le impronte di suo padre, il paranoico dottor Forster, anti-semita e nazi avant-la64 lettre, plagiario, criminale, utopista, falsario. Secondo il Pajaro, Forster si insediò in Paraguay quando viveva ancora Federico Nietzsche, con l'intenzione di fondare un falansterio della nobiltà tedesca. Lucia Nietzsche passò l'infanzia in ciò che restava in piedi della costruzione di suo nonno. Un castello di pietra nella foresta, con un laboratorio di ricerche biologiche nella cantina e un recinto per l'allevamento. . . . . Dopo una serie ridicola di ~it~gi ~ docume_ntI d~sti_nati,a provare la legittimità della sua ongme, 11padre di Lucia nus~1.a rivendere malamente ciò che non era stato confiscato dalla polizia paraguaiana, e con il resto dell'eredità familiare si tra~ferì _in Argentina e si stabilì a Androgué, dove iniziò a guadagnarsi la vita come fotografo e ritrattista. . . . . II trasferimento fu accelerato perché la madre di Lucia Nietzsche fu rinvenuta morta in condizioni strane. Nuda, avvelenata, in un hotel dei quartieri bassi di Asunci6n. Nascondeva duerni!~ dollari e un biglietto per New York in un secretaire di pelle. I_se?m troppo evidenti del suicidio non convinsero nessuno. Cnnu~e passionale, si domandavano i giomal_i ~aragu_a~~ni_che Lucia Nietzsche gli mostrava, con le fotografie mcred1b1hd1sua madre su quattro colonne. Il padre di Lucia praticamente non aveva fatto altro che fotografare la sua donna su quel letto e i giornali pensarono di pubblicare le foto più scand~lose. . Non c'è nulla di così abietto, disse Lucia, come la convivenza di un uomo e una donna. In teoria possiamo capire una persona, ma concretamente non la sopportiamo. Il matrimonio è una istituzione criminale. I lacci matrimoniali finiscono sempre per soffocare qualcuno dei coniugi. Non è questo il senso della formula "Fino a che morte non ci separi"? Suo padre aveva fotografato sua madre in tutte 1~posizio~ possibili, di spalle, di sbieco, travestita, nuda, ~on ab1t1_ted~sch1 o paraguajani. Era un artista ottico ed era ossessionato. S1chiudevano giorni interi ai piani superiori della casa e abbandon_av~nola figlia che moriva di tedio e saliva scalza le scale per sp_1ar.l.i Fino a che mia madre si stancò, credo, e volle fuggire, disse Lucia. Il suicidio della donna fu infine liquidato come morte sospetta e il padre fu sospeso dal procedimento d'accusa; la causa rimase aperta, però lui poté andare in Argentin~ con la_fi?li~. Li p_rotessero i membri della comunità di tedeschi espatnat1 a1tempi della Seconda guerra mondiale, tutti ahti-fascisti_provati, antinazisti e aristocratici liberali che si erano sistemati con ·la Libertadora (poiché erano stati anche anti-peronisti). Questi t~de~chi, tutti filosofi, musicisti e criminali, finanziavano l' Assoc1az10neGermania Libera che si occupò dell'espatrio del padre di Lucia. Parlare di espatrio è eccessivo, diceva Lucia Nietzsche; in realtà ci prestarono qualche peso e ci portarono via dal Paraguay quasi di forza, perché non gradivano veder_ei nobili ~edeschi_(i discendenti dei nobili tedeschi e polacchi, come diceva nuo prozio) immischiati in storie torbide. . . Si stabilirono in una casa che affittò per loro l'Associazione e che si dovette ristrutturare perché fino al settembre del '55 era

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==