STRAORDINARIA CONVERSAZIONE CON UNA SIGNORA DI MIA CONOSCENZA Carlos Drummond de Andrade traduzione di Stefano Moretti Carlos Drummond De Andrade ( 1902-1987), considerato uno dei maggiori poeti brasiliani, ha pubblicato varie raccolte di poesie tra cui: Alguma poesia (1930), Sentimento do munda (1940, trad. It. Sentimento del mondo, Einaudi 1988), A rosa de povo (1947), Liçiìo de coisas (1962), Boitempo (1968), Menino Antigo ( 1973). Autore anche di prosa, ha scritto racconti e saggi: Fata, amandoeira (1957), A bolsa e avida (1966), Discuso de primavera (1977). L'autobus pieno zeppo non invitava certo ad entrare, ma stringeva il tempo, che, d'altra parte, non esiste, donde ne viene che quasi mai il piacere s'accorda con la necessità: mi feci quindi coraggio e salii, lo sa lddio verso quali penosi tormenti. L'esiguo corridoio centrale era stato destinato, nel progetto iniziale, al passaggio. Esigenze sociali l'avevano trasformato in un veicolo a parte, con una capacità maggiore dell'altro, dove teoricamente ci sono sedili, occupati fin dall'inizio dei secoli da esseri privilegiati. Lì dunque mi piantai, tenendomi ben stretto al corrimano, simbolo della moderna schiavitù urbana, e lasciai che le-ruote ruotassero. C'è un segreto rancore che scorre dal cuore dell'uomo che viaggia in piedi verso il cuore di chi viaggia seduto, e riporta indietro un flusso di indifferenza e disdegno. L'uomo è fatto così: il suo comportamento morale cambia con la posizione del corpo, e sedersi è, talvolta, occasione per mutare cattivi sentimenti. Facciamo tuttavia delle eccezioni per le persone di nostra conoscenza, già sistemate quando saliamo, e che la delicatezza e altri freni inibitori ci impediscono di scacciare dai sedili da cui ci sorridono. Non potevo far altro che sorridere anch'io all'affascinante signora che, mentre giravo le spalle all'autista, avevo appena intravisto, accomodata su un sedile a pochi centimetri dal mio spazio mentale. Benché non la riconoscessi. Il sorriso è oggi un donativo talmente eccezionale che lo concepiamo soltanto rivolto a persone che teniamo in grande considerazione. Sorridere a uno che non conosciamo, o che è solo un nostro conoscente, denota una sensibilità di tempi lontani, che bisogna considerare con cautela. Non si sprecano sorrisi. Mi sorrideva l'affascinante signora, e, se subito non riuscii a riconoscerla, pensai fosse per la posizione del viso, che io vedevo dall'alto al basso, secondo una prospetti va in cui la testa assumeva troppo risalto e mi nascondeva la linea del mento. I volti che conosciamo sono la sintesi di vari attimi successivi e sovrapposti, maschere, profili e angoli visuali spesso divergenti, ma che l'abitudine fonde in un tutto armonico. A me probabilmente mancava l'angolo quasi verticale, a picco, che mi avrebbe fatto riconoscere in quell'aspetto ancora incoerente, perché non assimilato, una fisionomia magari già abbastanza conosciuta, in precedenza, attraverso le molteplici sezioni del piano orizzontale. Era una splendida signora, come attestavano la regolarità e il candore dei denti, l'umida striscia rossa delle labbra, e tutto il profitto che sapeva trarre dalla capacità di sorridere, tra gloriosa e discreta. Ma come si chiamava? Ciò che non era riuscita a decifrare la fragile memoria visiva, lo captò la memoria uditiva, grazie al "buon giorno" in cui s'era 62 dissolto quel sorriso. Voce che mi era familiare, e che mi metteva d'improvviso davanti a una signora gentile, dai modi forse un po' cerimoniosi, ma cordiali, senz'altro meritevole di ogni omaggio. La vita, costringendoci a nuove abitudini, ci impone anche nuove tecniche di cortesia, e ci fa essere gentili con una dama seduta, anche quando il nostro equilibrio dipende dalla fermezza con cui stiamo attaccati a un corrimano sospeso al tettuccio di m veicolo in rapido movimento. Un paio di pantaloni stesi su u attaccapanni libero nello spazio avrebbero il diritto di ondeggiarL in balia del vento, come in un quadro di Salvador Dalf, ma un uomo in condizioni simili deve restare composto e mostrarsi affabile e attento nei confronti di una signora comodamente seduta-sul suo posto. Stavo per trovare una soluzione pratica a questo piccolo problema di statica e di buone maniere, quando la vista mi si confuse e, con una folgorazione radiosa, mi vennero in mente i versi di Mallarmé: Quelle soie aux baumes de temps/ Où la Chimère s 'exténue/ Vaut la torse et native nue/ Que, hors de ton miroir, tu tends! E non c'era niente di strano in questa illuminazione poetica, perché corrispondeva appena all'altra, carnale, che si offriva ai miei occhi in quell'opprimente corridoio di autobus che correva verso la città. La mia distinta amica portava uno di quei vestiti che mentre soddisfano le necessità minime del!' abbigliamento, spingono, noi spettatori, a digressioni di ordine estetico, in genere non prive di sensualità, che investono, con onde sempre più lunghe, il mistero delle cose. Eravamo dunque lì, io e quella stimabile signora, in cammino verso i nostri rispettivi destini, che non avrebbero mai smesso d'essere paralleli, ma che si ritrovavano improvvisamente complici nel cuore di un fenomeno artistico della più alta trascendenza, com'è quello della manifestazione e della contemplazione della bellezza, reso ora c;iuasidoloroso da una circostanza aggravante: il momento indebito. Sì, perché la bellezza ha le sue ore, esige preparazione, impone un rito, e non c'era nulla nella quotidianità di quell'autobus che mi prevenisse all'irruzione della bellezza, e più ancora della bellezza recondita, perché era di questo tipo che si trattava, proprio quello che, in genere, provoca in noi il maggior stupore. Non sarò certo indiscreto se sottolineo ciò che già si capisce. La bellezza cui mi riferisco non si esauriva nel magnifico volto della signora, benché lì avesse origine; sceglieva percorsi di sua propria iniziativa, e si perdeva in un mondo di idealità e di enigmi metafisici, che lo spettacolo di certe parti naturali, lungi dal fugare, richiama, tanto sono stretti i legami della perfezione, e tanto questa è astratta come pure concreta nei suoi arcani, se la sappiamo capire bene. Un semplice vestito-ahi, troppo semplice! -dalla duplice funzione di coprire e scoprire, può essere punto di partenza di meditazioni inesauribili e celesti, alle quali però non potevo abbandonarmi in circostanze del genere, tanto più che qualunque
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