Linea d'ombra - anno XI - n. 84 - lug./ago. 1993

Il 11 noi", il 11 loro" ..• Emilio Tadini 1. Penso che il romanzo sia ancora vivo. Prima di tutto perché ho voglia di scrivere, bene o male, romanzi - e questa a me sembra una ragione più che passabile. E poi perché la forma del romanzo, nonostante tutto, è vicina alla forma della narrazione che potremmo chiamare originaria, della narrazione orale. Sentiamo che possiamo ascoltarle, e pronunciarle, le parole che vediamo scritte sulle pagine di un romanzo. E anche quando le pensiamo è quasi come se qualche voce ce le stesse recitando. Al cinema, o alla televisione, le figure pesano. Occupano, per così dire, tutto lo spazio. E, in qualche modo, sembra che respingano le parole, che le mettano sullo sfondo. Perché le figure si nutrono, per così dire, di spazio. Lo divorano. E così inducono in noi la sensazione che, in fondo, venga a mancare quell'altro spazio, lo spazio in cui possono alzarsi e muoversi le parole - lo spazio proprio delle parole. (Questa può sembrare una sofistificazione inutile, e anche un po' sciocca. Ma se ci pensate un momento ... Anche nel più p.:µ-latodei film, alle parole è come se fosse vietato l'accesso al senso globale e definitivo. Si muovono, le parole, stando "sopra" alle figure - come il fumo sta sopra ali' arrosto. Svaporano. "Suonala ancora, Sam!", in realtà, si riduce a non essere altro che la scritta, marginale, tracciata su una araldica di figure trionfanti. Il luogo, e quel pianoforte, i personaggi, i loro vestiti ... Capita molto spesso che al cinema e alla televisione le parole abbiano una funzione meno importante di quella che in un dipinto o in fumetto hanno il particolare di un abito, un panneggio. E poi mi vengono in mente quei riquadri simili a manifesti mortuari su cui si scolpivano silenziosamente le parole tra una scena e l'altra dei film muti - quella specie di sinistro obbligo vagamente metafisico ficcato nel buio in mezzo al pullulare delle figure, in mezzo al mondo "vero"). La fonte e il fondamento della narrazione è, nonostante tutto, la parola pronunciata e ascoltata, la voce. Quella specie di vocalità mentale. E poi, "Hai sentito quello che è successo?" "Sai che ...?". Con l'altro che prende un corpo concreto in colui che ascoltache legge. Una comunicazione prima ancora che un'informazione. Questo è il materiale della scrittura narrativa-il suo impegno faticoso e affascinante. · 2. Forse è come se la maggior parte della nostra narrativa si impegnasse quasi esclusivamente con quelli che potremmo chiamare i soggetti individuali. Caratteri, attitudini sentimentali ... E poi, spalla a spalla con le personali nevrosi, molti parenti stretti, in scena, e amori - e "partners", come si dice ... Alberi genealogici allevati in serra ... L'io narrante e l'aristocrazia dei sentimenti... E una scrupolosa parsimonia, diciamo, nell'uso dell'energia narrativa - facendo bene attenzione a che non si producano esplosioni di nessun tipo. Il "noi", il "loro", direttamente o indirettamente, sono poco usati. L'epica, il tentativo, comunque, di fare dell'epica, poi ... Orrore! Nei casi peggiori - critica compresa -è come se la mediocrità, terrorizzata di ogni cosa che potrebbe farsi avanti a superarla, si camuffasse da Discrezione, con la maiuscola e naturalmente insuperabile. Un mucchio di veri SAGGI/TADINI signori, in giro. E un bel po' di minimalisti, anche. Minimalisti di una specie del tutto particolare. Minimalisti, diciamo, per buona educazione - linguistica. Essenzialità! Purezza! E la Letteratura, ancora - a questi chiari di luna, con quei branchi di bestie feroci che corrono di notte su e giù per tutte le periferie del mondo e di Milano e della nostra testa - la Letteratura, dicevo, considerata ancora come l'esercizio di una lingua, di una lingua sola, voglio dire. Collaudata, impermeabile. Magari usata da cani, ma insomma ... 3. Credo che, in parte, la risposta a questa domanda sia già contenuta nella risposta alla domanda precedente. Io credo che l'incapacità di integrare a sé la letteratura di genere sia, per una letteratura, un segno di debolezza. E, poi, chi arriccia il naso di fronte a scritture diverse dalla propria, canonica, di solito è un po' troppo bene educato per rischiare l'avidità, o anche soltanto per sognarsela. E poi, altro che avidità evitata ... Inappetenze, piuttosto, cattive digestioni riciclate in "nobile" malinconia. E che la lingua, soprattutto, la lingua letteraria, così a modo, così delicata, non corra, per carità, il rischio di corrompersi - o anche soltanto di prendersi un colpo di sole, un raffreddore. 4. Qualche film di Sordi. Molti articoli di Pasolini sul "Corriere" - anche se credo di non condividere certe sue idee sui "valori". La narrativa di Volponi. L'invito antico alle storie Paolo Volponi 1. Mi chiedo se sia proprio così, se davvero il pubblico sia ancora attratto dal romanzo. Credo invece che si eserciti da parte degli editori una grossa pressione pubblicitaria, attraverso i giornali o per altre vie, ma non so se vi sia poi corrispondenza reale da parte del pubblico. Il romanzo è vivo semplicemente perché sono vivi tanti romanzieri e perché la nostra società produce ancora tanti scrittori. Non sto a giudicare il valore di questi scrittori. Ricordo solo che tanti si sentono nella necessità di scrivere un romanzo, di esprimere un sentimento, di dare un giudizio, di raccontare una vicenda, nei modi più diversi. Perché il romanzo resiste in questo modo di fronte ali' invadenza dei mass media e in particolare della televisione? Perché tutto quello che è proposto dai mass media sembra un prodotto distribuito dall'alto e si rivela come un fatto di potere, di organizzazione industriale, di diffusione imposta della cultura. Il pubblico "riceve", legge, ascolta, guarda, ma conosce la "fonte" e si lascia ingannare fino a un certo punto. Non è partecipe del tutto dell'inganno. Ecco allora la reazione come una spinta dal basso che suggerisce stimoli a intervenire, alla ricerca del confronto, del conflitto, del dialogo. Contro la sensazione di una realtà costruita altrove e imposta dall'alto, tanti avvertono la necessità di presentarsi, di raccontare una propria realtà, più o meno difforme rispetto a quella ufficiale, con una capacità di lettura più o meno vigile. Perché poi la vera qualità del nostro romanzo sarebbe molto da discutere. Non tento di farlo qui. Penso solo che vi siano voci 57

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