SAGGI/SARAMAGO Il narratore, personaggio ulteriore José Saramago traduzione di Marco Nifantani Foto di Giovanni Giovannetti. JoséSaramago (Azinhaga, Portogallo, 1922), lavora come traduttore, giornalista e critico letterario. Ha pubblicato il suo primo libro, Terra del peccato, nel 1947. Autore di romanzi ma anche di poesie e racconti, le sue opere sono state tradotte in molti paesi non solo europei. In Italia la Bompiani ha pubblicato Una terra chiamataAlentejo ( 1991), Memoriale del convento (1984 ), Storia dell'assedio di Lisbona (1990), L'anno della morte di Ricardo Reis (1985),La zattera di pietra (1988), e recentemente Il vangelo secondo Gesù (1993). Mi mancano le mappe, le guide mi hanno abbandonato e avverto il timore riverenziale di chi si sente in terra straniera, una terra dove i sistemi di comunicazione sono naturalmente redatti in una lingua che solo in occasioni rare mostra qualche vaga somiglianza con la lingua che ci è comune. Nonostante tutto, mi accingo a introdurre alcune idee elementari, le uniche per altro, 52 che un semplice artigiano della letteratura, come io sono, potrebbe permettersi. Per esperienza personale, ho l'impressione che, nei suoi rapporti con autori a cui la fortuna, il destino o la malasorte non ha concesso la grazia di un titolo accademico e che tuttavia sono stati capaci di produrre un'opera degna di essere studiata, l' attitudine delle 'università suole essere fatta di una benevola e sorridente tolleranza, molto simile a quella che usano gli adulti nelle loro relazioni con i bambini e gli anziani, quelli perché non sanno ancora, questi perché hanno già dimenticato. Grazie a questo comportamento, i professori di Lettere, in generale, e quelli di Teoria della Letteratura, in particolare, hanno accolto con simpatica condiscendenza - senza vacillare nelle proprie convinzioni scientifiche - la mia ardita dichiarazione secondo la quale, in ultima istanza, il Narratore non esiste, mentre solo l'Autore esercita una funzione narrativa reale nell'opera di invenzione qualsiasi essa sia: romanzo, racconto, teatro. Quando poi, cercando di trovare aiuto nella risoluzione di un problema e facendo riferimento alla dubbiosa problematica della corrispondenza delle arti, mi azzardo a dire che tra un quadro e la persona che lo contempla non esiste altro intermediario che l'Autore, e che non è possibile identificare, neppure immaginare, una figura di Narratore in Guernica o nella Famiglia di Carlo IV, mi rispondono che, essendo le arti distinte, diverse dovranno essere anche le regole che le traducono e le leggi che le governano. Ho l'impressione che questa risposta perentoria voglia ignorare il fatto, per me fondamentale, che obiettivamente non esiste alcuna differenza tra la mano che guida il pennello o lo spray sulla tela e la mano che disegna le lettere sulla carta o le fa apparire sullo schermo del computer, poiché entrambe sono, con allenamento ed efficacia simili, il prolungamento di un cervello, strumenti meccanici e sensitivi capaci di comporre e di ordinare, senza altri ostacoli o intermediari che quelli di carattere fisiologico o psicologico. · È evidente che in questa mia affermazione, non arrivo fino al punto di negare che ciò che chiamiamo Narratore possa essere mostrato nel testo, per lo meno secondo una logica abbastanza simile, col dovuto rispetto, alle prove definitive dell'esistenza di Dio formulate da sant' Anselmo. Accetto la probabilità del riconoscimento e della identificazione delle varianti o sdoppiamenti di un Narratore centrale, al fine di esprimere, sempre che lo si consideri utile per la dialettica dei conflitti, una adeguata pluralità dei punti di vista e dei corrispondenti giudizi. Ciò che mi chiedo è se la ossessiva attenzione prestata dagli analisti dei testi a entità così inflazionate, propiziatrice, senza dubbio, di succulente e gratificanti speculazioni teoriche, non contribuisca in realtà alla riduzione dello statuto dell'Autore e del suo pensiew a un pericoloso secondo piano nella comprensione complessiva dell'opera. Quando parlo di pensiero, penso ai sentimenti e alle sensazioni, le idee e i sogni, visioni del mondo esterno e del mondo interiore senza le quali il pensiero si convertirebbe in un puro pensare inoperante. Lasciando da parte qualsiasi precauzione retorica, ciò di cui sto parlando sono i miei dubbi personali e le perplessità sulla identità reale della voce narrante, la quale trasmette, nei libri che ho scritto e i_n
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