Linea d'ombra - anno XI - n. 84 - lug./ago. 1993

SAGGI/VAZQUEZ MONTALBAN Il romanzo europeo non esiste, e questo possiamo affermarlo noi che cerchiamo di scrivere romanzi europei. europeista e grazie al mio romanzo contribuirò alla unione dell'Europa ...". Se qualcuno si impegnerà a seguire questa strada, è sicuro che riceverà beneplaciti; i risultati letterari sarebbero già un'altra cosa e tutti da verificare. Condividiamo un patrimonio letterario, sia tramite la lettura diretta, sia tramite le traduzioni, ma fino ad ora la letteratura che hanno fatto gli europei sugli altri europei è sempre derivata dallo sguardo dell'altro, cioè dalla realtà come estranea e con la vista carica di tutti i pregiudizi di una storia europea fondata su un rapporto tra vittime e carnefici. L'esame dei riferimenti storici di ciò che si è detto sul romanzo europeo, da quando è nato, è l'esame delle vessazioni di una nazione sull'altra, di uno stato sull'altro, delle offese archiviate nella memoria collettiva dei popoli e di quanto ciò influisca nel momento di rivolgere lo sguardo dell' altl:Osu una realtà europea differenziata. Detto sguardo diventa paternalista quando è diretto tra Nord e Sud; non bisogna dimenticare tutta la letteratura dei viaggiatori romantici del XIX secolo. Il caso spagnolo è davvero strano: Barcellona è una città ideata in buona misura dagli scrittori francesi; si sono inventati persino un quartiere che non esiste, il quartiere cinese, un quartiere in cui nessuno ha mai visto un cinese. Insisto nel dire che, nel momento in cui si dirige questo sguardo, nel migliore dei casi si applica una memoria storica generosa e di carattere paternalista. Inoltre non bisogna dimenticare una delle sorprese di questi giorni: quanto sta accadendo a Sarajevo è stato la norma inEuropa e incontri come questo sono la ciliegina sulla torta. Non possiamo scandalizzarci: questo è stato il vero rapporto di conoscenza reciproca in Europa, e mi riferisco agli ampi settori europei, non alle minoranze in grado di avere una maggiore capacità di scoperta; in alcuni casi si può persino verificare la capacità di rottura interna del fruitore di una cultura, che può fruire persino vestito con l'uniforme dell'esercito d'occupazione: è il caso di Jiinger. C'è un nuovo spazio europeo, dato che cadono le frontiere, anche se non tutte. Potrebbe essere un buon punto di partenza per creare un nuovo romanzo europeo basandosi su uno spazio nuovo; non so se ciò sarà stimolante sul piano letterario, ma immagino che dopb una serie di prove e verifiche forse spunterà fuori questa possibilità di costruzione. Non mi vengono in mente altre possibilità di presentare l'europeismo come argomento per un futuro romanzo che sostenga l'unità europea. Penso piuttosto ad una europeità sempre più cauta e controllata. Gli sforzi che una supposta Europa compie perché non la invadano, perché non la alterino, possono sì dar vita a una poetica, ma una poetica capace di produrre tanto una riflessione fascista, quanto una riflessione che porterebbe molto oltre una concezione meramente europeista della questione, proponendo o riproponendo valori come l'universalismo e l'internazionalismo. Parlerò, per finire, di tre casi di romanzi che costituirebbero delle premesse o delle proposte di lettura, una riflessione implicita, in certi casi esplicita, in altri più metaforica, sull'Europa. Per prima cosa è inevitabile citare La zattera di pietra, di Saramago, come visione della rottura di questa zattera di pietra che sono Spagna e Portogallo e che va allontanandosi dall'Europa; lo stesso Saramago ha già dato esaurienti spiegazioni circa questo romanzo sicché per noi è inutile tornare a insistere sulla questione, ma evidentemente la si potrebbe ampliare. Una volta, stimolato da un commento di Javier Pradera, il quale disse che l'Europa era come una stazione balneare in cui non succedeva mai niente (lo disse nel '76 e tutti eravamo assolutamente d'accordo), scrissi un romanzo che si intitolava La stazione balneare, in chiave di romanzo poliziesco. Si trattava di una stazione balneare di ricchi europei nella quale non succedeva mai niente, ma non appena si verificò un atto di violenza, un unico atto di violenza, e un solco nella memoria, un unico solco nella memoria, venne a galla tutto ciò che si nascondeva dietro le maschere d'argilla, gli idromassaggi, le diete, ecc. Sotto quella Europa truccata c'era un'Europa carica di passioni, di vita e di offese ... e un'Europa fragile. Invece io scommetterei sulla storia di quella donna che percorre chilometri e chilometri in motocicletta per andare a ricongiungersi col suo amato valicando frontiere: il romanzo di André Pierre de Mandiargues, La motocicletta. Forse potremmo cominciare da lì per costruire una nuova letteratura europea: e che sia lui la prossima volta a valicare frontiere su una motocicletta per andare incontro all'amore o alla morte. Per concludere, credo che il romanzo europeo non esista e questo possiamo affermarlo soprattutto noi che cerchiamo di scrivere romanzi europei. 51

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