elementi di un substrato ormai molto residuale che contribuiscono a stabilire e a marcare le differenze. Se dieci anni fa avessimo fatto un esercizio di letteratura comparata, che è uno dei metodi più usati per avvicinarsi alla diagnosi della situazione di un dato ambito culturale, e in questo caso di uno letterario europeo, e avessimo analizzato per esempio le ossessioni ricorrenti nella letteratura sovietica, in quella spagnola e in quella delle normali democrazie, avremmo notato che le ossessioni e le preferenze erano molto differenti. L'Unione Sovietica era in pieno periodo di rivendicazione di ciò che si chiama "formalismo", in opposizione alla letteratura ricca di informazione e di propaganda. Il formalismo come ribellione estetica e protesta politica, coincidente con un'ampia operazione di riscatto della letteratura politica basata sul recupero della memoria proibita, della memoria occulta, erano i due temi, le due ossessioni dominanti in una letteratura che si sforzava di ricordare da una parte i tempi in cui la memoria non era stata libera e dall'altra il formalismo, o meglio un'interpretazione secondo me riduttiva di ciò che significa formalismo. Non bisogna dimenticare, infatti, che il formalismo nacque nell'Unione Sovietica come uno dei fenomeni estetici della rivoluzione e che dovette esiliarsi da questa rivoluzione incompresa quando apparve la reazione del Barcellona. Foto di P. Horree (agenzia G. Neri) SAGGI/VAZQUEZ MONTALBAN neoclassicismo, come una protesta contro il realismo sociale o socialista che si era imposto. Queste sono le ossessioni della società letteraria sovietica in quel determinato momento. Cosa è successo a noi spagnoli in quegli anni? A noi che ci trovavamo, in un certo senso, nella terra di nessuno, tra ciò che era stato un immediato passato dittatoriale e l'avvento della democrazia, in un periodo di transizione? Ancora durante gli ultimi anni sotto il generale Franco si produsse una reazione violenta, dogmatica, assolutamente settaria, formalistica, militante e distruttrice di ciò che era diverso, come risposta mirata a tendenze precedenti che avevano puntato tutto su un tipo di letteratura di intervento sociale, critico, di proposte per il cambiamento della società. Nel frattempo, in situazioni di normale democrazia in cui sembrava che non sarebbe successo mai niente, in questa Europa già stabile, questa Europa che era ancora "dei sei", che poi fu dei sette, otto, nove (un numero che aumenta a vista d'occhio), s'imponeva via via ciò che poi si chiamò il "minimalismo" (o meglio le tendenze che condussero al minimalismo), con evidenti eccezioni nel pieno splendore di quello italiano, nel quale apparve una figura come quella di Sciascia che non presenta esattamente queste caratteristiche. Vale a dire, in ognuna di queste realtà socio-letterarie, accanto agli scambi di patrimonio letterario, accanto a coincidenze risultanti da una evoluzione interna, dalla logica interna del romanzo o della letteratura in tutti i suoi generi, appare l'influenza 49
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