SAGGI/VllQUEZ MONTALBAN La zaffera e la motocicleffa Manuel Vazquez Montalban traduzione di Donata Celotti e Carmela Favuzzi Manuel Vazquez Montalban (Barcellona 1939), poeta, narratore e saggista collaboratore di "El Pais", ha inventato il personaggio di Pepe Carvalho, uno scettico poliziotto alle prese con i problemi della Spagna contemporanea. Tradotti in molte lingue, i suoi romanzi sono noti anche in Italia. Le traduzioni più recenti, tutte di Feltrinelli, sono Il labirinto greco, Ricette immorali e La solitudine del manager. Quando ti invitano a incontri come questo, con titoli come Il romanza in Europa o Il romanza europeo, la prima reazione è allarmante, non è vero? Insomma, cosa accade? Cosa è accaduto al romanzo? E all'Europa? E all'unione di questi due termini, "romanzo" ed "Europa"? C'è qualcosa di nuovo che implichi il parlare del romanzo europeo? Non so. Suppongo che il fattore che, indirettamente o in maniera inconscia, ha portato a impostare dibattiti come questo, non solo in questa sede, sia stato il trattato di Maastricht. Sono quasi convinto che probabilmente avremo più successo noi, in questo incontro, a discutere l'esistenza o meno del romanzo europeo, di coloro che stanno lavorando per l'unità europea, basandosi sugli accordi di Maastricht. Lo vedremo, perché ciò sarà uno dei temi di questa riflessione. Quando veniamo convocati a simili riunioni, la prima reazione, o la seconda, di noi scrittori, che abbiamo una certa tendenza all'autoflagellazione, è quella di dire immediatamente che la letteratura europea non è più la stessa, anche se non sappiamo con precisione quando ci sia stata una letteratura europea e che cosa fosse; vale a dire, quando si è potuto parlarne e cosa fosse esattamente questa eccellente letteratura europea, scritta in un dato momento. Quando ci si impegna a concretizzare l'idea di quella grande letteratura europea che è stata e che non è più, e appaiono inevitabilmente i nomi di Kafka, Joyce, Mann, Proust, ci rendiamo conto della fatalità della reale esistenza degli scrittori rispetto a una possibile. Gli scrittori autentici, cioè Kafka, Joyce, Manne Proust hanno negato l'esistenza di altri possibili Kafka, Joyce, Mann e Proust. Si può pensare a quel triste strutturalista, il quale sosteneva che il grande errore di Marx fu l'avere impedito l'esistenza di un altro Marx più marxista di lui. Ci troviamo di fronte a una letteratura europea, o a una selezione continentale di scrittori che non riesce a proporre una squadra, una "formazione calcistica" strabiliante come quella che si poteva formare negli anni '20 e '30. Ma oso anche pensare che la capacità di mitizzare e di stabilire valori incontestabili in ambito culturale era allora ben superiore a quella che esiste oggigiorno, con la capacità di dispersione da parte del fruitore, con l'impossibilità di fissare miti stabili, con la pressione costante e la concorrenza dei miti fugaci. A volte, in momenti di pessimismo, a cui di tanto in tanto mi abbandono, penso che se esistessero oggi Kafka, Joyce, Mann e Proust, quasi nessuno si renderebbe conto che sono Kafka, Joyce, Mano e Proust. 48 In Spagna abbiamo avuto in un certo periodo un esempio che avvalla ciò che dico. A noi dell' "establishment" letterario-culturale piacevano scrittori come Handke e Bernhard. Ma se fosse apparso in Spagna uno scrittore come Handke e Bernhard lo avremmo accusato di ambizione, di interventismo storico, di recuperare la funzione dell'intellettuale messianico, ecc. Allora ci affascinavano altre lingue. Ah, se fossero apparsi un Bernhard e un Handke in Spagna, se la sarebbero vista brutta! Il romanzo in Europa è intercomunicante; da sempre ha creato le norme letterarie egemoniche in un preciso momento e ha varcato le frontiere sin dagli albori degli stati nazionali e delle letterature nazionali ... e non per questo credo che si sia potuto parlare realmente di un romanzo europeo. Quanqo apparve il Robinson di Defoe, dilagò la piaga dei Robinson in tutta Europa; il modello veniva utilizzato come proposta di letteratura didattica, quasi come parabola della condotta del nuovo uomo borghese. Tali esempi dimostrano che ci fu un facile scambio del patrimonio letterario, dato che da quando esiste la stampa è stata resa possibile, ripeto, una trasmissione degli scritti in Europa. Però da questo io non dedurrei che ci sia stata una letteratura europea. Tuttavia oggi quello che rappresenta una novità riel seno di una società letteraria è facilmente trasmissibile a ciò che lo diventerà subito dopo nel seno di un'altra, adesso anche grazie ali' industria della traduzione, precisamente per la facilità che hanno gli scrittori e i lettori di oggi di accedere ad altre lingue. I fattori sociali che condizionano il modo di essere delle società letterarie aiutano anche a creare condizioni simili, tanto di emissione come di ricezione della letteratura, all'interno di ogni società letteraria di una nazione-stato, che può condurre all'illusione ottica che esista già forgiata un'unità del romanzo europeo o della letteratura europea in generale. Io relativizzerei i limiti di questa identificazione; mi limiterei al fatto che la letteratura europea e il romanzo si trovano in un'inerte postmodernità caratterizzata da un pluralismo di intenzioni e da un pluralismo di codici, che si riflette, con l'aggiunta di tutta la civetteria possibile, nelle risposte di 300 scrittori al quotidiano "Libération", circa quattro o cinque anni fa, interrogati sul perché avessero scritto e con tutto il tempo per truccarsi e dare la risposta che meglio li avrebbe collocati all'interno della scelta di autori interpellati. Queste risposte sarebbero state interessanti cinquant'anni prima: corrispondono all'idea di svalutare la funzione dello scrittore nella società, l'importanza del messaggio letterario e la funzione sociale dello scrittore. Credo tuttavia che, pur esistendo, per la comodità di trasmissione e di scambio di patrimoni culturali, una facile comunicazione tra le società letterarie, vi siano sufficienti elementi di differenziazione che derivano ancora da qualcosa di tanto elementare come il substrato, ciò che è rimasto in ogni cultura letteraria di quanto in un dato momento si è potuto chiamare letteratura nazionale, tramite il linguaggio e la storia stessa, il rapporto tra l'estetica, la storia e le integrazioni prodotte in ogni società letteraria europea, corrispondente ai limiti della nazione-stato. Di questi tempi rimangono substrati differenziali che marcano ancora una differenza e non si manifestano fenomeni totalmente coincidenti tra la situazione di una letteratura che potremmo chiamare "ungherese" o "dell'Est" e la letteratura tedesca o spagnola. Vi sono solamente
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