Linea d'ombra - anno XI - n. 84 - lug./ago. 1993

SAGGI/LINDGREN Danton di Bi.ichner non riuscì proprio a trattenersi. Egli era perfettamente cosciente del suo dubbio statuto in questo consesso, condizione che, come nel caso di Enrico VIII e di Berenice, era legata soprattutto al talento di un autore lasciato per lo più in ombra, però stavolta tacere proprio non si poteva. "Se gli Almohadi e le altre dinastie mussulmane non fossero rimasti a Cordova e a Toledo per parecchi secoli, l'eredità della cultura greca non avrebbe potuto esser tradotta dai sapienti arabi e conservata così per l'Europa del Rinascimento", gridò. "Per quanto mi riguarda potrei anche ammettere, a questo riguardo, che s'invochi il caso perché per parte mia non posso certo proclamarmi, lo capirete bene, uno strenuo difensore della pretesa ineluttabilità del corso storico. Tuttavia, ciò significherebbe ammettere che è il Caso, con tutte le sue labirintiche implicazioni ad esser stato il santo patrono dell'Europa!" "Senti, senti", fece Mr Pickwick cui era sfuggito l'essenziale della conversazione ma che amava le parole pronunciate con fuoco e che vedeva per una volta persino l'Enciclopedia esser d'accordo con lui. La conversazione languiva. I personaggi inventati hanno una coscienza un poco tragica del singolare equilibrio che s'instaura tra la loro origine che - come ben sa chiunque abbia avuto la ventura di incontrare uno scrittore - dipende da un bel po' di circostanze fortuite e l'influenza che riescono talora a esercitare sulle esistenze dei loro non inventati lettori. Essi sono consci della loro posizione, impossibile da definire compiutamente nel pandemonio europeo di riferimenti, sono consapevoli del loro ruolo, alternativamente effimero e fatale, nell'immenso germinare e incrociarsi delle idee, degli sviluppi, dell'intrico delle modalità di pensiero che si escludono a vicenda, delle scene pazze di dottrine che si succedono, dei dogmi che si cacciano; insomma, di.tutti i capovolgimenti nella storia individuale e generale dei personaggi non inventati. "Una cosa è certa," disse il Buon Senso a Marcel della Récherche, "ed è che noi esistiamo." Tutti, da Anna Karenina a Child Harold, concordarono su questo. Un fremito corse allora fra i convenuti e benché nessuno parlasse si ebbe come la sensazione che vibrasse una corrente di pensieri e allusioni, quasi una brezza inavvertibile, ma di una tonalità così europea che un forestiero avrebbe stentato a discernervi i motivi musicali nascosti, provenienti da ogni dove: motivi celti frammisti a un parlottare nella corte dei Borgia, lo strofinar le lenti di un giovane ebreo nei dintorni della Leyda del diciassettesimo secolo, un gorgogliare di alambicchi alchemici, il grattar di una penna sopra una bolla pontificia, lo strascicar di calzari peripatetici, un pianto soffocato che esce da vagoni bestiame piombati e diretti a Est, il Salve Regina che si leva da un'abbazia cistercense dei Pirenei, i colpi di martello sul portale di una chiesa di Wittemberg, l'eco di una barcarola sul Canal Grande, il frusciare di un pennello che dipinge qualche Ronda di notte, il genere di suoni insomma tramite i quali un continente parla dolcemente a sé. "Forse," disse una voce - e nessuno seppe dire al momento donde venisse, ma tutti ne colsero l'accento olandese - "non 44 sarebbe forse il caso che dessimo una mano a questi tizi di Bruxelles?". "Sì, ma come?", domandarono all'unisono Julia, Juliette e Miss Julie. "Forse potremmo suggerire di usare della loro sia pur debole influenza onde far sì che, per una volta almeno, l'inventato e il non inventato coincidano in modo chiaro e visibile agli occhi di tutti." "E come si può?" fece la Signora Dalloway. "Attribuendo al primo importante astro che sia scoperto in futuro il nome del più europeo di tutti gli scrittori non europei," continuò la voce che continuava a rimanere sconosciuta, "lo scrittore che, nella propria vita sia riuscito ad abolire i confini tra narrazione e realtà." "Borges," sussurrò lo Shakespeare inventato da Borges, che somigliava stranamente al vero Shakespeare. E allora fu come se qualcuno avesse dato un segnale. Tutti si alzarono, in quel caffè che apparve d'un tratto vasto come un universo inventato. E tutti uscirono a scrutare se l'astro già non s'intravvedesse. Scritto durante una breve pausa Torgny Lindgren traduzione di Carmen Cima Torgny Lindgren (Vasterbotten, Svezia 1938), scrittore rivelazione degli anni Ottanta con il romanzo Il sentiero del serpente sulla roccia (Il Quadrante 1987, prossimamente riedito da Iperborea), conferma il suo successo a livello internazionale con Betsabea (Iperborea 1988), Prix Férnina inFrancia, e La bellez.zadiMerab (Iperborea 1990).Il suo romanzo più recente Ljuset (La luce) è del 1987. Il romanzo europeo non esiste. Per contro esiste il Romanzo, questo singolare, piccolo oggetto che parla innumerevoli lingue e che possiede la capacità di fare da intermediario fra un numero infinito di voci umane. Che cosa costituirebbe l'elemento portante nel romanzo europeo, se esistesse, quali nozioni e idee renderebbero possibile identificarlo proprio come europeo, quale concezione della vita umana? Sarebbe forse caratterizzato dall'arroganza, dal disprezzo per i deboli e i di versi, dai sogni di dominio sul mondo, dal culto di materia morta e denaro - cioè da tutte quelle materie di pensiero e subconscie follie che hanno caratterizzato l'Europa fin dall'inizio dei tempi? Oppure il sogno distintivo sarebbe l'umanesimo, la filosofia cristiana della {1ietà, la visione dell'uomo secondo i canoni del liberalismo e della democrazia? Prima che l'Europa stessa abbia stabilito chi o che cosa voglia essere (e prima che il resto del mondo abbia raggiunto una visione comune o almeno simile della peculiarità e del carattere dell'Europa) parrebbe privo di significato discutere dell'identità del romanzo europeo.

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