SAGGI/MAKANIN punto del suo cammino. Ora è un "prigioniero", come tale l'hanno portato nel lager (l'hanno portato soltanto verso sera per un acquazzone e per la strada melmosa). L'hanno registrato: l'hanno tenuto per un po' nella baracca, ma poi, forse per distribuire subito i nuovi arrivati, uno o due per squadra, le guardie hanno mandato lui, sano, subito tra i prigionieri al lavoro. Una strada nel bosco. L'abbattimento degli alb•~ri.Sono i suoi primi passi qui. (È sceso dal camion, cammina.) I prigionieri lavoratori a quell'ora sono esausti. Il falò. Siedono intorno, mangiano. Sono sfiniti gli uomini scarni che indossano giacche imbottite, con gli occhi incavati nei volti dai grandi zigomi. Le orbite tormentate dai moscerini. Mangiano da un paiuolo una brodaglia. (E lui va da loro.) E per quanto spaventoso sia il loro aspetto, per quanto pesante sia stato l'arrivo, sono sempre uomini. E lui, dopo la prigione e le carceri di transito, con piacere si unisce a loro. Come sono loro, sarò pure io. La sua ultima speranza all'improvviso: dissolversi tra tutti, sopravvivere nella massa. Forse, proprio così (come i pellegrini o i vagabondi, che erano al falò sulla strada cent'anni prima) gli dicono: Getta dei rovi. Comincia col darti da fare al nostro falò, - noi qui siamo veterani, siamo già seduti pigiati l'uno addosso all'altro, perché alzarci. Normali parole umane lo avvolgono di calore (il primo calore per tutti i giorni di prigione e di transito), ma insieme al calore egli prova pietà, lacrimosa pietà traditrice per se stesso - l'accettazione di una vita qualsiasi, ma pur sempre vita. Ora è con loro. Getta gli sterpi. Ravvivai! fuoco, sa fare tutto. Si siede vicino a loro. Beve con loro il brodo, l'hanno chiamato. Ed esattamente come un secolo prima, versa una lacrima inattesa, guardando fissamente le lingue di fuoco e avvertendo che I "'io" tormentato è finalmente scomparso, s'è dissolto tra queste persone e in questa enormità, cosa che qui non s'aspettava affatto, ma che comunque si aspettava. Bisogna forse correre avanti (violando la purezza del quadro) per vedere come già tra quattro, cinque giorni cadrà per la fame e come qui, sulla strada del bosco, forse, gli strapperanno la razione di pane. Dovremmo distruggere prima del tempo la sensazione dei suoi primi minuti così felici? Lui comunque in questi minuti è con tutti loro. È con loro e tra loro anche nella morte. Si è fuso. Semplicemente ha cessato di esistere. Note 1)M. Lermontov, Un eroe del nostro tempo. 2) L. Tolstoj, Guerra e pace. 3) A. Bestuzev-Marlinskij, Ammalat-Bek 4) V. Slepcov,N. Karonin, cosiddetti scrittori populisti. 5) I. Goncarov, Il burrone. 6) La sverza [lucina] era la scheggiadi legno che servivaper il riscaldamento dell'izba. (N.d.t.) 7) Il senso di colpa davanti al popolo può essere considerato nella letteratura russa come un sentiero autonomo, che va in salita e che raggiunge anche la cima. Ma a volte entrambi i sentieri coincidono, superandocon uno sforzo comune i punti difficii della salita. 8) N. Leskov, Il viaggiatore incantato. 9) L. Tolstoj, Padre Sergio. 1 O) Il pellegrinaggioestivo è una scenache s'incontra spessonei racconti di A. Cechov e I. Bunin. 38 11) Arte/', associazione cooperativadi artigiani. (N.d.t.) 12)V. Nabokov, Il dono. 13) M. Bulgakov, La fuga. 14)M. Bulgakov, Cuore di cane. 15) Ju. Olesa, Indivia. 16) M. Solochov, Terre dissodate. ['serednjak', contadinomedio. (N.d.t.)] 17)Chi leggeconfermeràfacilmenteconesempi letterari.Nelcomplesso il soggetto della letteratura, inalcunicasi, conservandoil sensodel testo, si può illustrare con il soggetto della vita. Si può sostituire l'uno con l'altro. La vita russa vale la letterttturarussa. 18)A. Solzenicyn, Arcipelago Gulag. 19)F. Dostoevskij,/ demoni. F. Dostoevskij, Diario dello scrittore. Anche nella letteratura del XX secolo vi sono eroi che non desiderano fondersi nella massa - Jurij Zivago (B. Pasternak, Il dottor Zivago), GrigorijMelechov (M. Solochov, Il placido Don). 20) Nella loro gran parte gli eroi dei racconti e romanzicontemporanei si trovano in una metà imprecisata, in uno spazio tra Jurij Zivago e GrigorijMelechovda unapartee il prigionierodi Solzenicyn,pienamente•dissoltosi nel collettivo, nella massa, nel popolo, dall'altra. 21) V. Salamov, I racconti di Kolyma. Terra di nessuno Péter Esterhdzy traduzione di Gabriella 13onetta Péter Esterhazy (Budapest 1950), discendente da una delle più antichecasated'Ungheria, matematicodi formazione, è oggi unodei più noti e apprezzati scrittori ungheresi. In Italia sono stati tradotti presso Garzanti I verbi ausiliari del cuore (1988), Il libro di Hrabal (1991), La costruzione del nulla (1992). Cos'è il romanzo? Dobbiamo confessare, cari colleghi, di non saperlo. Secondo gli editori è romanzo ciò che supera le 117 pagine, e questa pare una definizione seria, ma non è la nostra. Più accettabile sembra, al di là delle parole (naturalmente), la definizione per cui il romanzo è il respiro, la profondità del respiro della narrazione. (Il conferenziere lo mostra.) Qualcosa che si può facilmente confondere con i sospiri, quindi, per dirlo con una certa ruvidezza, è questione di talento. E dobbiamo anche confessare che non ci interessa affatto dpmandarci cos'è il romanzo, perché di solito affrontiamo problemi ben più complessi che porgerci tale quesito alla maniera di un signorino di buona educazione~ "Il romanzo - dice Géza Ottlik, quell'eccellente scrittore magiaro la cui grandezza forse rimarrà ignota per sempre a chi non conosce la lingua ungherese 1 - il romanzo non nasce dal filo del parlare, ma dal tessuto del tacere." Infatti, è sospetto il romanziere che riesce a parlare con tanta disinvoltura, con tanta fluidità del romanzo, o del suo romanzo.
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