Linea d'ombra - anno XI - n. 84 - lug./ago. 1993

SAGGI/MAKANIN è rivolto alla storia con simpatia, se non con l'entusiasmo dell'apologeta, ha descritto la società che si uniformava sotto i suoi occhi. Occorreva osservare che dal punto di vista di un grandioso progetto di due secoli l'apologeta non era scandaloso e neppure provocatorio, autore in quanto tale. Non ho pensato di chiedergli spiegazioni: ho solo notato che era "ombroso". Andavo giù: scendevo. L'emigrazione (ripetutasi più volte, "onda dopo onda") è particolarmente saltata agli occhi come tipo di scelta e come metodo di livellamento della società sul grado medio. La selezione era già ritmica, come in condizioni di laboratorio. E la società si abituava (coscienziosamente imparava a chiarire a se stessa) che la recisione rituale delle spighe troppo alte una volta ogni vent'anni per qualche ragione è necessaria. Un sostegno a queste spiegazioni ogni volta veniva da un lato inatteso (minaccioso, sembrerebbe), in quanto anche i più esacerbati, andandosene, continuavano ad amare. L'intreccio dell'emigrante 12 , percepito ogni volta in modo personale, si considerava come destino e definitivamente si confondeva con l'intreccio di gran lunga più eterno della vita e della morte. La morte in paesi lontani portava a un altro tratto individuale. Da qui la nostalgia. Da qui la lirica della prima emigrazione. La fuga. Bulgakov 13 • Chissà dove, lontano la dolce Russia. E se i milioni di persone rimaste nella dolce Russia non avevano chiaramente espresso il peso dei destini individuali (se li erano portati via gli emigranti), in cambio era loro rimasta (gli era toccata) in sommo grado l'uniformazione. La coabitazione forzata del professore in Cuore di cane14 è stata un'uniformazione nel complesso semplice, benché totale, benché di tutto il paese. Vi sono due momenti. Era più o meno chiaro che togliendogli lentamente camera dopo camera, si conduceva il professore faticosamente (con la forza) verso il mediocre Sarikov. L'"io" del professore si sdegnava e si deformava ancora attraverso l'ira sorta per la perdita della proprietà: l'emotività nella perdita e la disinvoltura risentita, tanto nel tono della voce, quanto nei pensieri del professore, erano solo una varietà dell'insolenza diffusasi ovunque. Ma qui è sorta ancora una domanda, si può dire contraria: cos'è successo, cos'è stato dell'"io" del cane operato? Ha sofferto questo piccolo e non alterato "io" diventando uno -Sarikov uniformato? Anche questa è una deformazione e ciò che è stato fatto non poteva diventare per !'"io" pura plasticità. Qui di nuovo v'è una reciproca correlazione. Ovvero, non è altrettanto doloroso il livellamento dal basso verso l'alto? ... La domanda è senza risposta. L'ira di Bulgakov, violenta nei confronti del- !' esperimento di coabitazione e livellamento, non è violenta verso il massificato Sarikov. Sarikov è indecente, ma non spaventa. Sarikov è patetico. (È venuto fuori da sé.) Tanto più spaventoso è il potere - la volontà integrata degli Sarikov allineati. L'esperimento è riuscito. (È il trionfo dei vincitori. Ora di mattina cantavano nelle toilette 15 .) Qui i poveri "io", chi dall'alto, chi dal basso, si sono premurati di uniformarsi, si sono anche affrettati, solo per fare in tempo, perché non vada male. Tutte queste migliaia di "io" si sono spinte qua e là in un giusto presentimento, si sono affannate, nascondendosi nel silenzio e nelle fessure salutari dell'insignificanza. Ora si sono solo nascoste, discrete. Non volevano niente. Mentre le persone che 36 stavano al centro, trionfando, volevano ancor di più essere il centro; avendo prima sorretto con le palme verso l'alto tutta la punta della piramide, le persone del centro, con crescente sicurezza, dopo vari tentativi sono riuscite con uno scatto a voltare le mani verso il basso, e la potente anticariatide ora non reggeva, ma soffocava. Con entrambe le mani. Con una mano - gli intellettuali, con l'altra- i poveri, cacciando l'ironia e la pietà, vietando allo spirito di mendicare nell'una e nell'altra - in qualunque forma. (Gli intellettuali e i mendicanti nelle strade sono le ultime varietà di persone che si distinguono in qualcosa.) Nella campagna la collettivizzazione è stata un'uniformazione ancor più evidente dei contadini, e la parola di quegli anni "serednjak" 16 s'è palesata mirabilmente (e con nuova leggerezza ha aiutato a scendere per il sentiero.) E, certo, scendendo, ho visto che il sentiero da tempo non è più un sentiero, ma una strada. Ancora prima, appena oltrepassata la cima della montagna, appena iniziata la discesa, per il nostro lato ombroso, s'è allargato: l'intreccio, formatosi, è divenuto sempre più di massa17 • La ripetizione continuata dei destini ha fatto del sentierino dell'intreccio un sentiero, di un sentiero una strada, poi una strada larga, quindi una strada larghissima (ma ai bordi persisteva il bosco). E infine è sceso ai piedi della montagna ormai come larghissima strada maestra, tanto l'intreccio dell'uniformazione è diventato comune e ha sorpreso per l'ampiezza (e per la sua originale smisurata grandezza).· Solzenicyn. Il gulag. È l'uniformazione generale su scala statale. La tecnologia di un'enorme impresa diffusa per regioni, dove ogni "io" con calcolata semplicità aritmetica è stato scaraventato nell'intreccio del "prigioniero" con il suo numero. Sa 1026818 • Il sentiero è disceso dalla montagna. Essendo sceso (ed è la fine del movimento, perché non c'è montagna, ma solo uno spazio piano) - essendo sceso sul lato ombroso quasi fino alle falde - sono, come si dice, capitato alla fine del secolo: sono capitato nei giorni nostri. Il logoro intreccio dell'uniformazione può riposare (ha fatto la sua parte! E come l'ha fatta!). Quando i lager per tutto il paese sono stati chiusi, due enormi masse di persone (quella che era stata dentro il lager e quella che ne era rimasta fuori) si sono di rette l'una verso l'altra in un accordo finale di livellamento. La mescolanza delle masse e l'uniformazione sono durate non meno di due, tre decenni. E solo quest'epoca, per essere precisi, si può definire come conclusione. Solo essa è apparsa come fine del processo. Nella sua ultima trasformazione l'intreccio ormai esausto a poco a poco è diventato qualcosa di amorfo: l'intreccio di una folla indistinta e del tutto non violenta, l'intreccio, se si vuole, della fila. Proprio la fila corona i lager e tutto il cammino obbligatoriamente lungo verso uno spazio umano livellato, dove è solo rimasta la grandiosa esistenza' della massa umana che si autouniforma (in grado di autouniformarsi ... che coronamento!) -1' esistenza, in cui l'uniformazione prosegue ormai senza sforzi dall'esterno. E se si insiste sul paragone con la montagna e la discesa da essa, questo ormai non è neppure una larga strada maestra distesa su un campo, è il campo. · Sono sceso e sto in questo campo, come stiamo adesso qui noi

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