Linea d'ombra - anno XI - n. 84 - lug./ago. 1993

SAGGI/MAKANIN Una grande montagna. E attraverso di essa un sentiero-intreccio. E due interi secoli. cucchiaio, ora si avvicina a loro. Mangia. Già mentre gettava sterpi nel falò aveva smesso di sentirsi se stesso, - era già con loro, dissolto in loro e indistinguibile. Non vi sono né un epilettico, aggiuntosi a loro in viaggio ali' improvviso, né un ladro, né un mendicante stridulo (avrebbero sensibilmente ravvivato la vita notturna al falò)- nessuna di tali persone con sguardo penetrante c'è nel quadro, troppo silenzioso e troppo pacifico, come d'altra parte gli è proprio.L'Arca. L'idea è di una purezza perfino eccessiva e curata. Il quadro, che riscalda l'animo, non è bilanciato affatto. Sia pure. Andrà bene. Anch'io (anch'io mi riscaldo) adesso non ho voglia di prosa. E rimanga pure fuori dal quadro come stanche e sporche siano queste persone dell'accampamento dopo un giorno di cammino, e come, avendo mangiato, si corichino a dormire, poi come di notte uno di essi si scotti per il vicino piccolo falò, lasciato per la notte (e come allarmerà gli addormentati, quando si rotolerà per terra con urla, rimuovendo dalla schiena e dalle spalle le lingue della fiamma fendente.) L'immagine è già diversa. (La correggo.) Il nostro XIX secolo con la sua grande letteratura è sempre una montagna, ricoperta dal bosco, ma non è più tutta l'enorme montagna, è solo precisamente la mezza montagna, è la metà illuminata, che è dalla parte del sole. La montagna è ricoperta dal bosco e illuminata dal sole. Si innalza. E come prima si può vedere in essa quello stesso sentiero (il soggetto del dissolvimento dell"'io" nel popolo, nella gente) - il sentiero serpeggiante, a volte discontinuo, che è tortuoso ed esile, non insiste sulla propria importanza, tuttavia raggiunge proprio la cima. Ma qui bisogna fare una precisazione. Anche su quel lato della montagna, nella sua metà in ombra, vi sono pietre e c'è il bosco, ed è il XX secolo, è già il nostro, così che il bosco sul pendio è già la nostra letteratura. La comparati vità non dovrebbe stenderesulla letteratura del XX secolo una tinta fosca. No. Il lato in ombra è in ombra, semplicemente non è così brillante, non così inondato dal sole.) Il vantaggio del paragone (dell'immagine precisata) si vede nel fatto che il nostro sentiero, raggiungendo la cima, s'è messo a scendere sull'altro lato della montagna: su quello in ombra. E continuando a scendere sul lato in ombra, s'è diretto proprio ai piedi del monte, cioè alla fine del XX secolo, ovvero ai giorni nostri. Così che viviamo ormai non ali' ombra della montagna, ma sul lato in ombra di questa enorme montagna. (E per questo solo in ombra.) L'immagine della montagna quindi abbraccia ormai non uno, ma due secoli, e questo prolungamento del pensiero comparativo offre (permette), dopo lo slancio in alto una planata lunga nel tempo e leggera. È la discesa. (In parallelo con la leggerezza della discesa imminente notiamo anche la prosa serrata della vita: una persona sta in fila e si tormenta; sta in fila, a proposito, per il sapone, e appunto nella fila si sparge la voce sicura che ne daranno non uno, ma due pezzi grandi. Ma non è in questo degno momento che sono· balzati dai sotterranei del subconscio due secoli di letteratura? C'è la possibilità di ridere di se stessi (senza eliminare affatto l'immagine). L'immagine è già sorta.) L'immagine è sorta. La montagna s'ergeva davanti agli occhi. Raggiungendo la vetta e iniziando a scendere per il lato in ombra della montagna, sembra che il sentiero-intreccio abbia potuto assumere il proprio nome completo. Sì. Proprio così. L'intreccio dell'uniformazione. (Per l'integrità e la necessaria unità, anche quel sentiero, che è salito sul lato soleggiato fino alla vetta, s'è preso questo nome e a sua volta si è relazionato a questo stes.so intreccio: suo correlativo. La correlazione non è stata affatto complicata. Bisogna solo notare che il motivo del tormento degli scrittori del XIX secolo - l'intreccio del dissolvimento dell'"io" nel popolo - appare intreccio di uniformazione personale e volontaria. E allora la nostra immagine s'è chiusa.) Una grande montagna. E attraverso di essa un sentierointreccio. E due interi secoli. Scendere ora per il pendio, per il nostro lato ombroso della montagna è stato ormai molto più semplice. E molto più chiaro - in quanto la Rivoluzione e la Guerra Civile da essa ispirata (e con esse l'emigrazione all'estero) come intreccio dell'uniformità della società non hanno avuto bisogno di commenti. Delle centinaia e perfino migliaia di opere letterarie e documentari, dove si fucilavano o si esiliavano la nobiltà e il clero, m'è venuto alla mente in quel momento solo La via dei tormenti del Conte Aleksej Tolstoj (m'è venuto alla mente per il cognome, Tolstoj, ma è già in ombra). Non è affatto un'eccezione: un autore dotato e che si NARRATORI GIUNTI In collana: JORGE La costa dei sussurri, NIELSEN L'angelo calciatore, VI MUNVOL // nostro eroe decaduto, CRACE Settimo confinente, DURRELL La grotta di Prospero, KIRSCH Arlecchina e altre storie, LOSCHUTZ Fuga, SERENI Il gioco dei Regni, BLANC L'impero del sonno, PACHECO Le battaglie nel deserto, VI KVUNVONG L'altra faccia di un ricordo oscuro, PONIATOWSKA Fino al giorno del Giudizio, DURRELL Riflessi di una Venere marina THERIAULT L'ombra del lupo. Agaguk GIUNTI 35

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