Linea d'ombra - anno XI - n. 84 - lug./ago. 1993

Mosca. Foto di Roberto Koch (agenzia Contrasto). più semplici, più vicine alla terra e ai pannolini dei bambini. Dietro di esse si indovinava, senza che fosse mai definito esplicitamente, lo stesso tipo di donna semplice. Questa donna stava con la falce nel campo non falciato. (La donna sedeva nell'izba e dondolava la culla. Cantava qualcosa sulla sua sverza6 , aspettava.) L'uomo continuava a sparare, a combattere, a sedurre e a filosofeggiare, ma quanto più frequentava il gran mondo, volteggiava nella danza e metteva mano alla pistola, tanto più assomigliava a un nevrastenico, che si tormentava per il proprio "io", tanto più ineluttabilmente s'ergeva davanti a lui, come il suo destino, l'immagine di una donnona grossolana accanto a un mucchio di fieno. Una brocca di kvasstava accanto a lei. Sedeva a terra, con la testa avvolta in un fazzoletto. La contrapposizione di tale donna e di tale uomo giungeva a uno scioglimento, e la tensione (delle linee di forza del romanzo) era grande, e ogni volta per il nostro eroe era come un faticoso cammino senza sosta, come una salita ripida, e sempre su una montagna. Gli scrittori aumentavano la ripidità. L'intreccio con insistenza portava al matrimonio con una donna semplice e al tentativo di dissolversi in questo modo direttamente nel popolo: un vecchio intreccio portava a un nuovo tentativo. di liberarsi dell"'io". (E di un altro sentimento SAGGI/MAKANIN sopraggiunto e manifestatosi così acutamente, legato a questo "io": il senso di colpa dinanzi al proprio enorme popolo incolto). I cosacchi di Lev Tolstoj e la Resurrezione in sostanza hanno lo stesso intreccio. Si direbbero due tentativi di sposare una donna semplice da parte di uno stesso uomo nel corso della sua lunga vita, nell'età giovanile e in quella più avanzata. Da Mar'jana a Katerina Maslova; e se il primo tentativo era quello di dissolversi nel popolo con un desiderio improvviso, il secondo - con un già chiaro senso di colpa davanti a esso7 - non era (non necessariamente!) il desiderio sublimato di un ricco aristocratico, che lo aveva tormentato per tutta la sua lunga vita. Non era un problema del romanzo: l'arte ha la sua persistenza, la sua tenacia. È a tutti nota la semplicità della vita che il conte conduceva: con una semplice camicia da muzik, stretta alla vita da una cintura sgualcita, sosta stanco con la falce tra le mani, ricurvo, e dalla fotografia guarda sempre i nostri antenati (non noi). La ripidità della salita ha richiesto una particolare tensione di forze spirituali: con l'"io" non si scherza. Nel complesso Tolstoj con maggiore ostinazione e coraggio di altri ha percorso questo sentiero. Se poi si aggiunge la sua longevità, si potrà dire che la cima della montagnasembravaaportatadi mano: davanti v'era la vetta. Farla finita con !'"io" è anche rifiutare la paternità dell'opera, rifiutando, in particolare, la paga per il proprio lavoro. I libri sono 33

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