sanno benissimo anche loro. Una nuova realtà, proprio così. Creata dagli uomini, dal loro tempo, e in parte dalla tua propria immaginazione, che vive ormai oltre i secoli. Ovviamente non sei tu, - ti tranq_uillizzano gli accompagnatori, accennando alla guida. - E solo una persona che ti assomiglia. Che conosce i sentieri, ecco l'importante! La guida assomiglia sempre un po' a colui che accompagna. ? È così, non meravigliarti. Anche questo è una conseguenza della nuova realtà ? Beh, se proprio vuoi puntualizzare e chiarire tutto, sì. Allora, sì. Simili conversazioni ora con la guida, ora con gli accompagnatori (il coro greco: "Forza ! Forza, in cima !") suscitavano l'impressione di trovarsi in mezzo a dei veri e propri preparativi, e mettevano quella certa ansia che si prova prima delle partenze. Il saggio, tuttavia, non fu terminato, avendo perso il suo significato principale (e avendo forse regalato solo un accenno all'adolescenza). L'immagine della montagna è tuttavia rimasta. La montagna ha continuato a esistere, dimostrandosi davvero fuori del tempo. Ma con il passare degli anni non è più la montagna, e nemmeno il bosco, a farsi notare, ad attirare l'attenzione, ma un Foto di Giovanni Giovannetti. SAGGI/MAKANIN sentiero che sale su in cima. Un sentiero che si spinge in alto attraverso questi boschi grandiosi, vestiti di porpora e d'oro dei decenni passati. C'era il mio "io", e da un certo momento della vita non c'è più il mio "io", ma c'è "loro" o "noi", o meglio il "popolo". E il mio "io" s'è fuso per sempre con "loro", ormai indistinguibile, e felice (è importante!) della sua indistinguibilità; questo pensiero è stato presente lungo tutto il sentiero. Con salti leggeri il pensiero è passato dal racconto di un autore al romanzo di un altro autore, e da questo romanzo a un nuovo racconto di uno scrittore della generazione seguente. A volte sembrava che il sentiero esistesse solo a tratti, ma gli spazi vuoti sono stati colmati. La sua discontinuità, o la continuità, è stata determinata ai giorni nostri solo dal grado di attenzione con cui hai seguito l'ascensione in montagna di racconto in racconto. Questo è il sentiero. Dei molti sentieri esso era già nel novero dei pochi (non l'unico, ma sempre uno dei pochi) che raggiungevano proprio la vetta. Curvandosi fortemente prima di ogni salita ripida, il sentiero all'improvviso scompariva del tutto, se ne andava da un lato quasi girando attorno alla montagna, tuttavia non scompariva e, riapparendo necessariamente, avanzava e avanzava verso l'alto, e arrivava. Il sentiero insignificante, che si spinge con comprensibile lentezza sulla montagna, è l'intreccio dei tormenti dell' individualità, dei tormenti dell"'io", che brama e cerca di dissolversi nella massa fondamentale della gente. E chiunque legga la letteratura russa conosce questo sentiero: conosce da sé questi libri. Chiunque legga (o abbia almeno letto in gioventù) si immaginerà senza fatica un giovane colto della Russia del secolo scorso, che si tormenta per la sua forza inutilizzata, che ha l'animo pieno di tristezza (forse anche per un amore mancato), e che un giorno, decisosi, sembra varcare una certa linea. Parlando la lingua del proprio tempo, egli fugge all'improvviso nel Caucaso; o, come altra soluzione, se ne va in un angolo della Russia, e lì sposa una contadina. "L'ho visto in azione" - nota tra l'altro l"'uomo superfluo" Pecorin 1 , e "azione" nella lingua del loro tempo indicava evidentemente un combattimento, anche se piccolo; non una sparatoria. (Combattevano.) "Me ne vado a combattere, perché questa vita non fa per me", dice il principe Andrej Bolk:onskij2in una scena da antologia dopo il grande ballo. Li muoveva non solo la sete di gloria sul campo di battaglia (naturale per un giovane), e non solo _ iIdesiderio di tornare nella stessa sala da ballo con la croce di San Giorgio o almeno con un braccio fasciato; altro li spingeva, qualcosa che aveva a che fare con il loro "io" (che non sempre gli era chiaro, sottolineavano gli autori). Se ne andavano come junker, se ne andavano come ufficiali. Il Caucaso è un luogo convenzionale; se ne andavano in una guerra che poteva essere quella turca, o quella di Sebastopoli, o la campagna napoleonica. La semplicità della vita militare, i soldati e i cappotti militari, le soste, le teiere da campo - tutta la loro vita nomade da un campo all'altro indicava (indicava e rappresentava ciò in sostanza) il ritorno dalla sommità della scala sociale a qualche gradino più in basso. Il momento culminante dell'aspirazione alla semplificità (spesso inconsapevole, suggerivano gli autori) era l'ospedale da campo dopo la battaglia, quando la battaglia, il cannoneggiamen31
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