CONFRONTI e direi pure del grande Pirandello, confinato al limbo dei programmi scolastici dallo snobismo di troppi critici e dal bovino assenso di troppi pubblici teatrali. Al di là comunque di ogni discorso su fonti e suggestioni, La tempesta di Tadini è soprattutto una metafora ad alta densità, che si può percorrere in moltissime direzioni, ed è anche un beli' esempio di storia che è piena di realtà e insieme spudoratamente inventata: ma insomma, che cos'altro andiamo poi cercando nella letteratura? Alessandro Baricco nella seHima stanza Luca Clerici Il primo romanzo di Alessandro Baricco, Castelli di rabbia (Rizzoli 1991), era dedicato "A Karine, da lontano": appena finito di leggerlo, mi venne come un desiderio impellente, scrivere un biglietto all'autore, più o meno così: "Fortunata Karine, perché la dedica che accompagna questo bel libro porta con sé anche il piacere regalato a tanti lettori. Io sono uno di loro". In seguito, ripensando al romanzo, curiosità (ad esempio, mi piacerebbe conoscere il titolo dei libri prediletti da Baricco, un identikit della sua personale tradizione letteraria di riferimento) e un dubbio, con al fondo un filo di apprensione: come sarà il prossimo? Difficile riuscire a mantenersi fedele ad un'ispirazione così originale, coniugare gusto affabulatorio e spessore riflessivo tramite la varietà di una scrittura d'indole sperimentale e insieme assai leggibile. Che la risposta all'interrogativo consista forse nell'imboccare tutt'altra strada, altre partiture rappresentative? O, forse - mi dicevo - , semplicemente Baricco non scriverà altri romanzi. Invece, ecco Oceano mare (Rizzoli, pp. 227, L. 24.000): un titolo davvero impegnativo - ho subito pensato. L'ho letto e poi, ancora una volta, mi ha sorpreso una reazione curiosa: il bisogno di andare in libreria a comperare una copia del libro. Da regalare a una persona cara, per condividere una bella esperienza. In effetti, Oceano mare - opera organizzata meglio, con più equilibrio - è "simile" a Castelli di rabbia, nel senso che è impossibile non riconoscere immediatamente la stessa mano. Anche qui, a colpire sono in primo luogo i personaggi, bizzarri, di una bizzarria che però non è affatto gratuita, ma si manifesta come trama dell'esistenza individuale, cifra di un'intera vita. Infatti, ogni personaggio acquista spessore narrativo grazie al dispiegamento della sua storia, o almeno di una porzione tale della sua esistenza da consentirne l'identificazione in base ad un certo comportamento. Di sicuro non è per la loro immagine fisiognomica, mai messa a fuoco da chi racconta, che si imprimono nella fantasia e nella memoria: che faccia ha Adams, così provato dalle esperienze marinaresche? e la giovane Elisewin, è giusto immaginarla un po' paffuta e non troppo alta? Piuttosto, il pittore Plasson dipinge il mare con l'acqua di mare, Bartleboom scrive lettere d'amore alla fidanzata che non ha. Ognuno, poi, come in Castelli, manifesta chiare idee circa la propria vocazione, e la difende, con argomentazioni che coniugano spesso comicità e riflessioni d'indole filosofico-esistenziale. Dunque, di comune ai due romanzi c'è innanzitutto questa notevole capacità di inventare storie curiose, interpretate da personaggi originali, affidate spesso a un dialogato duttile e molto vario, qui dispiegato fra il semplice scambio di battute in cui un interlocutore addirittura tace insistentemente, fino al lungo racconto condotto per bocca di un personaggio (il "Libro secondo" è costituito dalla narrazione del medesimo fatto, il naufragio della fregata Alliance, affidato alla voce di due testimoni antagonisti). In Oceano 1'ampiezza dell'escursione tonale ("la gamma emotiva", recita il risvolto di copertina, una volta tanto non menzognero, affidabile nel complesso) è davvero ampia e sfumata, dall'orrido al tragico fino all'umoristico, ma soprattutto è maturata a dovere la perizia ritmica insieme alla capacità di modulare la lingua: ogni personaggio ha un suo modo di parlare, quanto a caratteristiche linguistiche, a movenze di stile, a cadenza. E pure nell'impostazione della voce narrante, alcuni passi mi sembrano notevoli, come quando nel corso di un dialogo si intromette il narratore rivolgendosi a chi legge, con un salto prospettico straniante: "E al centro della stanza, in piedi, immobile, Adams. Che la guarda. Un passo dopo l'altro, fino ad arrivargli vicino. E dirgli: - Non mi farai del male, vero? Non lefaràdelmale, vero? -No. -No"(p.136,ilcorsivoèmio). Aspetti già caratteristici di Castelli di rabbia, ma ora meglio dosati e con maggiore appropriatezza. Del resto, anche il motivo centrale di Oceano mare era presente nel primo romanzo, ma ora è messo a fuoco con assoluta priorità. "Pehnt è un ragazzino. Anche se addosso ha una giacca da uomo, Pehntè un ragazzino" ( Castelli di rabbia, p. 31): la giacca più grande di lui serve a misurare quanto il ragazzo cresce, ad anticipare il domani del suo essere adulto con un segno del presente, serve per dare un senso a priori al suo futuro, come se Pehnt lanciasse così una traccia riconoscibile nell'infinita varietà dei possibili tra i quali in modo imprevedibile la sua esistenza si ritaglierà una strada. Una strada, comunque, votata a svilupparsi lungo il senso di quella giacca, simbolo di continuità con il passato che è ancora, per il ragazzino Pehnt, presente. Il tema, dunque, è quello dell'imprevedibilità del destino, e delle strategie che l'individuo mette in atto per addomesticarla; tema ossessivo, in Baricco, se persino le quarte di copertina dei due romanzi recitano tutte e due poche battute di dialogo similmente allusive: "Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde" e, in Oceano: " - Ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando. Silenzio. - Che sia troppo tardi, madame". Da un lato, ecco dunque i personaggi e le loro storie; dall'altro, il mare. Nel romanzo l'oceano è un simbolo poliedrico, e allude di volta in volta al nulla, cioè alla morte che chiama a sé ogni uomo, ma pure al tutto, regesto della storia universale e delle future infinite possibilità umane; è il cosmo ma anche l'inconscio individuale, è sogno e realtà diurna, scenario di lotta per la vita e 1uogo di fantasticheria. Così, la sorte di ogni personaggio sancisce il valore tutto personale che per ognuno l'esperienza del mare ha significato: agli estremi ecco Elisewin - scopre l'amore e si salva - , e Adams, che raggiunge la morte e si danna. 23
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