pre, di Menfi, di altri paesi dell'interno in cui avevo soggiornato, si passassero il mio indirizzo, e trovassero la prima accoglienza e assistenza da noi, in una città per loro ancora ostile e difficile, decisamente straniera. Per mesi ci capitò di vivere, nutrendo varia gente, di sacchi di farina che ci erano dati dalla chiesa valdese o dai quaccheri dell' American Friends ... con aggiunta di uova, patate, pomodori, a volte direttamente da orti di amici. Ci furono anche momenti sgradevoli (la polizia ... il furto di una macchina da scrivere e di una bicicletta ... vicini piemontesissimi poveri ma di perbenismo tremendo ...) ma Sandro era molto più forte di me, il disordine non gli faceva paura, la compagnia gli piaceva sempre e si faceva in quattro, aiutandomi a vincere le mie timidezze o criticandomi per le mie paure. L'inchiesta che cominciai a fare allora sull' immigrazione meridionale a Torino nacque in quella mansarda, in mezzo a quella confusione. Di lì, inoltre, si partiva spesso all'alba per raggiungere altri amici (quelli dei Quaderni rossi, quelli della Fim) alle porte di Mirafiori, a distribuire volantini e a tentar di parlare con gli operai, finché nel '62 non ci godemmo il grande risveglio, l'esaltazione di uno sciopero davvero generale, atteso da anni. Sandro attraversava i gruppi molto più di me. Si muoveva con un'agilità nervosa, insoddisfatta. Era più vecchio di me di una decina d'anni, credo (e lo invidiavo molto per questo: lui la Resistenza l'aveva fatta!) e più esigente, decisamente più formato. La sua amicizia mi fu per un certo tempo indispensabile. La comune irrequietezza (in lui più adulta e consapevole, in me più svagata e ingenua) non fece velo ali' amicizia, non complicò le cose, ma anzi - lui "vecchio" e io "giovane" - favorì uno scambio intenso e per me estremamente proficuo. Poi lui riprese a girare, io trovai un'altra casa, e cominciai a vedere di Torino anche l'aspetto più duro. Il mio processo di "conoscenza" fu meno protetto. Andai a Parigi, tornando di frequente a Torino. Mi trasferii a Milano. Scoppiò il '68. Nel mio accorrere a Torino una, due volte la settimana (era la mia città allora, come Milano non è mai riuscita a essere) ritrovai un Sandro attivissimo, sempre presente nel "movimento" e tuttavia senza mai "fare il vecchio" né lasciarsi andare a giovanilismi opportunisti. La sua personalissima bizzarria e soprattutto la sua generosità lo facevano accettare senza problemi nelle assemblee e nei collettivi. Molti lo ricordano attaccato al ciclostile nelle lunghe e febbrili notti dell' occupazione di Palazzo Campana, a redigere e stampare il giornaletto d'informazione di lotta. E per qualche tempo mandò avanti un bel gruppo di persone (di cui facevano parte, se non erro, Renato Solmi e Peppino Ortoleva) che diffondevano informazioni sul movimento statunitense nel movimento italiano e viceversa; pubblicava bollettini periodici e documentatisILCONTESTO simi dossier sulle lotte negli Usa: gli studenti, i neri, i diritti civili, la resistenza al Vietnam, le carceri ... Sandro traduceva freneticamente, scegliendo e montando tra mucchi di materiali, dando unità e chiarezza alle informazioni più disparate. Poi ci si vide di meno. Il movimento attraversava secche definitive, e veniva pian piano soffocato dal ricatto della piccola borghesia terrorista, ennesi ma variante del catto-comunismo ma, a Torino, con componenti più storte: l'operaismo, e forse anche un pizzico di "rigorismo" di tradizione PdA. Vidi Sandro demoralizzato, confuso come tanti di noi. Poi seppi - il tempo passava - che aveva aperto un'osteria fuori Torino, lungo la Stura a Caselle, luogo privilegiato di serate un po' "reducistiche". Una sera mi ci feci portare e, dolcetto aiutando (il più buon vino del mondo), ci si appartò a discutere un po' di tutto, scontento lui di alcune delle cose che facevo o scrivevo e contento di altre, critico io verso la sua soluzione di vita, che giudicavo "estetica" suscitando sue comiche risposte. Si parlò anche di uno slogan francese di moda in quel tempo, sulla "récupération". Era quello, per noi, quella sera, il nemico principale. Ma Sandro no, lui davvero non venne mai "recuperato", non poteva proprio venir recuperato ai valori di una società conformista, basata sulla disuguaglianza, lo sfruttamento, l'apparenza, il consumo, il consenso. lndividualistaiper-sociale, dissenziente nei fatti. Lettera~ internazionale 36 ElisabettaRasy MEZZIDITRASPORTO Rivista trimestrale europea La Città è morta? Viva la Città! Bogdanovic, Virilio, Zevi Il futuro delle città storiche Cacciari, Derrida, Benvenuto L'altra Europa André Gauron, William Pfaff In memoria della Primavera di Praga Jamek, Brandys, Michnik Amore e morte in Sud Africa Nicholas Shakespeare Testi di Edizione italiana Enquist, Ugresic, Giorello, Magrelli, Ramoneda, Schneider, Walcott, e altri IN EDICOLA E IN LIBRERIA Abbonamento annuo edizione italina L. 50.000; cumulativo con un'edizione estera L. 100.000; abbonamento sostenitore da L. 150.000 Versamenti su ccp n. 74443003 intestati a Lettera Internazionale s.r.l. via Luciano Manara, SI - 00153 Roma, o con assegno allo stesso indirizzo. Clochardsolitari,ragazzeinfuga, euforicibusinessmen, silenziosiextracomunitari attraversanol'ItaliadifineInillennio. Setteraccontiraviaggioevisione, fiabaecommedia,desiderioepaura. Narratorimoderni - 110pagine,29.500lire MarisaVolpi LACASA DIVIATOLMINO Amicizieamori,inquietudinie ribellioni, un'educaziones ntimentalee politica rivissutacondelicatezzae accanimento inunaautobiografiachediventaracconto. I Coriandoli -70pagine,16.500lire Garzanti 17
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