IL CONTESTO Piombo per uno scriHore algerino. Tahar Diaout, viffima dell'integralismo Fabio Gambaro leranza degli integralisti, dal!' altro contro le tentazioni censoree di un potere che sospetta sempre delle critiche degli intellettuali. E quando non è così, è solo perché i due poteri si sovrappongono. La storia passata è piena di gente morta per i propri scritti. Sono tantissimi i casi di scrittori e intellettuali che, a tutte le latitudini, hanno . pagato con la vita il coraggio delle loro idee, dei loro articoli e dei loro libri contro poteri più o meno arroganti e violenti. Pensavamo però che simili delitti oggi non fossero più possibili, ci illudevamo che i roghi dell'inquisizione appartenessero ormai al passato, speravamo che nessun potere religioso o politico potesse più permettersi di ammazzare un uomo per le cose da lui scritte. Purtroppo ci sbagliavamo. Oggi, in nome della religione si può ancora uccidere impunemente uno scrittore. È accaduto ad Algeri, il 26 maggio scorso, quando un commando di integralisti islamici ha sparato contro Tahar Djaout sulla soglia di casa sua, alla periferia ovest della città. Dopo una settimana di coma profondo, lo scrittore algerino di lingua francese è morto il 2 giugno, ali' età di trentanove anni, lasciando la moglie e due figli. Questo assassinio non è certamente casuale: sono anni infatti che gli integralisti algerini minacciano la cultura e la libertà di espressione, cercando di impedire tutto ciò che non coincide con la loro morale e la loro visione del mondo. All'inizio ci sono state le prediche nelle moschee, poi gli attacchi contro i concerti di musica raie gli spettacoli teatrali; in seguito è stata la volta delle minacce e delle condanne a morte verbali contro i più importanti scrittori e intellettuali algerini, ora infine gli estremisti integralisti sembrano essere passati ai fatti. Sullo sfondo della situazione drammatica in cui versa oggi l'Algeria, la loro violenza omicida si scaglia contro chiunque si contrapponga al loro progetto politico-religioso. Così, anche gli intellettuali laici diventano un nemico da abbattere perché l'intolleranza degli integralisti non ammette punti di vista contrari: una visione del mondo fatta solo di certezze assolute non prevede la possibilità della contraddizione. Il corpo esangue di Tahar Djaout è lì a ricordarcelò. . In questi anni si è molto parlato del caso di Salman Rushdie, che giustamente è diventato il simbolo della libertà di espressione minacciata dall'arroganza di un potere religioso che invoca la morte a punizione del libero esercizio della creati vi tà. Purtroppo però, oltre ali' autore dei Versetti Satanici, esistono diversi altri scrittori meno celebri che vivono in prima persona la minaccia continua dell'intolleranza integralista e dei suoi bracci armati. Soprattutto nei pàesi arabi, gli scrittori e la loro cultura sono sempre più in pericolo: l'anno scorso in Egitto è stato assassinato Farag Foda, oggi in Algeria è toccato a Tahar Djaout. D'altra parte in questi Di Tahar Djaout, "Linea d'ombra" aveva tradotto due racconti (Lo sbarco, nel n. 38/1989, e Mare arabile, nel n. 55/1990) che ben mostravano le qualità letterarie di questo scrittore, la sensibilità e la capacità di raccontare un mondo, quello algerino, fatto di delusioni e speranze, di lotte e ingiustizie, di deserto e di mare. Matematico di formazione, ma di professione giornalista, Djaout aveva inizialmente pubblicato alcune raccolte di poesia, volgendo- ] si poi alla narrativa. Nel 1981, all'età di @ ventisette anni, aveva dato alle stampe il suo primo libro, L'exproprié, cui avevano fatto seguito Les chercheurs d'os (1984), L'invention dudésert(l981) e Les Vigiles (1991), romanzo di grande successo che ha ottenuto il Prix ~ Méditerranée. Recentemente, insieme ad altri ;!:: paesi, gli intellettuali sono spesso isolati e presi tra due fuochi, poiché oltre ad essere sottoposti agli attacchi degli integralisti, sono considerati con sospetto dal potere, che ne limita la libertà d'azione, rendendo più fragile la loro posizione e facendo di loro dei bersagli particolarmente vulnerabili. In altre parole, nel mondo arabo gli scrittori sono costretti a combattere una doppia battaglia: da un lato contro le minacce e l'intolintellettuali algerini, aveva fondato la rivista "Ruptures", dalla quale conduceva un'appassionata battaglia contro il pericolo dell'integralismo islamico, contro ogni forma di intolleranza, a cui contrapponeva i valori della democrazia, di un islam tollerante e pacifico, che è capace di accettare la laicità della società e della cultura. È proprio p~r questo che i sicari islamici gli hanno sparato a bruciapelo, facendolo tacere per sempre. Ricordo di Laura Conti Emanuele Vinassa de Regny Ricordare in poche righe la figura di Laura Conti, scomparsa il 25 maggio, non è facile: troppe le cose da dire. Quasi tutti quelli che l'hanno ricordata - oltre ai suoi trascorsi di partigiana e alla sua vicenda politica - hanno ricordato soprattutto la Laura Conti ambientalista, "maestra" di un'intera generazione di ambientalisti che non sempre, purtroppo, hanno saputo (e tuttora spesso non sanno) mettere a profitto i suoi insegnamenti. A me piacerebbe ricordarla soprattutto come divulgatrice scientifica attraverso i suoi libri e r suoi articoli, sempre semplice ed esemplarmente chiara. Semplicità e chiarezza che nascevano dal suo desiderio profondo che ogni decisione, ogni mutamento, fosse una cosa collettiva, derivasse da una consapevolezza diffusa e priva di pregiudizi. Un desiderio che traspare chiaramente dal suo ultimo libro, Discorso sulla caccia (Editori Riuniti), in cui è esposta e motivata la sua posizione contraria ali' abolizione della caccia,· posizione che tante ingiuste e sgradevoli polemiche sollevò nell'arcipelago verde. Una posizione razionale, ma anche ragionevole, per Foto di Giovanni Giovannetti. fare davvero ambientalismo senza slogan e senza posizioni preconcette. Una posizione chiaramente espressa anche nella conclus10ne di un articolo (Ecologia per decreto) scritto un 15
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