Linea d'ombra - anno XI - n. 84 - lug./ago. 1993

ILCONTESTO AIDS: notizie da Berlino Damiano D. Abeni "[ ...] ma l'altare era un enorme registratore di cassa." Robert Lowell, Life Studies. Allora sì [...] era un ber vive, ché li morti fioccaveno a carrette. G.G. Belli, Li beccamorti. Babele non doveva essere troppo diversa da questo forum [IX conferenza internazionale sul!' AIDS, Berlino 7-11 giugno 1993) che non ha l'eguale nel mondo scientifico. Alcuni dei suoi attributi peculiari sono, secondo Jonathan Mann della Harvard School of Public Health: il coinvolgimento diretto delle persone colpite dalla malattia; la contiguità di ricerca di base, clinica, epidemiologica, sociologica, etnografica; una partecipazione davvero mondiale (circa 150 paesi presenti) e multidisciplinare di scienziati, educatori, clinici, politici, rappresentanti di organizzazioni governative, private, di volontariato, di pressione politica; un ruolo di primo piano dei media che portano riflessi della conferenza al pubblico generale; l'onnipresenza delle multinazionali farmaceutiche, in competizione fra loro, ma con lo scopo comune di ampliare comunque il proprio mercato; e lo sforzo esplicito- se non sincero - di favorire una visione globale del problema e di promuovere solidarietà fra gruppi sociali e popoli. Le prospettive per il meeting di Berlino non erano buone dopo l'impressionante stallo evidenziato dalla conferenza del 1992 ad Amsterdam, che si era rivelata come un'immensa celebrazione dell'epidemia da parte di una impotente babele: "Science", la più autorevole rivista scientifica del mondo, il 28 maggio apriva un suo numero speciale sulla conferenza (AIDS, le domande senza risposta) notando che a dieci anni dalla scoperta del virus che è causa necessaria dell'AIDS "nonostante il potente arsenale della biologia contemporanea, non vi è nulla all'orizzonte che assomigli anche solo remotamente a una cura per l'AIDS. Né vi è nulla di simile a un vaccino utilizzabile". Più rapidamente si acquisiscono nuove conoscenze sulla malattia e più velocemente ipotesi che anche solo un anno fa parevano consolidate iniziano a sfaldarsi: più si impara e più aumentano le incertezze. E in effetti lo studio più rilevante presentato a Berlino, il francobritannico "Concorde", ha suscitato grande interesse proprio per il carattere negativo dei suoi risultati: l'uso precoce da parte di soggetti HIV-positivi ma asintomatici del farmaco antivirale più usato, la Zidovudina, da noi più nota come AZT, non fornisce alcun beneficio né in termini di minor progressione in AIDS né in termini di ridotta mortalità. I risultati preliminari dell'analisi di questo studio randomizzato e controllato, pressoché paradigmatico dal punto di vista metodologico, erano stati pubblicati su "Lancet" lo scorso aprile provocando sul mercato azionario una perdita di circa 500 milioni di sterline in un solo giorno per la Wellcome, proprietaria dell' AZT. Non è sorprendente dunque che il "Concorde" sia stato oggetto di numerose critiche, e che le sessioni riguardanti la clinica e la terapia si siano spesso trasformate in tentativi piuttosto scoperti di screditarne la validità da parte di più o meno eminenti personaggi vicini all'industria. Concedetemi qui una notazione sulle cosiddette sponsorizzazioni da parte del le case fa1maceutiche: la pratica è talmente diffusa che per quanto riguarda l'Italia, ad Foto B. Notion/Sygma/G. Neri. esempio, i voli Alitalia (sigla AZ) che portano al congresso vengono scherzosamente chiamati non AZ ma AZT. E la sponsorizzazione copre non solo clinici, ricercatori, autorità di sanità pubblica, ma anche giornalisti e figure di spicco delle associazioni di sieropositivi, a comprendere adeguatamente le rappresentanze dei partecipanti. Comunque, i risultati del "Concorde" dovrebbero portare quantomeno a una discussione sulla revisione dei protocolli nazionali di somministrazione dell' AZT. In campo epidemiologico il maggior fermento è legato alla pianificazione e al finanziamento di grandi studi prospettici che possano servire come base alla sperimentazione umana di vaccini, non appena saranno disponibili. In pratica questo significa un calo di tensione per quanto riguarda gli studi di storia naturale (ad esempio riguardanti tempo di induzione tra infezione e AIDS, fattori predittivi di progressione in AIDS e di sopravvivenza) su soggetti con infezione da HIV, e un concentrarsi di sforzi e risorse verso studi di soggetti ancora sieronegativi ma "ad alto rischio" di infezione: tossicodipendenti per via endovenosa nelle aree metropolitane di alcuni paesi industrializzati, ma soprattutto campioni di popolazione generale (ad esempio, donne in età riproduttiva, militari, donatori di sangue) in paesi in via di sviluppo. Alcune di queste coorti sono già avviate, e si pensa di iniziare la sperimen13

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