Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

26 VISTA DALLA LUNA ~ ~ j suggesse da lei. Il personale della clinica era riuscito a farle superare. apparentemente, la sua ripugnanza, ma in un momento in cui era stata lasciatasenza custcxlia.siera gettata dalla finestra. Ilbambino-se ben ricordoavevaquattroannirivelava tracce dell'accaduto. e si stava discutendo proprio di lui poiché era stato assunto in terapia da un'allieva di Jenny. Lebovici ed io avevamo, sembra. reagito ai rendiconti delle sedute nell'identico modo. Swpefacenre! Stupefacente sì, ma psicanalitico. Questa ragazza, l'allieva di Jenny intendo, praticava un intervento psicoterapeutico ··ortopedagogico··_ Mentre leicraacolloquiocon il padre-faccio un esempio-il piccolo aveva fatto pipì per terra e la ragazza l'aveva rimproverato. Poi: il bambino giocando impugnava. poniamo, un bastone e si ponevaincapounelmettoda vigile. "Non è lui che deve impugnare il bastone - argomenta-va ortopedagogicamente la ragazza - perché avère il bastone significa aver il fallo. che invece spetta all'adulto." Lei pensava che, visto che pisciava per terra, occorresse invocare la castrazione. Cose del tutto scombinate! lo avevo reagito con buon senso: "Ma no, l'analisi, la psicoterapia di un bambino consiste innanzitutto nel lasciare che si esprima. Col suo chepì e il suo bastone immagini pure un proprio ruolo. Occorre capirne i desideri e verbalizzarli. Lei dev'essere disponibile ad accogliere le fantasie che lui le mette dinanzi, anche quando si serve di oggetti per farlo. Perché mai interporsi? Perché mai dovrebbe spettare a lei impugnare la paletta e dirigere il traffico e non a lui?'' lo non capivo queste metodiche, queste psicoterapie moralizzatrici. Perché quando si fa una psicoterapia, la si fa affinché il bambino possa abrcagire nelle sue fantasie quanto non può vivere. non ha vissuto a suo tempo~nel caso specifico, in rapporto probabilmente col fallismo mammellarc di sua madre la quale, a sua volta, s'era sentita colpevole. "C'è, sin dal principio, qualcosa di terribile per questo fanciullo, col fallo che la madre vuol prendere e tenere per sé. Può darsi pensi che lei stessa sia in pericolo se impugna il failo, perché sua madre. che 1·ha preso, ha provato lamanifestazione della sua potenza e si è suicidata. È stata forse una reazione di paura nel veder lei che parlava col padre, così come faceva la mamma, che l'ha spinto ad urinarsi addcisso quando è di solito del tutto continente. È meglio cercar di capire che cercar di educare. La psicoterapia esige una disponibilità totale verso il bambino.·· lebovici aveva detto le :;tessecose? Lui aveva detto alla ragazza che sarebbe stato bene si sottoponesse ad analisi onde imparare a lasciar vivere le cose senza soffocarle ortopcdagogicamentc. secondo idee per lo più prcconceue. Invece di dare la castrazione lei frustrava. La frustrazione è il contrario della castrazione; quest'ultima consente di simbolizzare e il problema stava tutto qui: la madre per l'appunto non aveva potuto simbolizzare. Ella aveva nutrito il proprio piccolo pensandosi come un animale. Ma poiché IDUCATOal I DISIDUCATORI voleva restare una donna si è suicidata per non sottomettersi a quest'orrore del diventare una bestia allattando. Qualcosa di tragico era accaduto a questa giovane madre e nessuno saprà mai che cosa le fosse successo nell'infanzia. Ciò che restava di quel dramma era il piccolo che aveva visto e sentito tutto. Tutto questo mi aveva assai interessato e in quel frangente avevo molto ammirato l'apertura di Jenny Aubry, che avevo conosciuto da Heuyer. Per l'appunto, vi siete incomrateda Heuyer? Sì, quando ioero esterna. Lei veniva da Heuycr a raccontare tutti i suoi smacchi nel tentativo di conseguire il "clinicat'· e io sbarravo gli occhi davanti a tutte queste guerre intestine. a questi intrighi di baroni, a questo dispiegamento di lottizzazioni politiche quando credevo che fosse il valore professionale a detenninare l'assunzione di qualcuno negli ospedali. Più tardi mi son detta: ''Meno male. che non ho cercato di far carriera dentro lì.'' D11nque 11011 c'è mai entmta? No, non ho fatto l'internato. Heuyer mi aveva indirizzato a un internato presso gli asili; ci ho buttato un'occhiata e ho deciso di recidere subito. Non volevo sostenere dei concorsi, vivere in quei mortori morali che erano allora quegli ambienti. Volevo invece occuparmi dei bambini prima che diventassero psico1ici. Lei però è sempre riuscita a trovare 1111 posto per far consultazione. Sempre. Era ospite? Sì. ho fatto i miei quauro anni di esternato e poi, all'Ospedale dei Bambini. ho fallo supplenze ad interni. Mi conoscevano tutti perché frequentavo anch'io le conferenze loro riservate. Quando è stato il momento di cominciar a lavorare negli asili, ho detto loro: ··Adesso vado agli asili." "Allora ci lasci?'". "Ma no, continuo patologia interna cd esterna qui da voi. ma fisiologia vado a farla a Sainte-Anne.'" È andata così che ho continuato a lavorare coi colleghi di Parigi. all'Ospedale dei Bambini. In seguito, essendo anche a conoscenza della storia di sua madre, signora Roudinesco, mi sonosottrattaallagerarchiadegli ospedali. Per me la medicina non era questa. cosa. Ma lei. 11011 è resuuaall'Ospedaledei Bambini nel suo rep(lrto per un certo periodo a guerra finita? No. non sono mai stata nel reparto di sua madre. lo ho ww fotografia nella q1wle vi si vetle assieme. Ma.non era all'Ospedale dei Bambini. Oppure potrebbe voler dire che quel giorno io ero di guardia. Ho lavorato con Jenny Aubry soltanto quando mi ha chiesto di farlo al Policlinico di Boulevard Ney. C'era anche Micheline Guitton. di cui avevo notevole stima.

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