Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

■DUCA.TORI ■ DISIDUCATORI in anticipO. ma è proprio quello che sta accadendo ora: si va in formazione da un analista isolato o dipendente da una scuola o da un gruppo cd è la pratica. il gruppo di lavoro. a porti in contatto con altri psicanalisti. Ed è proprio quello che avevo in testa io, che suggerivo di condurre la propria analisi in una delle Società e dì lavorare e seguire i seminari presso un'altra. Sì,"'" oggi igra11dimaestri 1101c1i so11opiù. Ll1 differenza sta t111tqaui! Ma è molto meglio! Non è né meglio 11épeggio. è la nuova rec,ltà. CIie lei abbia /alto e,·oppiaco11Lt,c,m per questa scuola, è vero: ma Ili coppia preesisteva alla fo11daz,io11della Scuo/afreudiana. C'era già alla Societàfrancese di 11sic,malisi. Perché la maggior parte di coloro che erano stati in analisi con Lacan erano in grado di occuparsi di bambini e io mi rallegravo di ciò. Quelli che provenivano da altre analisi non coglievano niente di ciò che è anteriore all'Edipo. Quando ha inizilltoa lavorare a Troussea11? t swtodopo /'Ospedale dei Bambini e /Jreto1111ea11? Dalla morte di Pichon, cioè dall'ottobre del 1940. Quando ero all'Ospedale dei Bambini. Pichon doveva esser già a Bretonneau come pediatra di Medicina Generale. Ma non aveva letti. C'erano molti interni dell'Ospedale dei Bambini che andavano a Bretonneau dove lavorava anche Grenet. pediatra di fama. E così io facevo la loro conoscenza. Andavo a pranzo in guardia medica e c'è staia proprio là l'occasione per un·osservazione straordinaria. Si trattava di una donna cui s'era intcrrouo il latte alla prima poppata del figlio. Ella aveva avu10 un amusso s1raordinario di laue ed era in perfetta salu1e. come anche il neonato. Quando l'interno raccontò questa s1oria.mi venne fatto di osservare che era una caso psicanalitico e che quella donna aveva con probabili1à avuto dei problemi con la propria madre all'inizio della sua esistenza e che si sarebbe dovuto farla parlare. Torna nella sala di guardia. il giorno seguente: mi aspettavano sulle scale e pensai che intendessero darmi h1baia: gli interni facevano ala d'onore ai lati della scalinata. ululando. e io non capivo cosa stesse acc,idendo. Era successo che l'interno re• sponsabile del reparto neonatale avesse parlato con l'infermiera in servizio riferendole quello che avevo detto. Questa. un po' slupita. aveva indagato per conto suo e la giovane partorienle le aveva raccontato. in lacrime. di essere stata abbandonata. alla nascila. dalla madre. "Ma come si fa ad abbandonare una bambina così bella!," aveva esclamalo l'infcrmiem. "Perché dovevi essere ben bella anche in fasce per essere diventata come sei adesso! Aspetta, p0trai nutrire il tuo piccino: ora ti do il biberon, così nessuno potrà darlo al tuo bambino e lo succhierai tu. lo sono la tua mamma e ti do il biberon perché non posso darti il seno. e sarai tu a dare il seno al tuo bambino." E nel ricevere il biberon. la donna ha operato un tran• sfert fantastico sulrinfcrmiera e un'ora dopo il latte leera tornato. Eravamo in guerra cci si faceva un conto sul trattenere per qualche giorno le giovani partorienti perché allattassero non solo i propri ma anche gli altrui neonati. In tempo di guerra non aver latte di donna diventava un dramma. È stata una bella vicenda e gli interni del Brctonneau ne mantennero un vivissimo ricordo! Lei ha co,uimwto ad andare a Trousseau durante la guerra. Ma 11011 hascritlo né pubblicato nieme? Non ho pubblicato niente benché abbia scritto per me stessa le mie osservazioni. Quando Spitz è tornato dal fronte, ho seguito i suoi seminari sugli scritti di Freud. Gli ho mostrato quello che avevo messo giù: degli scritti sulla gelosia del secondogenito. sull'anoressia, sulla bambola-fiore, su tutto ciò insomma che è stato pubblicato in seguito. Spitz ne è rimasto colpito e ne ha parlato a Nacht ca Parcheminey che l'hanno riferito a me e aJean Rostand. Spitz aveva detto: "Questa Françoise Marette, diventata Dolto durante la guerra, lavora molto. ricerca attivamente e si interessa a tutti i temi di ricerca che sono di grande attualità negli Stati Uniti.'' E lei non lo sapeva? Non lo sapevo proprio, ma erano cose nell'aria. come accade aquesto mondo in determinati periodi storici. quando i ricercatori si muovono attorno agJi stessi problemi. Quei signorì sono rimasti stupiti e alla prima riunione di psicanalisti da Parcheminey. Nacht ha detto con un tono scontento quello che io ho preso per un motto di spirito:•· Se ci si mette a psicanalizzare i bambini adesso. non ci saranno più pazienti per noi!'' Cosa \'Oievlldire? Che se sì curano i bambini non ci saranno più adulli bisognosi di terapia. È r>iu11os1b0rutale. È brutale ma l'ha detto. Erano tutti abbastanza disorientati davanti alla psicanalisi infantile. Eremoben pochi in Francia a pra1ict1rla.Che rapponi ha i111rat1e11ucoton Je1111Ayubry? È stata lei a proponni di lavorare al Policlinico Ney. Lei indiceva delle riunioni su casi clinici. quando ancora non si era sottoposta ad analisi. Era il 1946. Le riunioni si tenevano a casa sua, la sera. e lei mi ha chiesto di parlare delle psicoterapie con i giovani praticanti del suo servizio. E cos'è successo allora? Jenny Aubry aveva invitato a queste riunioni. forse una settimana prima di me. Serge Lcbovici che aveva avuto una reazione simile alla mia di fronte al rendiconto di un caso. Noi non ci cono• scevamo e la cosa aveva incuriosito Jcnny. Ricordo che si trattava di un bambino la cui madre si era suicidata gettandosi dalla finestra per non doverlo nutrire. visto che la si voleva costringere a farlo. Questa donna aveva la sensazione che si facesse di lei una bestia: per lei infatti allattare il piccolo equivaleva a comportarsi come una bestia. Provava un incoercibile rifiuto all'idea che un piccolo LATERRA 25 < ! I E i

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