24 VISTA DALLA LUNA < "" ' ' ~ :5 tod'immagini, è il ruolo della relazione inconscia tra colui che sogna e la guida che, illustrato, può essere decodificato in rapporto a relazioni, trascorse o meno, del sognatore. È stato dunque tramite i Desoille che ho incontrato Boris Dolto nel 1941. Nel 1942 ci siamo sposati. Ha incontrato Fre11dal ricevimell!o di Marie Bonaparle del 1938? No, non ero a Parigi. In quel momento ero in vacanza. Non /'ho mai incolllrlllo? Mai. Come si è inswuralo la sua amicizia con lactm? Data forse dal Congresso di Roma del 1953? Ho sempre avuto grande stima di Lacane lui di me, benché non possa parlare di amicizia nel senso pieno del tenni ne visto che non ci incontravamo mai al di fuori delle occasioni di lavoro. T111tociò s'è però trasformato in una sorta di ■DUCATO■I I DIIIDUCATO■I complicità. Si ricorda della storia del piccoloe,lel gra11dedrago? Ma a Roma non eravamo amici. Lui era incuriosito dalle mie reazioni. lo reagivo così, semplicemente. come un essere vivo e li trovavo tutti un po· troppo verbosi, il che era vero. Però lei lw dlllo le dimissioni dalla SPP co11tempora11eame111ae lui. No, prima ancora di lui, facciamo un'oretta prima, con Lagache e Juliette Favez-Boutonier. Quanto a lui, era ancora presiden1e ma ero certissima che si sarebbe unito a noi. Io non mi sentivo al livello di questi ,;didatti''. Ho dato le dimissioni per ragioni etiche. Era mia convinzione che non si potessero trattare degli psicanalisti in formazione come scolaretti delle elementari. Npn era tollerabile. Dunque, ha dato le dimissioni e si è trovato con Lagache,Juliette Favez-Boutoniere me. Devo dire che è fra gli psicanalizzati da Lacan che ho trovato persone capaci di lavorare coi bambini. di porsi in altri tcnnini all'ascohodei piccoli pazienti come analisti e non come psicoterapeuti o pedagogisti. D'altro canto, gli analizzati da Lacan che facevano la supervisione con me, tenevano dei discorsi di stampo fi!Qsofico che io non capivo. benché finissero poi coll'aprirsi: ..Il bambino che lei ha in terapia le ha praticamente detto tutto". dicevo io. "Ci ha fatto caso? Osservi la progressione di questi disegni, guardi come ora a questo personaggio spuntano delle mani quando prima aveva un braccio ombelicale. Adesso ha le braccia attaccate alle spalle". Loro non avevano visto e 1uuavia il transfcndcl fanciullo sudi loro rimetteva in sesto il piccolo paziente. È stato attraverso I' immagine del corpo che essi sono stati colpiti dai progressi compiuti dai piccoli pazienti. Imparavano cosl ad ascoltarli cercando nel frallempo di articolare ciò che al riguardo traevano dagli insegnamenti di Lacan: il tulio avveniva tramite la pratica clinica. Al bambino si apriva una strada tramite ciò che io intravvedevo delle immagini del corpo e che consentivo al loro analista di scorgere o di capire nel racconto delle fantasie. Sono state persone come Xavier Audouard e Oc1ave Mannoni a gettare un ponte tra di loro. tra la loro comprensione teorica lacaniana e quello che potevo apponare io. A loro si deve se la Scuola freudiana mi ha visto come facente coppia con Lacan. Ancora l'altro ieri Jcan-Pierrc Wintcr, fra le altre domande mi ha chiesto: ,;Ma ~rchéquando Lacan ha sciolto la sua Scuola. lei non ne ha preso la direzione? Tuui se lo aspettavano". Ma no! Non avrebbe avuto senso! È ben quello che gli ho rispos10: non avrebbe avuto alcun senso! E poi! Bisognava proprio non conoscermi per credere che io fossi una donna di potere. lo ritenevo, anzi, che sarebbe stata una gran bella cosa se non ci fosse più s1ata un'istituzione. L'ho sempre detto, del resto, e ripetuto più volte anche a Lagache e a L1can. Loro mi rispondeva no: "È un'utopia. Hai ragione. ma è1 un'utopia''. È ,•ero, soslener/o era 1111 'utopia. No. non era affatto utopico. Era magari un po·
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