22 vina DAUA LUNA ~ ~ :s malati guarivano benché non si trovasse assolutamente niente. Si apriva, si ricuciva. non si trovava niente e il malato era guarito. LL,jorgue t partito dallapsicosi perfondare la psicanalisi degli adulti. Egli si ~ ùueressato, ali 'inizio, della schiwfrenia. memre lei è e111ra1a subito nel "nonna/e" circuilO ospedaliero, 11011 psichiatrico. A me sarebbe piaciuto esercitare la medicina in ambito educativo. lo sono entrata in analisi per me stessa.ben prima di esser donna o madre. Assai giovane, dunque. Certo, giovanissima. Insomma, giovane: a ventiquattro anni. Non era mia intenzione diventare psicanalista e per una ragione terra terra: non volevo star seduta per intere giornate. lo ero una specie di folletto, una cui piaceva muoversi, ero una "muscolare .. e mi dicevo: .. È una pazzia fare un mestiere in cui bisogna stare seduti tutto il giorno''. Ha ma; ù1co11trlltoEugénie Sokolnicka? No, mai: era già morta. Si è suicidata nel 1934. Ma era stata l'analista di Laforgue. Era anche psicanalis,a infami/e. È stata lei a far conoscere i primi casi che concemeva,w dei bambù1i... A quel tempo io non lo sapevo. Vuol d;re che lw sco11er10tutto da sola? Ma no, a inventar tutto sono stati i bambini. Di mio ci ho messo soltanto disponibilità e osservazione ... Lo si vede bene dalla mia tesi. Assistevo alla guarigione e mi chiedevo: ··cosa sta succedendo?". Mi è servito molto invece lavorare sulle cartelle cliniche, cosl come mi è stata utile la mia facilità a scrivere. Ero capace di fare uno schizzo, con facilità, di tutte le fasi della modellazione, e ciò mi permetteva di riflettere, in seguito, sulle testimonianze che cosl mi restavano. I bambini non erano assolutamente infastiditi dal fatto che io prendessi appunti di ciò che dicevano: "Cosa scrivi?" ... Quello che dici." "Cosa ho detto?" lo rileggevo. "Sì, è vero, ho proprio detto così," rispondeva il bambino. E le domtmdavano che costf ne facesse? Sì. e io rispondevo: "Serve a noi due. Quando sarai guarito - cosa che spero :- capiremo entrambi la strada che hai percorso ... lo dicevo sempre la verità su ciò che rappresentava per me la psicanalisi: si imbocca un sentiero attraverso delle fantasie ... Per me era l'applicare un metodo. Tutto qui. Insomma. solta1110due persone ave,,ano capito appieno ciò che lei sostenew, ,,ella sut1 tesi: laforg11e e Picho11. Pichon ne era incantato e, di sicuro. anche Laforguc, <tic ern interessatissimo. Ci sono stati invcèc momenti difficili con Heuycr; tutto ciò ha IDUCATOal I DISIDUC&Toa, rappresentato una svolta per la Società dì Psichiatria del fanciullo. Heuyer era del parere che non bisognasse avventurarsi in una psicoterapia con dei soggetti che non presentassero un Q.1. di almeno 100. meglio ancora se di I 10. lo ero di avviso contrario e sostenevo che un soggetto che avesse un Q.1. di 110 o anche di 100, sarebbe comunque riuscito a farsi apprezzare. Si trattava di nevrosì di minori dalla buona riuscita scolastica. Un fanciullo ritenuto a debole Q.I. può apparir tale a causa di disturbi affettivi e può certamente risultar tale anche perché è realmente carente sul piano intellettuale, ma sarà pur sempre una psicoterapia a consentirgli di utilizzare al massimo i doni che si ritrova, onde poter vivere libero nella società. Mia convinzione era-ed è tuttora-che non si debba tralasciare nulla di quanto è in nostro potere per far sì che un individuo possa vivere autonomamente nella società, qualunque sia il Q.J. che si ritrova. All'epoca si reputava che · l'intelligenza non mutasse nel corso dell'esistenza. lo ho sostenuto il contrario. È swto dopo la guerra che la s11atesi ha cominciato ad essere tliscussa? No, neppure allora. Nessuno si è occupato della mia tesi che è stata pubblicala a mie spese, in tre successive edizioni fino al 1971. Nessuno voleva pubblicarla. Malia cercato u,1 editore che la pubblicasse? Ceno! Ma era difficilissimo. Maryse Choisy l'aveva voluta per la rivista "Psyché" ma era solo per non pubblicarla ... Laforgue mi ha detto: ';Credevo che volesse ... me l'aveva promesso.'' Maryse Choisy era anch'ella in analisi con Laforgue. Era gelosissima di me. Alla fine, Laforgue mi ha telefonato e mi ha detto: "Sono mortificato ... ". Mi sembra che Maryse Choisy 110,i sia stata;,, analisi con Laforgue, bensì con Charles Otlier. Con Laforgue era soltanto tunica. Ah sì? Può darsi. Ciononostante ha detto a Laforgue: "Ho preso questa tesi perché nessuno possa pubblicarla". E perché mai? Perché era gelosa di mc. Ricordo che mi aveva invitato a un convegno a Royaumont. subito dopo la guerra. C'era, là, uno psicanalista di Chicago, Leites. che è saltato su come una molla e che, parlando di me. ha detto: " È la prima volta, da quando sono qui in Francia, che m'imbatto in un vero psicanalista. Brava!". Maryse Choisy non ha digerito la cosa. Erano presenti anche Octave Mannoni e Maud Mannoni. la quale era in supervisione con me. Erano tutti i111eressatialla documentazione che io fornivo. Avevo avanzato l'ipotesi della gelosia del secondogenito e i disegni dei fanciulli in terapia che vi si riferivano, erano stati pubblicati su ·'Psyché''. lo mi presentavo a ogni congresso con un piccolo contributo e le tesi sulle inibizioni mentali che avrebbero determinato un basso Q.1. si squagliavano ~omc neve al sole: io
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