20 VISTA DALLA LUNA Françolse Oolto (1908· 1988) specialista di psicanalisi infantile, è conosciuta in tutt9 it"'- mondoper i suoi lavori scientifici e per la sua partecipazioneai problemi quotidiani di genitori e dì educatori: ha creato, tra l'altro, le "MaisonsVertes·, un esperimento pionieristico di iniziazioneprecoce del bambinoalla vita sociale. Tra i suoi libri tradotti in Italia: Ouandoc'è un bambino(Emme 1982). Seminario di psicoanalisi infantile(Emme 1984), Adolescenza (Mondadori 1990}. Leparole dei bambini (Mondadori 1988). Quando i genitori si separano (Mondadori 1991). Ellsabeth Roudinesco (1944). storicae psicanalista,è stata dal 1969 at 1980 presidente dell'Ecole Freudienne de Paris. Le sue opere pubbltCatepresso le edizioni francesi Seuil, Maspero,Marne.Tchou eoc. non sono mai state tradotte in italiano. emi consentlallora di capire le relazioni di oggetto del tutto arcaiche che il bambino intesse con le persone del proprio ambito, senza che nessuno se ne avveda. Tutto ciò è iniziato all'epoca in cui lavoravo nel reparto del professor Heuyer. Sophie Morgenstem mi ha insegnato a farparlarei bambini a proprio agio, senza che abbiano il timore che quanto dicono venga poi spifferato agli adulti. Ero arrivata alla fine degli esami senza aver ancora dato "le cliniche .. ed ero già membro aderente della Società psicanalitica di Parigi in quanto avevo già tenuto una comunicazione clinica, cui Pichonera presente, sul caso di un adulto. All'epoca, infaui, era costume tenere queste comunicazioni di fronte alla Società in riunione plenaria. Pichon mi aveva poi telefonato: "Ha finito i suoi studi? Ne ha ancora per molto?'". lo risposi che sì, che mi mancavano soltanto le cliniche e che nel frattempo continuavo a supplire gli interni ali' "Enfants-Malades". Ma ero completamente libera, aggiunsi. Egli mi chiesealloradi venire in aiuto di Odette Codet che stava annegando nei piscialetto e che non ne poteva più di questa sintomatologia sempre identica. Voleva una mano per i casi più gravosi. lo diedi allora tutta la mia disponibilità. li sintomo ;;pipì a letto" nasconde tante cose. non è mai noioso. E così cominciai. Aveva già [elio delle opere di psicanalisi. Melanie Klein ad esempio? Ma no, non ce n'erano! Ioho incontrato Melanie Klein dalla principessa Bonaparte. Quando? Credo nel 1936, mami sono detta: ··Non è mica psicanalisi quella che fa lei, fa piuttosto della psicoterapia di sostegno del narcisismo; lei sostiene il narcisismo. Basta starle vicino per capire che ha tutta una teoria in testa". Questo mi aveva non poco stupita. Nel giardino della principessa. ha fatto una sorta di controllo sui giovani presenti e mi sono accorta che aveva questa convinzione: a otto mesi unbambinodcveperforz.a passare perla fase anaclitica e bisogna che abbia o una mamma buona o una cattiva. Tutta la costruzione mi suonava artificiale; la madre non è né buona né cattiva, è semplicemente una madre. per l'orale e poi per l'anale. Da prendere e da lasciare. Che non si possa mangiare ciò che fuoriesce dall'ano è chiaro, ma il bambino può pensa~che la madre si impadronisca delle sue feci e che gli impedisca di mangiarle. Sorge di conseguenza un equivoco circa i rapporti sensoriali che non siano chiaramente spiegati al bambino. Allora: bene, male. buono, cattivo. gradevole e sgradevole non son certo cose che vanno da sé, considerato che ci sono delle madri costrette a imporre al bambino cose sgradevoli, il che par loro buona cosa mentre il piccino la trova pessima. Tutto questo ventaglio di valori che ruotano attorno a ciò che la madre reputa buono oppure cattivo per il bambino mi sembra costituire un problema autentico; non così quello della buona o della cattiva madre. Nonostante tutto io sentivo uno stupefacente carisma in Mela.nieKlein. Tutti leeranod'auornoe lei. lei era come una buona nonna che s·intcrcssava a tuuo IDUCATORI I DISIDUCATORI quello che gli altri facevano. Aveva un vivo interesse per la psicanalisi infantile ma a me pareva che in lei tutto fosse come un po' troppo costruito e teorizzato. mentre si può dire che ogni bambino rechi qualcosa di nuovo. E poi non capivo la sua tecnica di utilizzo dei giocattoli; io, per me. seguendo i consigli di Sophie Morgenstcrn, continuavo a non dare giocattoli al bambino. Non dar giocattoli al bambino? E perché? Perché-faccio soltanto un esempio- noi gli diamo un letto-giocattolo con dentro delle persone quando lui ha voglia di un autobus. L'oggetto che gli diamo lui lo usa a mo' di autobus, dal che il terapeuta deduce che lui "rifiuta la realtà del letto dei genitori". D'accordo, lofa dive111are 1m amobus. È molto importame? Sì, perché si continua a reputare che egli abbia strappato igenitori dal letto per trasformarlo poi in un autobus. Il bambino è un manipolatore. Se ha bisogno di una copiglia e non ne ha, eccolo usare una forcina. Ma lui non ha affatto preso una forcina, bensì una copiglia efficace. Ma perché allora non dargli dei giocattoli che lui possa usare altrimenti? Ma perché può farlo da solo, ed è molto meglio. Invece di offrirgli delle cose che sono, secondo me, proiettive dato che egli proietta qualche cosa su di un giocattolo, è meglio attendere qualcosa che sarà lui a progettare, partendo da materiali informi e disegnando o modellando. fosomma lei èarriva1a alla psicanalisi così, tla sola, senza ima previa riflessione teorica? Aveva letto il Piccolo Hans? Certo, se ne discuteva anche parecchio perché io avevo capito che col Piccolo Hans Freud si sbagliava e che di una storia uretrale faceva un caso edipico. Non era ancora edipico, era preedipico. era una faccenda uretrale: la differenza consisteva ne "il far pipì" o non farla. non certo nella differenza tra i sessi. li Piccolo Hans non desidera mai la madre onde sostituirsi al padre. La madre non amava il marito; nessun motivo di rivalità dunque da pane del bambino. Il padre era oberato di lavoro e schiacciato dalle necessità familiari e non riceveva dalla moglie alcuna soddisfazione né emotiva né erotica. E poi, Freud parlava col padre e non direttamente col piccolo. Quando è arrivata all'ospedale Bretonneai,? Nel 1936. Prima, all'Ospedale dei Bambini, facevo "la consultazione dell'uscio". Ma gi~, mentre ero all'opera con un bambino e una famiglia, consegnavo carta e matita a un altro bambino in ancsa così che nel frattempo disegnasse. Era anche un modo per tenerlo occupato. I genitori venivano e mi dicevano: ';Ecco. dottoressa. I' interno ci ha mandato qui da lei perché sci mesi fa gli ha trovato un tic; e con questo tic non va mica tanto bene: balbetta o gli viene l'eczema. L·interno dice che lei potrebbe fare qu,1lcosa perché è interessata a capire cosa vuol dire tutto questo.'' I genitori
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