Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

DINTllO LA SCUOLA canna con leggeri veli ondeggianti, case e recinti di sugherie latta.Eranocosì belli.questi loroprimi giocattoli costruiti con le loro mani, che abbiamo deciso di fame una mostra e di intitolarla scher• zosamcnte "Mostra dei nostri giocattoli africani". I genitori si erano stupiti assai a vedere i loro figli anneggiarc con seghe, martelli, chiodi e spaghi. Meno i loro nonni. Ed infatti un giorno un bambino ha raccontato a tutti che suo nonno gli aveva spiegato che quelli non erano affatto giochi africani, ma semplicemente giochi costruiti con materiale povero da bambini, proprio come quelli che costruiva e con cui giocava lui. Così mi sono reso conto che, per sfuggire al consumismo stupido e coatto. avevo ponato i bambini di Giove a compiere un viaggio in Africa. Ma che alla fine di quel viaggio avevamo incontrato facce conosciute: le facce dei loro nonni e bisnonni, i tratti degli tmtenati umbri di Giove. Ho raccontato questo episodio perché forse un modo per affrontare il tema della lacerazione, di cui ho parlato, consiste non solo nel tentare il difficilissimo viaggio di comprensione e di amiLATERRA 19 cizill verso terre lontane. ma anche nel ritrovare le tracce di un passato della nostra terra, che conserva modi di vita diversi dai nostri, lontani nel tempo meno di quanto si creda. Sessanta anni fa i contadini di molle regioni italiane non vivevano in condizioni molto diverse da come vivono oggi molti contadini di alcune regioni dcli' Africa o dell'America La1ina. Potrebbe essere un percorso da seguire, allora, quello che passa per la memoria degli antenati, chissà ... Voglio concludere con una frase di speranza. pronunciata - credo - da Konrad Lorenz: "Se ciascuno di noi avesse un vero amico in ogni paese del mondo, sulla terra non ci sarebbero più guerre". Forse anche questa potrebbe divenire una indicazione pedagogica. Trovare tutti i modi possibili perché bambini e ragazzi incontrino e facciano amicizia personalmente. singolam1ente, con uomini dei più diversi paesi del mondo. Perché il nostro paese non rischi di divenire definitivamente - come troppi segni annunciano - il paese d'un popolo inospitale. llCUra diElisabeth Bambini, pediatria e psicanalisi Roudinesco traduzione di Incontro con Fran,oise Dolto Gianfranco Fiameni Signora Dolto, quando ha comùrciaro a praticare la psicanalisi ùifamile? lo avrei voluto fare la pediatra e la psicanalisi infantile l'ho praticata quasi esclusivamente dentro delle strutture ospedaliere. assai poco nel mio studio privato. Ho invece avuto incura degli adulti in analisi classica. sul divano. All'ospedale avevo fallo il mio ingresso in qualità di pediatra e mi accadeva di dover supplire qualche interno, cosa che facevo di buon grado non appena mi si presentava l'opportunità, anche in occasione di guardie notturne che a me interessavano tantissimo. Mi ponevo all'ascolto dei bambini come si fa con gli adulti, vale a dire con ritmo regolare, cercando di menerei quello che Madame Sophie Morgcnstem mi aveva insegnato. Quando i bambini non avevano voglia di parlare, disegnavano. A parlare sarebbero stati poi i loro disegni. Se tuttavia essi non avessero parlato il loro disegno. non l'avrei parlato neppur io. Spettava a loro l'esprimersi tramite un linguaggio grafico che li spingeva a raccontare le fantasie che quel disegno metteva in campo per proseguire poi così, con un altro disegno. I bambini fanno delle strisce. dei fumcui, che consentono di porsi in ascolto delle fantasie che disegnano. A tultociò iohoaggiun10 un·a11ivi1àdi modellaggio plastico. qualcosa cioè che prende corpo in Ire dimensioni perché avevo avuto modo di constatare che alcuni soggetti si esprimevano assai meglio con questi mezzi che non tramite il disegno. Per allri avveniva il contrario. Ma la possibilità di poter modellare e rimodellare di continuo. facendo evolvere assieme fantasie e creazione plastica è, per un bambino, estremamente imponante. Così le forme si vedono. È stata del resto quest'attività che mi ha guidato a capire come agiva l'immagine inconscia del corpo attraverso cui un bambino s'esprime senza saperlo. Egli rappresenta questa immagine, Ira.mite il fare plastico, come in uno specchio e si può constatare come cene immagini tomino a ripresentarsi in corrispondenza di determinati stadi erotici dell'infanzia. È stato proprio questo a pom1i sulle tracce dell'immagine del corpo: si possono avere sia immagini parziali del corpo. sia imm;ìgini della rappresentazione del soggetto, attraverso una raffigurazione del corpo che secondo lui lo rappresenta globalmente o rappresenta globalmente qualcun altro. È stato così che ho potuto rendem1i conto di come. ad esempio, alcuni bambini rappresentassero un adulto in veste di poltrona. E ciò era una consc4 guenza del loro modo di 1x1rlare le loro fantasie tramite grafia o modellazione. Tutto questo apre un immenso terri1orio ali' immaginazione infan1ile

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