Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

I a VISTA DALLA LUNA ~ ~ :i Chissà, probabilmente è vero che tra la terra e il cielo vivono infiniti spiriti e demoni - come molti abitanti del nostro pianeta credono - , ma queste presenze misteriose forse non casualmente incarnano poteri straordinari laddove la concretezza del rapporto dell'uomo e dei bambini con la natura assume fonne terribili. Terribili pcrché è durissimo sopravvivere, in molte regioni del pianeta. perché in tanti non arrivano a fare un raccolto sufficiente a sfamare se stessi e i propri figli. Rappresenta dunque un luogo, la campagna povera del mondo, da cui molti cercano di affrancarsi. da cui molti fuggono. spesso approdando all'inforno di smisurate metropoli, dove la fame talvolta è ancora più grande e ancora più dura è la vita. Noi occidentali. se vogliamo confrontarci con queste culture e con il loro contraddittorio impallo con il mondo "sviluppato", non possiamo negare che grandissima parte della nostra cultura è nata dall'affrancamento dalla natur.:1. E che capire la profondità di questa frattura originaria ha molto a che vedere con le nostre difficoltà nel I.intendere i mali della terra e nell'affrontare le devastazioni che lo sviluppo ha scaricato sul pianeta. Poi c'è il problema della fatica. Della straordinaria fatica fisica a cui sono sottoposti i corpi di coloro che cercano di vivere in molte regioni del sud del mondo. E allora mi domando: forse riniziazione su questo soprattutto si fonda. Ha le sue radici nel bisogno di stabilire un rapporto con queJ/a natura. così dura. Trova il suo senso nella necessità di forgiare un corpo che sappia resistere a q11ella fatica. tremenda. Così per me. in questo momento. la parola iniziazione perde quella sorta di alone. forse un po' nostalgico, che talvolta gli abbiamo attribuito in questi anni, per diventare una realtà cruda e per certi ve~i anche terribile. Si può assumere la lacerazione come interna a noi stessi? Certo, i bambini indigeni delle montagne dcll'lxil devono essere iniziali perché, se non iniziati. cadranno sotto il pesante carico della legna. Sono sottoposti a prove diverse. in diverse età, perché altrimenti mai potrebbero sopravvivere. come infatti. drammaticamente, capita a molti. Ecco che allora la scolarizz'hzione di massa, assicurata a quasi tutti i nostri tigli in Occidente. così come i lussi stupidamente necessari in cui vivono bambini stracolmi di inutilità, giochi di plastica e vuoti a perdere, costituiscono l'esito ultimo. in ordine di tempo. del nostro affrancamento dalla natura e dalla fatica tisica. Così mi trovo oggi a non sapere cosa vuol dire educare noi stessi, o educare i ragazzi alla comprensione che /'umanità è un corpo lacerato sul nostro pianeta. Nonostante pensi profondamente e creda che comunque, in qualche forma. in qualche modo. questa lacerazione dobbiamo pur assumerla nella nostra vita. Altrimenti è forte il rischio di divenire - e proba bi Imen le siamo già divenuti da tempo - un DINTIIO LA SCUOLA popolo cattivo(non riesco a pensare un 'altra parola). Un popolo sempre più razzista. sempre più disposto alla violenza nella difesa dei suoi privilegi di parte. di corporazione. di regione. Un popolo da cui ci si può aspettare di tutto. Noi ci stupiamo tanto delle cose orribili che accadono in quella che fu la Jugoslavia. Ma forse quell'orrore potrà un giorno gennogliare anche qui ... Se non riusciamo a stabilire un rapporto con l',mumità lacerata, infatti, io credo che noi corriamo il rischio di pcrdere, culturalmente. ogni punto di riferimento. E credo sia un rischio grosso per noi che, come uomini e come educatori, vogliamo continuare a ricercare vie per non identificarci comple1ame11tceon il presente. Trovo infatti questo presente onibilecomplessivamente, nonostante le molte cose belle e i frammenti di resistenza e di vita che è possibile rintracciare in giro. Mi domando allora. davvero senza nessuna risposta: come è possibile educare i bambini ad essere felici eal tempo stesso cercare di far scopriree comunicare a loro che questa umanità lacerata non può non corrispondere a una qualche lacerazione interna a ciascuno di noi? Lacerazione risolvibile certo nei modi più diversi: con l'oblio, con il cinismo, oppure continuando a cercare strade sensate ed efficaci per opporci agli orrori del mondo. Riassumo dunque così il contrasto che vivo. Vorrei educare in un contesto sereno alla realizzazione di sé i bambini che incontro, maso che se un uomo è interamente feliceoggi. loè perché dimentica. perché si priva (volontariamente o meno) della sua capacità di essere sveglio e attento, della sua capacità di comprendere e di entrare in relazione con la storia e con la realtà del mondo. Giochi arricani ed antenati umbri Mi è capitato di recente con i bambini un episodio che voglio raccontare. per concludere. Viaggiando in pullman, alla solita sosta in un autogrill, quasi tutti i bambini scesi hanno voluto assolutamente che sì comprasse loro qualcosa. Ci accompagnavano le 1nadri, così ogni desiderio irrefrenabile d'acquisto è stato esaudito. lo ero un po· scandalizzato, perché questa prepotente febbre d'acquisto non corrispondeva affatto ad un reale desiderio dei giocattoli in questione. Era una sorta di droga. improvvisamente necessaria ma effimera. Infatti, puntualmente. poco dopo, quegli stessi oggetti, desiderati fino al pianto. venivano perduti, rotti o abbandonati. Piuttosto irritato di fronte a questo episodio, del resto abituale, il giorno dopo. a scuola. ho cercato di non fare un discorso inutilmente moralistico ed ho presentato ai bambini, piuttosto. delle bellissime immagini di giocanoli costruiti da bambini neri. contenute in un libro intitolatO L 'av\•emum di crescere nel c:011ti11e1n1etreo. Poi li ho sfidati a costruire anche loro oggetti con materiali poveri. dì recupero. Con stupore ho visto arrivare nella classe. nelle settimane successive. camion e treni di legno. flessuose bambole di

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