Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

DINTIIO LA SCUOLA Riti, cerimonie e difficili incontri Abbiamo panecipato a un rituale indiano proposto da un uomo di medicina apache: la cerimoniadella pipa,accompagnatadallacostruzione e dalla messa in opera di una capanna sudatoria, dove si è svolto un rituale di purificazione. Abbiamo ospitato il rituale della Lila. portato dalla confraternita degli Gnawa di Marrakech, provenienti dal Marocco. Una cerimonia sincretica che alle parole dell'Islam unisce pratiche di culti animisti africani, realizzati in una notte di musica e danze, che accompagnavano il sacrificio di un caprone, nella ricostnizione che raccontava l'antico mito Gnawa sull'origine del mondo. Abbiamo ascoltato i canti dei Bawl, monaci pazzi del Bengala. predicatori erranti senza casa, unici, in India, a non avere mai riconosciuto il sistema delle caste. Abbiamo infine imparalo e sperimentato i mouvmems, una sorta dì saluto al sole, messo in forma da Grotowski e dai suoi collaboratori al tempo del 1ealrodelle sorgenti, portato a Cenci da Jairo Cuesta. un attore colombiano. I mouvmems forse sono una azione fisica per sviluppare l'attenzioneaciòcheci circonda, forse sono una cerimonia sincreticaadatiaachi cerca la concentrazionc. lon1anoda richieste di fede precos1i1uitee rigide. Non so se sia vero quel che mi è capitato talvolta di pensare: che a Cenci, oltre a bambini. ragazzi e insegnanti, arrivano auori che desidererebbero essere monaci e monaci che vorrebbero divenire attori ... Certo è che la casa dove vivo da dodici anni è un luogo di incontri e di tentati intrecci. di cui non sempre è facile cogliere il senso. Così capita che. frequentando uomini così diversi. venga davvero voglia di inwntare cerimonie. come suggeriva Wittgenstein. E tuttavia mi domando: questo nostro vagare per il mondo delle tradizioni. dei rituali e di un certo teatro, che relazione ha con l'educazione? E poi: quale incontro è possibile tra culture tanto distanti? Per tentare di rispondere a queste domande aperte siamo partiti dalla corposità irriducibile degli elementi primari. In ahri termini: forse io non arriverò mai a capire cosa/a uno sciamano apache, quando prepara la cerimonia della capanna sudatoria. Credo sia davvero molto difficile, infaui, l'incontro pieno tra culture lontane. Tuuavia il fuoco è il fuoco. E mentre l'uomo di medicina lo alimenta. io.che sono di fronte a quel fuoco insieme a lui. mi scaldo dello stesso calore. li sudore del miocorpq è come quello del suo, anche se vi associo immagini differenti. L'evidenza del rapporto diretto con gli clementi naturali non potrebbe dunque costituire un tramite efficace? Questa credo sia una del le piccole illusioni che in questi anni ci hanno accompagnato. Pensare che certo è difficilissimo entrare nella cultura e nel modo di guardare di un altro, e che tuttavia un avvicinamento è possìbilequ;indo c'è una pratica condivisa. accompagnata da una curiosità sincera e da una predisposizione (lmicl,ei·o/e. E allora davvero l'azione che ha un.carattere rituale può divenire un possibile tramite non solo tra noi e la natura. tra ciascuno di noi e se stesso. ma anche tra noi ed altre culture. Immagini della memoria e immagini che feriscono Nelle immagini in cui si deposita, nella mia memoria. il senso educativo dei percorsi proposti a Cenci. ci sono bambini che cercano la strada nel bosco di notte, ci sono corpi che cercano organicità nel movimento, c'è il lungo e lento cainmino verso l'alba e la ricerca di una concentrazione che può aprire il nostro sguardo agli elementi del cosmo. C'è il giocare con il fuoco la notte e il tentare di riconoscere quali percorsi compiono in cielo gli astri nouumi .. Mi sposto ora rapidamente lontano nello spazio e ricordo l'immaginedi due bambini piccolissimi. carichi di un pesante fardello di legna, che camminano affaticali per un sentiero. Sono i bambini indigeni ixil. che ho incontrato questa estate nelle montagne alte del Guatemala. Che rapporto c"è tra queste immagini, che mi si presentano sovrapposte e contrapposte nella memoria? Cosa lega la ricerca di un rapporto più diretto con la natura. da parte di bambini privilegiati dell'occidente. al durissimo rapporto con la natura. fatto di sofferenza e fatica. vissuto da milioni e milioni di bambini in altre parti del mondo? Non ho risposta a queste domande. Solo un certo senso di angustia, o addirittura di sc;mdalo. Tante volle ci siamo dclii che nel modo in cui educhiamo i bambini a scuola. e non solo a scuola. manca ormai completamente l'elemento iniziatico. Manca l'iniziazione come sfida. come momento in cui il ragazzo può stare solo e in qualche modo confrontarsi con se stesso. aiutato da un grande. da un adulto che sia cap:1cedi creare uno spazio in cui il ragazzo riesca a riconoscersi. Anche come genitore. molte volte ho sentito quanto è carente la nostra cultura rispetto ai passaggi di crescita offerti dal vivere sociale ai nostri figli. Il nostro lavorare nella natura in solitudine. in silenzio, in situazione di concentrazione, credo sia soprattutto questo che ricerca e che propone ai ragazzi. tentando una sorta di avvicinamento a quella che. nella tradizione antropologica. si chiama iniziazione. Ecco, incontrando e lavorando con ì bambini indigeni del Guatemala, questa estate. ho pensato che l'uso della parola i11i:.ia:.ione, tra noi è stata più che altro una metafora. una immagine. mentre l'i11iz.it,zio11e, tra chi ancora la pratica. probabilmente rappresenta qualcosa di più semplice e di più concreto, rappresenta una necessità che ha anche un suo aspetto terribile. Perché la natura e la terra. per la maggioranza della popolazione del nostro pianeta. sono. ancora oggi. un nemico tremendo. La terra costituisce la fonte principale di vita in vastissime regioni del pianeta. e dunque è un elemento con cui si stabilisce un rapporto profondissimo e intenso. e da cui può derivare anche una ricchezza spiritualeenonnc. ma spesso ha caratteri assai duri. LA TERRA 17 < ! I

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==