Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

I 6 VISTA DAUA LUNA ;;i ~ ~ meditazione o di semplice attenzione, in culture diverse tra loro, i corpi di coloro che cercano la concentrazione si trovano in una posizione analo• ga: immobile e al tempo stessodinamica. in equilibrio instabile, all'erta. al limite dello squilibrio. Quando le pratiche religiose a cui sono legaie queste dinamiche del corpo si cristallizzano o is1i1uzionalizzanod. 'un tratto i corpi si rilasciano, ci si siede. All'equilibrio dinamico, che permette lo stato di allerta individuale, personale. si sostituisce una posizione rilassatadi abbandono, si sostituisce la delega ad una istituzione o ad una ortodossia. Questa immagine è rimasta con forzadentrodi me, perché forse un nostro problema sta nel ritrovare quel/li posizione, ritrovare quelle azioni del corpo, quel lipo di relazio,ii con le cose e con il mondo, che ci restituiscano l'auenzionc necessaria. Negli anni che sono seguiti a quell'incontro, decisivo e vitale per noi. posso dire che ci siamo appassionati a sperimentare cosa tutto questo potesse avere a che fare con l'educazione. La ricerca della casa-laboratorio di Cenci In un piccolo gruppo, a Cenci. abbiamo spcrimcnlato pratiche e azioni nella natura che ci aiutassero a essere c,uenti. E poi. in seguito, pratiche e azioni nella natura da proporre ai bambini e ai ragazzi che in quegli anni cominciavano a frequenlare i nostri campi-scuola. Si può educare all'attenzione? Ci può essere DINTRO LA SCUOLA un educatore allento? Possiamo creare delle condizioni in cui il maestro sia in una disposizione umana in grado di cogliere ciò che accade? Questa, in fondo, volendo andare al nocciolo, è stata la ricerca che abbiamo praticato per anni a Cenci. Una ricerca sul teatro della natura, sul teatro degli elementi, in cui cercavamo di imparare ad essere spettatori del teatro del cosmo e del nostro stesso teatro interiore. In cui abbiamo cercalo di dare ai bambini il senso dell'attesa, il senso della scoperta, il senso della passività attenta. Noi insegnanti sempre, in classe, facciamo in cérto modo teatro. Dunque credo sarebbe una buona cosa accorgerci di come ci poniamo nei confronti degli a.I lievi. essere coscienti dellamessa in scena che attuiamo nel processo educa1ivo. Ecco, negli ultimi anni, credo che abbiamo lavorato molto su questo. E il passaredall'esterno all'interno. dalle noni fuori in attesa dell'alba al silenzio che pennette di vedere scorrere i propri pensieri, è cosa che può aiutare molto un educatore. anche quando torna a lavorare in classe. perché la creazione di un contesto d'ascolto reciproco parte innanzituno da come si pone chi insegna. Ma a questo punto devo accennare, riguardo alle nostre personali fonti di ispirazione. o forse riguardo ad una superstizione che abbiamo coltivato ultimamente, ciò che ad esempio è accaduto durante una delle ultime estati a Cenci. Tra giugno a settembre ci è capitato di ospitare e di partecipare a diversi incontri e cerimonie.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==