Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

DINftO LA SCUOLA proprie maschere sovrapposte. che il vivere socia• le e le nostre esperienze personali avevano contri· bui lo a costruire dentro e intorno aciascuno di noi. Il teatro, in questa ipotesi di lavoro, diveniva uno straordinario terreno educativo, perché ci permetteva di scoprirci diversi. ·10non penso proprio che noi possiamo essere tutto. Penso che siamo solo qualche possibilità, tra le infinite. e che passiamo la vita intera a ricercare qual è davvero il nostro carattere. la nostraqualilà. Certo. come maestri, noi dobbiamo opporci con fermezza quando vediamo negato ai bambini il gioco delle libere possibilità. Un buon educatore penso debba sempre sforzarsi di costruire un con• testo in cui il bambino possa riuscire ad essere il più libero possibile nella ricerca di se stesso. Ma questo11on vuol dire che tutti possono essere tutto. Al contrario, che ognuno ha il diritto di avere tempo e spazio per cercare la sua specifica qualità. La scoperta della lentezza Quello che ho imparato nell'incontro con l'educazione, nel passaggio da un pensare politico ad un pensare educa1ivo, è stata la scoperta della lentezza. La relazione educativa costituisce un buon vaccino contro le scorciatoie di un pensare sempre per rotture e per rivoluzioni. Nel processo educativo risulta infatti evidente che quasi sempre le forzature sì pagano. Forse questo è vero anche nei rivolgimenti sociali, non so. Certo la storia di come sono andate molte rivoluzioni, in questo fine secolo, rimeue incausa molti sogni e moltecertez. ze passate. Nell'educazione sappiamo che quando acceleriamo il passo quasi mai arriviamo prima. Spesso non arriviamo proprio o arriviamo da un'altra parte. E questa, per me. è stata una grande lezione, anche se la scuola vorrebbe dimenticarla. Vivia• mo disgraziatamente, infaui, in una scuola della velocità, delle campanelle, di ritmi d'apprendi• mento che tendono all'accelerazione. Una scuola dove gli insegnanti sono spesso stressati etrasmct• tono il loro stress ai bambini. Un altro insegnamento che ho ricevuto ncll'in• contro con il mondo dell'educazione riguarda la scopenadellagioìadel rituale. Sinceramente devo dire che, per anni. tutto ciò che aveva un qualche sapore di rituale mi sembrava cosa da fuggire. Rituale era ciò che mi dava la sensazione che tutto ritorna sempre uguale. E per noi che avevamo il culto del movimento, delle trasformazioni, della lotta continua, ciò che torna sempre su se stesso lo vivevamo come nemico. Nell'educazione. invece. l'elemento rituale è fondamentale. Ciò che fa crescere, che approfondisce una relazione. infatti, sta nella capacità di ritornare con costanza nello stesso luogo. nel ritrovare insieme elementi che si ripetono. e che ci permettono di misurare la nostra crescita. Mi ricordo che. quando cominciai a lavorare nella scuola materna. il cerchio mattutino con i bambini. tuui i giorni, in cui ci raccontavamo i sogni della notte, le nostre immagin.izioni e le nostre paure. non era un appuntamento qualsiasi, era un luogo di crescit.a. di attesa, di speranza di ascolto e di incontro. Crescere insieme trovando un ritmo che unisce il gruppo, ancora adesso è una delle maggiori fonti di felicità. per me, nella scuola. E, per aggiungere ancora una notazione personale. devo confessare che il mio incontro con il cielo cd i cicli celesti, il mio appassionarmi ai tempi e ai ritmi del cosmo, viene dal mio incontro con i bambini. Prima, ad essere sincero. avevo un certo fasti• dio per le stagioni. Mi sembravano monotone e ingombranti ... Sognavo per l'umanità tempi ben più rapidi ed ero convinto che il freddo e il caldo si misurassero nelle tensioni sociali. Come durante l'autunno caldo. E invece no. Le stagioni ci sono. È alla pioggia che si lega la vita, e la natura ci ripete continua• mente imponan1i lezioni di pazienza. Credo non sia certo per caso che l'idea di rivoluzione. legata all'idea del progresso e dello sviluppo. sia cosa nata nelle città. tra gli intellel• tuali e gli operai, che hanno sempre visto i conta• dini come nemici. In campagna si ha un'altra idea del tempo. E forse solo quando capiremo bene quali relazioni si possono stabilire tra questi due tempi potremo immaginare un futuro meno distruttivo. se mai sarà possibile ... Per tornare a me, devo molto ai bambini, che mi hanno permesso di guardare. e forse di accetta• re con maggiore serenità i ritmi del cosmo. Un altro incontro, tuttavia. ha contribuito a trasforma• re molle mie convinzioni: l'incontro con il teatro delle sorgenti diretto da Jerzy Grotowski. Grotowski e l'uomo attento Grotowski è un regista polacco che, all'inizio degli anni ·so. stava conducendo una ricerca di cui credo di avere colto un punto, per me sostanziale. La ricerca di cosa nell'uomo può suscitare l'attenzione. Di chi sia e come sia, in concreto. un uomo attento. La ricerca delle pratiche che, nelle diverse culture, contribuiscono a rcndereatten10 un uomo. Allento al luogo dove si trova a vivere. attento a se stesso, forse attento agli altri. Gro1owski, che è un uomo che quando intende sviscerare un problema ci lavora con intensità straordinaria. quando è passalo per la casa-laboratorio di Cenci lavorava con un gruppo intercuJtu. raie. Era evidente infatti. per lui, che lavorare con genie delJ'lndia, di Haiti, della Colombia. della Polonia e del Messico era necessario. perché il suo percorso cercava di andare verso le radici, le fonti precultura/i dell'organicità dell'uomo. alla ricerca dell'ipotesi di una presunta unità o radice CO· mune. precedente o ad un diverso livello rispe110 al differenziarsi delle culture. La sua era una ricerca di azioni fisiche che potevano essere comuni a uomini diversi, perché estremamente semplici. e tuttavia stmtlurate in modo rigoroso. Questa sorta di sanscrito corporeo, di lingua originaria del corpo, inseguita da Gro1owski, ere• do si fondi su una idea di umanità. Una umanità che. nelle sue radici ed origini. ancora vive in alcune tradizioni, perché figlia di un unico tronco o derivante da un seme comune. Ricordo un suo esempio. per me illuminante. In diverse pratiche legate a momenti di culto, di LA TERRA 15 < a i E i

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