Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

DIN'TWO AL SCUOLA LATERRA I~ te. Conrinuiamo a vivere insieme credendo in ciò che facciamo, e la com•ivcnza funziona. Tullo si ba.sasulla fiducia reciproca in merito alla buona fede delr altro: anche reputando l'altro in torto, se ne comprende la buona fede. Di fronte a nodi cosl complessi da sciogliere adouiamo generalmente la seguente procedura: ci sediamo tutti insieme e. con l'aiuto di uno psicologo. lasciamo che tulio il "veleno·· esca da noi. Scaricate in tal modo le tensioni l'atmosfera si è risanata: cos'è Nevè Shalom. se non un luogo dove ognuno deve poter vivere. esistere per quello che è cd esprimere la propria identità.? chi è differente da noi. attraverso lo strumento della scuola. Lavorare con loro è più semplice, perché sono esenti dai traumi che quasi ogni adulto, in questo paese. reca impressi nella carne (un parente ucciso, la casa distrut• ra...) - speriamo che questo possa dare, un giorno. i suoi frutti... posto che provenienti da villaggi vicini. di età compresa fra i seie i tredici anni; oltre a ciò organizziamo seminari per ragazzi dai quindici ai diciouo anni che frequentano scuole diverse. Questi ultimi vengono preventivamente preparali da uno dei nostri educatori. un arabo per classi arabe e un ebreo per classi ebraiche. Quindi una classe di ragazzi arabi e una classe di ragazzi ebrei vengono invitate a Nevè Shalom, dove soggiornano per la durata del seminario. Ciascuno arriva pensando di avere ragione al cento per cento. e l'impatto con le ragioni dell'altro è traumatico maestremamente costrunivo: ritorneranno a casa col genne del dubbio. I raga7..z.cihe hanno condiviso con noi quest'esperienza sono già quattordicimila. Cosadifferenzia i programmidellaScuola per la Pace rispetto alle altre? li nostro grande obiettivo, comunque, ri• mane la fonnazionedei giovani ad una cultura della pace, della conoscenza e del rispetto per Il programma ufficiale viene da noi insegnato nelle due lingue del Paese. l'arabo e l'ebraico: inoltre promuoviamo attività educative finalizzate a far incontrare i ragazzi delle due comunità, inducendoli a rispettarsi reciprocamente. La scuola vera e propria è frequentata da un'ottantina di bambini sia del Franco lorenwni Dove cerca lo sguardo Pensare polltlco e pensare educativo Franco Lorenzonl (Roma 1953), maestro elementare, è coordinatore della ricerca educativa presso la Casa Laboratorio di Cenci (Amelia, Umbria). Ha pubblicalo Con il cielo negli occhi (Marcon 1991). Ciò che in questo momento più mi mette in crisi nella mia veste di insegnante ha la forma di una domanda: possiamo dirci uomini senza avere una sensazione. una immagine, un concetto di umanità? Uma11i1à è una parola as1ratta. E l'assenza di un senso pieno da dare a questa parola io la sento come una mancanza enonne. Sinceramente, infatti, mi sembra davvero difficile avere una idea di uma11irà in questo momento, su questo nostro pianeta. Ecredo sia una sensazione che molti altri condividono, di fronte a molte immagini che ci circondano. Ho letto inquesti giorni un intervento di Eugenio Barba. un regista teatrale appassionato di uomini, culture e diversità, in cui parla, tra l'altro, della necessità di "esplorare vie, per non identificarci totalmente con il presente". Ecco, credo davvero che questo è un ncxlo molto importante per chi cerca di essere educatore oggi. Noi educatori stiamo prevalentemente in una struttura assai rigida, la scuola, che è una istituzione concepita e 1enuta in vita per adeguare l'infanzia al presente. E allora, in quali contraddizioni ci imbattiamo, quando cerchiamo strade per non identificarci totalmente con il presente? Dove cerca lo sguardo, nei periodi di incertezza Nei momenti di crisi, quando sento che c'è qualcosa che non funziona. mi capita di ripensare alla mia vitae alla mia storia. Equesto credo capiti a molti. Per cui farò un giro un po· lungo per provare ad affrontare alcune domande. ma questo giro per me è necessario, perché sen10 il bisogno di riallacciare fili lontani del mio percorso pel'Sonale. Per molti anni ciò che mi dava l'idea di 11manità era la sensazione che al mondo fosse importante tutto ciò che si muoveva. Quando c'era movimento avevo la sensazione di poter riconoscere, in chi era pur lontano e diverso da me, un appartenente allo stesso mio popolo, un fratello. Ho vissuto due anni in Portogallo. in tempi di grandi rivolgimenti, con la sensazione fortissima di essere a casa mia. Non pensavo proprio di essere all'estero, allora, perché quel movimento, quella rivoluzione. che seguiva 48 anni di fascismo. la sen1ivo come mia, e coloro che si muovevano lì sentivo appartenere alla mia stessa patria, una sorta di pa1riaimmaginaria popolata dalla "futura umanità". Persino quando mi sono trovato in Mozambico, durante la festa dell'indipendenza-ed è stata davvero una enonne fortuna, per me, il potere partecipare a quelle giornate di straordinaria felicità di un popolo appena liberatosi da secoli di oppressione coloniale - non so bene per quale ragione. ma mi sentivo a casa, felice di partecipare a una festa di gente come mc, felice di condividere speranze che mi sembravano le stesse mie... Cerco di tornare a questi ricordi perché oggi. al contrario. quando tomo da viaggi in paesi lontani, ho sensazioni completamente opposte. Sento quanto è difficile. e forse impossibile, entrare nei sogni. negli ~guardi, nei pensieri di un altro. E questo mi capita particolannentc quando tomo da

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