12 VISTA DALLA LUNA ascoltare l'altro (cosa all'apparenza molto semplice ma. di fatto. estremamente difficile): non ad ascoltarlo per quello che noi vorremmo fosse. ma per come in verità è. (E,;m, 1reru11rapidosal1110Am1le Meigne,i,unofra ifondatori. insiemeaHussar,di Nevè Shalom, e responsllbiledel periodico che 11i sipubblica. "LeueradallaColli,ia,"di cui esiste anche wu, versione in italiano.) In che modo riusciste a realizz.are il vostroprogetto? Il lato più utopistico dell'utopia era il terreno: non avevamo denaro, ed eravamo privi di mezzi di influenza. Nel gennaio 1970. dopo un periodo di vane ricerche, venne a trovarmi, dicendo che aveva sentito parlare del nostro sogno, un uomo molto buono. padre Elie, abate del monastero trappista di Latroun. Ci offri. in cambio di un affino puramente simbolico, una collina di quaranta ettari. che non e~stata né abitata né coltivata dall'ep<>eabizantina, ovvero per più di mille anni; dunque un terreno mai stato arabo né ebraico, e che aveva fatto parte. dal '48 (anno della fondazione dello Stato di Israele) al '67. della "Terra di Nessuno" demilitarizzata e situata fra Israele e la parte di Palestina occupata a quel tempo dalla Giordania. Cominciarono così sei-selle anni di vita pionieristica; sulla collina, coperta da sassi e rovi. non c'erano né acqua né alberi. e l'assenza di strade la rendeva inaccessibile nei giorni di pioggia. Un vecchio autobus fu la prima casa e la prima cucina: ad esso seguì un cubo di legno. con il quale un immigrato da New York aveva portato le sue cose. Anne e gli altri donnivano in tende o capanne di legno; il primo edificio in muratura furono i bagni, costruiti nel 1977 grazie a una donazione di amici svizzeri - fino a quel momento ci eravamo serviti delle docce di un kibbutz situato a otto chilometri di distanza. dove face• vamo anche rifornimento giornaliero d'ac• qua. Le difficoltà materiali, tuttavia. non costituivano che una parte dei nostri problemi. Durante tutto questo primo periodo. infatti, ancora nessuna famiglia araba o ebrea aveva deciso di stabilirsi da noi. Ricevevamo.certo. numerose visite da parte degli uni o degli altri. persone in genere residenti nella zona: nonostante i commenti positivi, la nostra vita era considerata primitiva e precaria, un rischio troppo grosso da correre per chi aveva dei bambini e un lavoro sicuro. Nevè Shalom continuava però a esistere grazie ai giovani di ogni nazionalità (australiani. canadesi, statunitensi, tedeschi, olandesi} che. attraiti dalla spontaneità e dall'essenzialità del nostro tipo di vita, venivano a visitarci e soggiornavano. per periodi più o meno lunghi. da noi. Nel luglio 1977. finalmente, una famiglia di edu• catori ebrei proveniente dal villaggio di BenShemen si stabilì sulla collina: altre famiglie arabe ed ebree segulrono. nel giro di pochi mesi. il loro esempio. Graz.ieai continui aiuti di amici e sostenitori ci avvicinammo a poco a poco ad una moderata civilizzazione; l'attuale comunità risale al 1979. anno in cui furono poste le basi di quella che doveva diventare la Scuola per la Pace. Parlùmw di Ne~·t Sltalom oggi: quame perso,reci vivono. quali attività vi si svolgo• 110, come viene amministrato... Attualmente abitano a Nevè Shalom venti famiglie, ed abbiamo raggiunto da poco. con la nascita di due nuovi bimbi. la parità assoluta fra ebrei e arabi. ottanta persone in tutto (la percentuale di arabi israeliani nell'intero Paese è del 18 percento-da questa stima sono esclusi i palestinesi dei Territori Occupati, che non possono risiedere in Israele e per i quali vige una differente amministrazione}. La struuura del villaggio è democratica: l'assemblea generale, che si riunisce periodicamente per decidere su ogni questione pratico-amministrativa (sull'ordinaria amministrazione è sufficiente la maggioranza semplice. per le decisioni importanti sono necessari i due teni dei voti). elegge annualmente un esecutivo, fonnatoda un segretario e una giunta. Inoltre si costituiscono comitati su singole questioni e attività. Per quanto riguarda la gestione socioeconomica ci eravamo orientati, in un primo tempo, verso il modello dei kibb,m.im. in cui ognuno mette le proprie capacità lavorative al servizio della comunità. che è strutturata inmodo da soddisfare tutte le esigenze dei suoi membri (mense, servizi, ecc.}. Ben presto ci accorgemmo che tutto ciò nel nostro caso non funzionava: ebrei e arabi palestinesi hanno tradizioni. abitudini e cucine diverse. Così ci siamo organizzati come una specie di moshav: le famiglie sono il nucleo primario della nostra comunità. ed ogni famiglia ha la propria casa dove, nel tempo libero, fa quel loche vuole. In ciascuna famiglia. mediamente. uno dei coniugi lavora nel villaggio ed uno fuori, generalmente a Gerusalemme o Tel Aviv. Fra questi ultimi vi sono professionis1i affennati (medici. psichiatri. professori universitari), mentre chi lavora a Nevè Shalom percepisce un salario piuttosto basso rispetto alla media israeliana. Diverse sono le attività che svolgiamo sulla collina. La terra si è rivelata particolarmente inadatta alle opere agricole, ma nonostante questo abbiamo tremila ulivi e una coltivazione di mandorli. cui vanno aggiunte colture stagionali. La Scuola per la Pace. che comprende asilo nido. scuola materna e scuola elementare. assorbe diverse persone. assieme all'ostello e ad un albergo inaugurato solo qualche mese fa (casette basse in stile mediorientale immer/e nel verde, con affaccio sulla pianura sonostante, ndr). Vi è inoltre un pie• colo negozio di artigianato. ed effettuiamo lavori di meccanica e ripa.razioni. Ciò non significa che abbiamo risolto definitivamente le nostre difficoltà economiche: proprio recentemente è emerso un intricato problema burocratico. in cui si mescolano legislazione israeliana e legislazione vaticana (il monastero di L..1troundipende infatti dal Vaticano), relativo alla possibilità o meno. da parte no• stra, di costruire sul terreno concessoci in affitto. L'unica maniera per risolverlo consisterebbe nell'acquistarlo. ma la somma OC· corrente è comple1amcnte al di fuori delle nostre possibilità. Confidiamo. ancora una volta. nell'aiuto di amici e sostenitori stranieIDUCA%10NI ALLA PACI ri. Abbiamo ancora molti progetti per il futuro. e contiamo di raddoppiare il numero dei membri della nostra comunità - le richieste che conlinuano ad arrivarci sono numerosissime ... Ancora due parole su una delle istituzioni del villaggio: Dumia, la e~ del silenzio. In un angolo isolato, una cupola bianca. con una vetrata aperta sulla valle. costituisce un ritiro per chiunque voglia appartarsi nella riflessione. nella meditazione o in preghiera.L'interno è spoglio e privo di simboli. Qiwli sono suite,fino a questomomemo, le problematiche legate alla co11vive11za? Ognuno. qui, sa che l'altro è venuto, come· lui. per cercare la pace - tuttavia ciascuno rimane fedele alla propria identità. e mantiene contatti con la propria gente e i villaggi di provenienza: non è nelle nostre intenzioni fare marmellate di idee o religioni. Non cerchiamo di risolvere il confliuo (questione politica che esula dalle nostre competenze). ma di vivere co11 il conflilto. Se le inevitabili scelte di compromesso legate alla gestione delle cose comuni sono accettate da tutti con facilità. le questioni insolute di natura ideologica o politica hanno creato, talvolta. tensioni anche profonde. Qualche esempio. Uno dei primi problemi di convivenza che ci trovammo ad affrontare fu la definizione del giorno di riposo senimanale. Ogni religione ne prevede uno diverso: venerdì per i mussulmani, sabato per gli ebrei e domenica per i cristiani. Venne, di comune accordo. scelto il sabato: da parte dei cristiani fu accettato come una sorta di ritorno alle origini della loro fede. e da parte dei mussulmani perché il loro giorno di preghiera. contrariamente agli ebrei, non deve necessariamente coincidere con il riposo dal lavoro. Per quanto riguarda le al1re feste religiose ogni gruppo ne sceglie una all'anno da celebra.re tuui insième (non tanto sul piano religioso quanto su quello cuhurale). ed osserva le rimanenti fra le proprie mura dome..,;tiche. Lo scorso anno abbiamo festeggiato la Pasqua ebraica. la nascita del Profeta e il Natale. Diverso il discorso su questioni come I' Intifada o la Guerra del Golfo, rivela1esi non componibili - questo nonostante il fano che nessuno, fra gli ebrei di Nevè Shalom. condivida l'occupazione dei Territori da pane di Israele. Dal canto loro. i palestinesi che abitano qui, per quanto di nazionalità israeliana, si identificano totalmente con quelli dei Territori Qccupati, con cui hanno comaui e relazioni. Questo ha portato. nel caso specifico della Guerra del Golfo. ad una netta contrapposizione: tutti gli arabi speravano nella vittoria di Saddam, visto come un potenziale nuovo Saladino. sostenendo in 1almodo la linea di Arafat e dell'OLP: gli ebrei. seppur perplessi nei confron1ide\l' intervento annaio. consideravano la viuoria del campo americano come il male minore. Che conseg11e11hzea avuto umo ciò? Affronrnre situazioni del genere non è Stato ceno facile. tunavia le abbiamo supera-
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