pucAZJON8 AUA f'ACI mocostruitocon attenzione. nellaconvinz.ione che venisse souoposto ai responsabili in tempi utili. Tulle le carenze già riscontrate nel corso del primo campo. in particolare quelle relati\'Callacomposizione delle delegazioni e alla scchaclcirispettivileaders.sonodivenute più macroscopiche.Tunavia 1u11ì hannopotu• 10 constatareche l'arrivo del gruppo italiano ha avviato a soluzione qualche problema. in particolare quello legato an· isolamento di al• cuni ragazzi. soprauutto Palestinesi. Questo ha fotto sì che, nelle valutazioni conclusive. 1uni. salvo qualche rarissimaeccezione, siano stati concordi nel ritenere indispensabile la presenzaitaliana.nelsensoe secondolo spi• rito e le modalità da sempre sostenute da tutti noi. Al termine di quelle giornate trascorse insiememi sembrava. forse con un giudizio troppo affrettato. che l'esperien7,4 fosse più deludente rispc110a quella passata. Oggi. a distanz.a di alcuni mesi. continuando ad incontrare la delegazione italiana. ho scopeno che molte sono le fila che, al di là delle giornate del campo. si sono allacciate: sono rap(X)ni personali. ·•triangolari" però. che. per lenera. per telefono. più intensamente che non la prima volta. proseguono. con rac:con1i.valulazioni. discussioni, in cui ciascuno "osa" mol1odi più che in passato. Credo che questo sia dipeso dal fauo che i nostri rag:>.z.zierano più preparati. più allenti rispetto aJla prima csperienz.a. e questo ha assunto un peso detenninante. Quanto sia accadendo in questi giorni (l'espulsione di ollre 400 Palestinesi. di cui parlano i giornali) rischia forse di compromettere la .. messa in cantiere .. di una nuova espericnz.a per il prossimo anno. ma non ha interrotto al momento. anzi ha stimolato la comunicazione. Di fronte a questi fatti. ciò che in noi è scamuo è staio un desiderio di panecipaz.ionc. la volontà non solo di sapere quello che sta accadendo. ma di esprimere, anche noi.opinioni e valutazioni cdi comunicarle a loro. in Israele-Palestina. Forse questo è già un risultato, al di là del progmmma ambiiioso di costruire qui un gruppo permanente di studio e di prevedere. nel corso dell'anno. almeno un seminario preliminare per quei giovani che dovranno. durante restate. assumere il ruolo di leaders all'interno delle diverse delega1.ioni. Resta ora apeno l'interrogativo: ci saran• no le condizioni per realizzare un nuovocam• po? Note I) Cfr. C. Cassano. ApprossimM,io11e, 11 Mulino. Bologna 1991. 2) H. si riferi~e ad uno dei campi profughi. dove vive, situato in West Bank. 3) Sono stati: Anna Baldll1.i.i e Carlo Benone nel 1991, Anna Buonagurclli e BarbaraCuni nel 1992. Responsabile del proget10 è stato. con me. Gian Domenico Cova. Un ringraziamento particolare a Raffoella Lambcni. che ha ,·olulo per prima quesca esperienza. LATERRA 11 Nevè Shalom-Waahat as-Salaam: un'Ipotesi di convivenza BrunoHussar a cura di Giovamra Rosadini Gerusalemme, dicembre 1992. Bruno Hussar ci riceve nel suo alloggio gerosolimitano. una piccola isola di silenzio e tranquillità non lontanadalleMuradellaCin.à Vecchia. La stanza dove ci accomodiamo è arredala in modo semplice e spartano- molli. e in diverse lingue. i libri sugli scaffali e sullo scriuoio: una piccola s1ufa elettrica mitiga il pungente freddo deccmbrino. Siamo qui per parlare di un 'esperienza unica nel suo genere: la libera e pocifica convivcn1..adiebrei e arabi palestinesi nel villaggio israeliano dì Ncvè Shalom• Waahat as-Salaam. Hussar ne è stato, vent'anni fa. il fondatore. Ebreo. di padre ungherese e madre francese. nasce nel 1911 in Egiuo. dove porta a compimento gli studi mcdi superiori diplomandosi al Liceo ltalianode!Cairo. Trasferitosi in Francia dopo la mone del padre. frequenta i corsi di ingegneria meccanica all"École Centra.le di Pari• gi. e inizia un percorso di ricerca e approfondimcn,o spirituale che. dalroriginario laicismo mutuato dai genitori. lo ponerà adentr.tre nell'ordine dei domenicani. Nonostante la conversione al canolicesimo manciene ben salda la propria identità ebraica. tan1Oda chiedere. negli anni Cinquanta. la ciuadinanza israeliana...Ha panecipato, in qualità di espcr• to di problemi ebraici. ai lavori del Concilio V.nicano Il: è stato inoltre membro della delegazione israeliana alle Na1.ioni Unite nel periodo immedi:uamcnte successivo alla Guerra dei Sci Giorni. Verso la fine degli anni Sessanta. avvertendo la necessità di tradurre nella pratica una vocazione rimasia fino a quel momen1Oes• scnzialmente intellettuale. Bruno Hussar ini• 1ia a pensare 3d una comunità dove ebrei e arabi di Israele potcs.scro vivere insieme. nel• la cooperazione e nell'uguaglianza. provando la fattibilità di una coabitazione fondala sul rispetto delle reciproche diffcrcn1,e. Ne\•è Shalom-Waahal as-Salaam (nome bilingue ebraico-arabo traducibile in i tal i anocome Oasi della Pace) è oggi un vìllagg.io situato a uguale dis1an1.ada Gerusalemme. Tel Aviv e la città palestinese di Ramallah. su una collina un tempo arida e disabitata ed ora ricca di vegetazione e animata dalla presenz.a di ottanta residenti. Ne"è Shafom.Waaha1 as-Salaam è SlalO proposto tre \Olle per il premio Nobel della pace. Giovanna Rondini (Genova 1963) si è laureata all'Università di Veneu& In Lingue e Jetterature orientali. Vive e lavora a Milano. Come 11acq11el'idea di Nevi Shalom• Waafu,t as•Salaam? Dopo la Guerra dei Sei Giorni ( 1967) cambiarono molte cose. Con l'unificazione di Gerusalemme il mondo arabo fece irruzione nella vita quotidiana della città, e nelle mie fantasticherie sul futuro del paese. Le preoc• cupaz.ioni che nutrivo circa la si1uazione di connitto fra i due popoli che abitano questa terra. ebrei e l)alestincsi. era.no condivise da alcuni amici. insieme ai quali decidemmo di dar vita ad un programma concreto. Vi ertmoambi 1x1les1i11esifra i·oi? Non ancora. &avamo una decina di per• sonc, ebrei. cristiani ebrei (esiste una comunilà ebraica in seno alla Chiesa cattolica) e cristiani. Alla base dei i·ostrì propositi c'era w, ideale religioso? No. Ne,·èShaklm nacqueesclusivamcnte dalla volontà di un grupp:,di amici israeliani. accomunali dal dolore e dall'amarezza nel constatare le incomprensioni e le fratture politiche che opponevano ebrei e arabi palesli• ncsi. Entrambi tuttora rivendicano la propria sovranità 1erri1orialc. e concepiscono la prescn,..adell'altro subordinata alla propria giu• risdi1.ione; 1u11ie due. sia pure con m01iva1.io,. ni diverse e a differenti livelli. hanno ragione. Posso citare in proposito un libro che inquadra bene il problema: si tratta di una raccolta di testi di Martin Bubcr. Una turo e d11t popoli. curata dal professor Paul Mendès Flohr dell'Università Ebraica. Tornando al nostro progetto. noi pensammo allora che occorresse fare qualcosa per abbauerc tutti i muri di ignoranza. paura e prevenzione. costruendo al loro pos1Oponti di rispetto. conoscenza ~iproca e. forse, amicizia. Cominciammo a sognare ... In Israele tulio comincia con un sogno. e qualche volta i sogni di\'cntano realtà. Pensammo ad un villaggio composto da abilanti provenienti dalle diverse comunità del paese, il cui scopo sarebbe stato duplice: in primo luogo provare. panendo dallu nostra esperienza, che la cocsistenz.a è possibile. a condizione di crederci e dedicarvi il massimo del proprio impegno. In secondo luogo costruire la cornice do,·e ambientare una scuola per la pace, in cui si potesse insegnare ad
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