Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

■DVCAZIONI ALLA PACI Ieri sono andato in una base militare nel Neghev e sono stato sottoposto a tre differenti tests (penso di averli fatti quasi bene) e ad un colloquio perché voglio andare nella divisio. ne carrista. Il colloquio è andato pressappoco cosl: D. Vuoi andare in una unitàcomballente? R. Sì. ceno. (No!!!!) D. Hai paura dell"esercito? R. Certamente no. (Ancora una menzo. gna.) D. Perché vuoi entrare nei carristi? R. Bla, bla. bla ... (una cosa. qualsiasi). ed è continualo cosi per circa mezz'ora con un sacco di domande stupide. Il senso di questo stupido colloquio è di fare una buona impressione e non importa se menti. Con i Palestinesi abbiamo avuto rim• pressione che non vogliano restare in contatto con noi ed in un ceno qual modo cercano di evitarci. Abbiamo organizzato una riunione con loro. ma l'hanno cancellata ··a causa. della situazione··. G.• 17 anni, Israeliano (Leuera giunta il 9 novembre 1992.) Sono. questi. alcuni passi di due lettere che mi sono giunte per caso a distanza di un solo giorno l'una dall'altra. Il messaggio che è contenuto in esse suggerisce. forse meglio di tante parole. che cosa siano quelle realtà per due giovani (così giovani) e che cosa significhi ritornare. dopo una parentesi come quella che hanno vissuto in Italia. con una consapevolezza nuova e nuove domande cui è difficile rispondere. Non occorrerebbe forse aggiungere altro nemmeno per fare comprendere di fronte a quali problemi si trovi chi. con il ruolo di educatore. condivida con loro un'esperienza per molti versi eccezionale comequestaed ancora quali interrogativi essa apra nei ragazzi italiani che hanno vissuto alcune settimane insieme con loro e che poi continuano corrispondenze come queste. I campi di pace sono iniziati per risponde• re ad una richiesta precisa giunta da quei gruppi che. in Israele e Palestina. volevano tentare lastrada del colloquio e dello scambio. impossibile da percorrere nella loro terra. ma perseguibile. forse. ··su un terreno neutro". in un mondo ..lontano e tranquillo". in un 'atmO• sfera distesa, quasi di festa e di divertimento. Sono dìvcnuti poi un·occasione imponante anche per quei giovani italiani che hanno avuto la possibilità di paneciparvi. Per loro questa è stata sen1.adubbio una grande opportunità di rinessione. di crescita individuale e collettiva. che ha lasciato un segno nelle loro vite. Più problematica. più difficile. con molti punti interrogativi la valutazione dell'esperienza per i giovani israeliani e palestinesi. I loro giudizi non ci aiutano sempre a capire. Molli parlano di esigenza di proseguire il cammino intrapreso. sopranutto in ques10 momento in cui il processo di pace appare minacciato. Qualcuno vorrebbe invece inter• romperlo. perché poi, una volta a casa. si accorge che nulla sta cambiando. Altri ancora finiscono col considerarlo come una parentesi interessante o semplicemente piacevole. forse anche importante: solo un bel ricordo. che non modifica tuttavia un percorso personale sul quale erano già avviati e che accettano di riprendere. Questi ultimi sono forse la maggior pane e per loro il rienlro nel quotidiano è meno traumatico. Tutti comunque ammettono di avere almeno capito che parlare si può. che il dialogo è difficile. ma non impossibile. perché anche gli altri sono persone, non ..,uni soldati'' o"tuui terroristi". E tuttavia resta. per chi ha assunto la responsabilità di condurre il campo, l'interrogativo di fondo: questo risultatoèsufficiente?Ci si puòriteneresoddisfat• ti? Ed infine: ne valeva la pena? Per quanto riguarda me stessa la risposta all'ultima domanda non può che essere affer• mmiva. anche se il coinvolgimento emotivo è inevitabi I mente così forteche si rischia qualche volta di venirne travolti. tanto che oggi è ancora molto difficile per me, anche se liberatorio. scriverne. Ma per loro, per ragazze e ragazzi costretti a bruciare la loro giovinez1.a ed a crescere cosl in fretta? I più, anche dopo qualche tempo rispondono che si è comunque trattato di un momento importante, che li ha resi più sicuri. più consapevoli. Per qualcuno però il prezzo da pagare non è forse troppo alto? Anche con la piena consapevolezza di tutti questi problemi e dunque operando una scelta difficile e non definiliva ho accettato questa ••impresa... Per scelta. ho tentato. senza spesso riuscirci. un ruolo(quellodi tutor. cosl lo abbiamo chiamato) che inevitabilmente implicava nello stesso tempo coinvolgimento emotivo e lucida razionalità. Ho preteso da me stessa. "un dentro-fuori'", per dir così. che mi pareva la scelta più giusta. ma em difficilissima da praticare. Significava volere con• sapevolmente ·•giocare", momento per momento. su due piani, quello affenivo e quello razionale: coinvolgimento e dislanza: equesto anche perché. soprattutto con i ragazzi palestinesi (ma non solo. nonostante le appa· renze) la ··chiave·· per comunicare davvero non passa quasi mai e solamente sul piano razionale. Il rischio. è evidente. era quello di soccombere. poiché questa scelta compona uno sfo17.ocon1inuo.Questo non è accaduto e credo di doverlo in primo luogo alle persone che mi hanno affiancato in questa esperienza ed in particolare. oltre che a chi è responsabile con me del progetto. ai giovani leaders italiani che sono stati inogni momentopreziosissimi3. La difficoltà era sempre la stessa: conservare lucidità. razionalità, capacità decisionale. "tenersi fuori siando dentro" e discutere sem• pre con tuni. di tutto. Una cosa. fra le altre ho imparato che mi ha molto aiutato: esplicitare è sempre meglio che tacere. quando non si condividono le scelte altrui. sen1.a troppo ti• more di uscire da una inesistente e impossibile ··neulralità'' fra le due parti (israeliana e palestinese). che non ci può essere. Questo si può spiegare e sì può praticare. Questo aiuta a conquistare la fiducia di entrambi. IOdicembre 1990-Bologna, Palazzo del• lo Sport Conceno di Gianna Nannini organizzato dal Centro di documentazione delle donne di LATERRA 7 Bologna. cui anche l'Istituto per cui lavoro. il Laboratorio nazionale per la didattica della storia. ha dato un piccolo contributo organiz1.ativo. La Nannini canta Scandalo ed io penso che sono un po' troppo vecchia per quella musica rock e mi concentro sui due ragazzi (Einat. Israeliana. e Ghassan. Palestinese)che sono stati invitati per prendere pane alla ma• nifestazione Pace a due voci. Sono entrambi un po' "fuori atmosfera" rispetto agli altri. qualche volta sembrano volersi isolare. E mi sorprende Ghassan che a un tratto si avvolge la kufia intorno alla testa (un'immagine già vista ...) e i suoi grandi occhi sono pieni di lacrime. Gli domando con lo sguardo il perché e lui si scopre il volto. arrossisce, sorride ... Einat sembra meno imbarazzata, ma nei suoi occhi scopro una sensazione di disagio e di paura al vedersi intorno. Il al concerto. mentre il frastuono è assordante. l'intera comunità dei Palestinesi che vivono a Bologna. La guerra del Golfo sta per scoppiare. Non avrei mai pensato che quell'incontro. cui ne sono seguiti altri. in Italia e in Israele-Palestina. sarebbe diventato cosi im• portante per me. Devo ad esso. credo. la decisione di occuparmi dei campi di pace. 19 luglio 1991 -Aereoporto di Bologna Arrivodelledelegazioni israeliana e palestinese. Trasferimento in pullman al Centro Internazionale ··Le Navi" di Cattolica. sulla riviera romagnola. dove è previsto che trascorreranno IO giorni. li gruppo italiano giungerà direnamente a Cauolica in serata. Sono tesa ed emozionata. Conosco qualcuno dei rappresentanti sia dell'una sia dell'altra delegazione per averli incontrati a Gerusalemme. Tel Aviv. nei territori occupati due mesi prima. nel corso di un viaggio compiuto per rendenni conto della situazione. per parlare con gli organizzatori. per concordare il programma. Non conosco però i leaders e i ragazzi mi sembrano tanti. troppi (un scnlimento di sgomento. il timore di non essere adeguata). Indossano tutti una maglietta nera. la maglietta del campo. e mi è impossibile distinguere gli Israeliani dai Palestinesi: mi pare di buon auspicio. In serata abbiamo previsto un primo incontro per presentarci e fare conoscenza: a quello penso intensamente. Intanto i due leadcrs israeliarii, poco più che ventenni. mi fanno un approfondito, amichevole (ma non troppo) interrogatorio. Chi sono io. chi siamo noi. gli Italiani. perché abbiamo accettalo di fare questa esperienza? ... E quando spiego che nessuno mi ha spinto o costretto. ma che ho scelto di partecipare perché mi interessa, sono stupiti. ma non osano chiedere di più. Nei loro occhi si legge un interrogativo che si potrebberiassumerebru1almente: ma chi glielo fa fare? alla sua età poi? (Ceno la sistemazione alle Navi è molto spartana e non proprio confortevole.) Ho un bel da dire che mi occupo da tempo. per l'Istituto in cui lavoro. del1'incontro/scambio ira culture diverse. di edu· cazione inter/multiculturale. in particolare nell'ambitodellastoriaedellescienzesociali, ma i loro occhi restano spalancati e non hanno < ! = s;

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