4 YlffA DALLA LUNA tà della vita vissuta in astinenza dal mondo s1. certo.proprio dal ·secolo·.Non homai più visto da allora una simile letizia. Ho visto e frequentato altre comunità per tossicodipendenti. In esse. la strategia era del tulio diversa: erano. semplicemente. comunità di recuperodove ilgiovane, inparallelaesperienza con la famiglia si sottoponevaadunprocessodi revisione e di ricostituzione della personalità distrutta dall'uso degli stupefacenti. Erano, e sono. istituzioni benemerite: il lorosucccssoèceno, statisticamente ceno (con ogni probabilità [mollo] più certo di quello delle comunità di padre Eligio) ma non conosco le statistiche. Anche questi centri sono diretti da religiosi, che, anch'essi. non presuppongono la fede del giovane da recuperare. né usano strumenti coercitivi attinti dall'educazione religiosa. Di Dio, non si parla mai. né si fa ricorso esplicito al suo aiuto. Neppure si parla giustamente di ·conversione'. ma, appunto, di recupero. Dopo alcuni gradi (che tuttavia ricordano da vicino i gradi di perfezione della disciplina cattolica e in particolare degli esercizi spirituali), il giovane soprattutto grazie all'esperienza della vita in comune e del lavoro. è ;libero· dalle proprie dipendenze e può affrontare il mondo, il secolo al quale è stato per così dire riconsegnato. Non devo giudicare i due esempi. noto solo la differenza e mi sembra che è individuabile una maggiore congenialità delresperienza di padre Eligio con quella di S. Francesco: questo non vuol dire immediatamente che si tratti. nel suo caso e solo nel suo caso. di un"esperienza religiosa o almeno di unaesperien1..a in cui si può riconoscere come ancora operante il modello della teologia penitenziale. In realtà, e qui passo alla seconda osservazione. vi sono alcune caratteristiche che vorrei ancora rilevare. Nel primo caso. la presenza del modello francescano si rivela anche per altri aspetti. Il primo. è l'abstentiafinis. ossia il rapporto con il lebbroso, o il drogato non ha alcun fine, neppure quello del recupero. ma solo quello della conversione - non da una situazione laica. ad una situazione religiosa, ma da uno stato di sofferenza ad uno stato di letizia. Questa t1bse111iaji11is. corrisponde. secondo mc. ali' absemic,finis che costituisce uno dei caratteri primari della tossicodi• pendcnz:i. se si esclude. ma anche forse includendo. il fine della droga. li giovane che si droga-e qui devo per forza. anche se è errato. costruire un giovane immaginario cd esemplare che non esiste -è direi soprattutto uno senza fini, uno che ha perduto il fine dell'esistenza. che ha distrutto il tempo della propria esperienza, il corso del suo vivere: è semplicemente nell'oggi e la possibilità della morte non è per nulla un desiderio. come si è portati a credere. quanto una scmpliceeventualità, un rischio possibile. non augurabile quanto probabile. a meno che si adottino quei ·provvedimenti' che ciascun drogato crede di conoscere e che lo escluderanno dal numero dei morti, tutti morti per errori evitabili. In un certo senso, ma senza esagerare. il drogato ma anche l'emargina10. il reietto. si trova in una situazione ·non prevista' e ·orrenda', di colui che ha perduto tutto (tutti i suoi beni) che ha venduto non per ~guire l'esempio di Cristo. CHIESA ID IMARGINUIONE ma per non seguire nessun esempio. e anche per non essere disponibile. Si è molto esagerato al riguardo. ma è ceno che il degenere, il drogato, il reietto, il lebbroso, sono figure che ·non appartengono· alla società, che non hanno nulla da offrire ad essa. che possono solo essere recuperali. Essi hanno perduto tutto. e hanno rinnegato se stessi, odiano il padre e la madre. u.xoremeljilios e1fmtres e1sorores. e anche l'anima propria: essi si trovano nella situazione in cui deve trovarsi chi intende seguire Cristo, essere suo discepolo. Non che essi lo vogliano. nonèunaperditacheabbia un fine. come abbiamo vis10, ma è ·oggettivamente' una perdita e sappiamo che co,u/i1io alla pcrfe. zione è la perdila di tutto e l'odio degli affetti e di sé. A mc sembra. dunque. che. per chi si trova in una situazione penitenziale. la vitadi questi oggetti (i diseredati. gli emarginati. i drogati) possa provocare una sorta di 'riconoscimento' di uno stato 'inizìale' di conservazione. in sé e in colui che provoca questo. in una prospettiva che, almeno in un primo momento, è lontanissima dalla via del recupero. del reinserimento. dell'utilizzo di quelr oggetto che da orrore ora provoca amore. Una terza osservazione. Viviamo. scrive Foucault. in una società disciplinare: la disciplina provvede, per cominciare, alla ripartizione degli individui nello spazio: in esso gli elementi sono intercambiabili poiché ciascuno si definisce perii posto che occupa in una serie, e per lo scarto che lo separa dagli altri. L'unità non è dunque né il territorio (unità di dominio). né il luogo (unità di residenza) ma il rango, il posto che si occupa in una classificazione. l'intervallo in una serie di intervalli che si possono percorrere gli uni dopo gli altri. E ancora: "Perché sorprendersi se la prigione rassomiglia alle fabbriche. alle scuole. alle caserme. agli ospedali. quando tutto ciò somiglia alla prigione''? Le frasi di Foucault. tratte dal suo Son,egliare e punire descrivono una società che tende sempre più a somigliare anch ·essa alle categorie interpr•- tative indicate da Foucault: il presupposto di esse. è la concezione ·nonnativa· del potere, per cui ogni forma eversiva (delinquenza. malattia, trasgressione. minoranza) deve trovare il suo luogo di correzione nell'unica prospettiva del recupero, della ricostruzione del l'ordine violato. Tutto questo. in Foucault. è scandito attorno alla dicotomia tra follia(odemison)eragione.dove 'follia' è ben dì più della deviazione dalla norma, acquisisce uno statuto. o tende a farlo. in correlazione alla ragionechcanch'essa non è un valore fisso ma una variabile storica. Credo si debba riconoscere che, in una prospettiva come questa. la società tende a costruire le sue forme di correzione. e anche che. in relazione proprio a questa concezione della società. anche laChiesa ha offerto il suocontributo. spesso intervenendo là dove si dava una carenza delle istituzioni. offrendo la partecipazione dei suoi volontari. pronti al sacrificio e all'esercizio della carità sopranutto nei casi più difficili: una forma che si può definire come supplente della Chiesa ma dove. tuttavia, il volontariato religioso non sembra derivare da alt roche dalla necessità di corrispondere a bisogni che la società conosce e a riparare a torti che la società ha subito. o solo
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