INCOlfflll/AJ..ONITANI mio sistema di lavoro è identico al suo.Con questointendocheper me la letteratura non è un divenimento; non mi siedo aspettando l'ispirazione o un momento felice di creatività. Sono rigoroso con me stesso: leggo, scrivo, ogni giornodevo mcuenni alla scrivania. proprio comeMahfuz. Ritengoegli sia, dal punto di vista umano e leuerario, di gran lunga lo scrittore più vicino a me. Q11alsiono suui i problemi linguistici da lei afjroma1i? Il problema è stato quello della padronanza della lingua dell'epoca. Èstatopermecomescscrivessi in italiano: una lingua non familiare di cui dovevo penetrare i segreti, trame la bellezza e pensare alla scrinura tenendo conto di vari registri. Un ricercatore. marocchino,chcha faiò unatesiper un ""ISlersu al-Zay,ii Baraktìt. ne ha individuati dicci. Infaui non si tratta solo di una lingua arcaica, ma nel suo ambito si possono trovare appunto molli registri: la lingua dei rapporti del viaggiatore veneziano è diversa da quella delle leuere urticiali; la lingua dei decreti del Sultano è una lingua ufficiale, ampollosa. A queste si aggiungano la lingua sufi, in riferimento alloshayk/, Abu al-Su 'ùd o al Sa'ìd al-Guhaini, la lingua dei rapporti della polizia, fredda, arida. È stato un lavoro duro. ma che mi ha dato molta soddisfazione in quanto avvertivo che stavo creando qualcosa di nuovo. lo sono convinto che la lingua debba avere rapporto con la situazione e non essere determinata unicamente da uno stile. Ossia, per mc, non vi è una lingua fissa per tutte le opere. Questa è un'altra differenza tra me e Mahfuz. In Mahfuz la lingua della trilogia è all'incirca la stessa che ritroviamo per esempio in Vicolo del mortaio. Nelle mie opere la lingua varia dall'una all'altra; se l'opera si svolge in un clima storico come a/ -Zt1y11i Barakàt, la lingua è legata all'epocastorica; se si tratta di una esperienza sufi, come in Kitàb al-Tagalliyàr, Il libro delle rivelazioni, è diversa. Edè stata diversa. dopo al-Zt1y11i Barakàt, nel romanzo che loha seguito, Waqà ·; '/u,yyal-Za 'faràni, Avvenimenti del quartiere al-Za'faràni. Certamente non è facile abbandonare una lingua dopo aver passato anni a perfezionarla. tuttavia, come è noto. la lingua araba è mol1oriccae mi ha permesso di variare i miei mezzi espressivi. Parltmdodella lingua sufi da Lei utilizzata. imendeva dire che essa è la stessa di oggi? In una certa misura; tuttavia la lingua sufi del romanzo è quella di Gamàl al-Ghitani poiché, se scrivessi nella lingua del sufismo, questa non sarebbe capita. esprimendosi cssenzial mente insimboli e tennini che sono particolari al concetto spirituale. Mi servo. dunque, di vari registri per poter aderire ancora di più all'argomento; è tuttavia più facile scrivere in un unico stile. Non dimentichi che io sono un disegnatore di tappeti, cioè la mia prima fonnazione di studi è stata quella di disegnatore di tappeti e di miniature. Lavoravo ad un quadro anche per sci mesi; conosco le sfumature dei colori, ricerco la precisione, il dettaglio, la miniatura. Ciò si ri0euc naturalmente sul mio stile. In questi ultimi anni ho cominciato a sentire che i miei primi studi mi sono serviti sen1.a che mc ne rendessi conto, insegnandomi pazienza. cura del panicolare. Soprattutto pazienza. Lei ritiene che oggi si debba parlare di /euertuura t1raba comemporanea o 11011 pillttosro di lettemture regionali: egi:ia11a. palestinese. siriana ecc.? 54 do The 20' Ceritvry (The Hom~ PublishingGroop limiled) Questa è una domanda molto importante. Certamente se ci riferiamo alla letteratura francese non dislinguiamose uno scrittore è marsigliese o parigino; e anche quando pensiamo a scrittori come Tahar BenJelloun, marocchino,chescrive in francese.nei cataloghi delle case editrici, come ad esempio Galli marci o Du Seuil. le sue opere al pari di quelle dì autori di paesi cx colonie francesi sono catalogate come letteratura francese. tenendo conto fondamentalmente della lingua e non del contenuto. Io penso che la base della letteratura araba sia la lingua, soprattutto per il fatto che la letteratura e la cultura araba sono caratterizzate da qualcosa che non è presente nelle altre letterature e cioè la fonte cui si riferiscono, che è un lesto sacro, il Corano. La lingua parlata differisce in Iraq, Siria. Algeria, Egitto. ma tulli questi paesi sono unificati dalla lingua araba scritta. Naturalmente anche per questa ci sono differenze regionali che non fanno che arricchire tale lingua. Personalmente ritengo che la letteratura araba sia una sola: l'elemento unificante ècostituitooltrechedalla lingua, dall'appartenenza ad una regione geografica omogenea. La differenza si verifica a livello tematico. I temi della lelleratura palestinese sono diversi da quelli della letteratura egiziana, eccetera, ma tutte queste lellcrature sono riunite sotto la categoria della letteratura araba. Quanto alla lingua le differenze regionali. di cui dicevo, sono minime. Personalmente sono contro l'uso in opere narrative del dialetto che molti scrittori del mio paese introducono nei dialoghi. Dissento, pertanto, da coloro che sostengono che vi siano letterature arabe diverse come da coloro che sostengono che vi siano lingue diverse; e tomo a ricordare che è il testo sacro quello che protegge la nostra lingua. Nella lingua araba non è avvenuto quello che è avvenu10 nella lingua latina, e cioè la divisione in lingue italiana. francese, eccetera, e ciò grazie al Corano. In Egino anche gli scrillori copti. ai fini della fonnazione stilistica, imparano a memoria parti del Corano. Dobbiamo pensare che iICorano è anche un testo letterario. e nella nostra cultura il Corano è il testo letterario più importante. mentre per altre letterature ve ne possono essere vari. lo leggo quotidianamente il Corano perché ritengo tale lettura molto utile. direi indispensabile. per uno scri11ore.
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