INCONTIII/AL·OHffANI L'esperienza umana ha un'unica sostanza ed è questo un concetto in cui fermamente credo. Il dolore ad esempio è uno. Il sentimento del dolore, oggi, è quello di 1000 o 2000 anni J a. mesi insieme ad un gruppo di intellettuali, tra cui Salàh 'Isa, Abd aJ-Rahmàn al-Abnudi, lbrahìm Fathi, 'Ali Shubashi. FawziGirgis, eravamo tutti scrittori OIX)CtiV. enivamo accusati di aver costituito un'organizzazione estremista di sinistra. E naturalmente siamo stati picchiati, torturati. Personalmente hopassato 34 giorni in cella d'isolamento, nella prigione della Cittadella. Le nostre condizioni di detenuti erano insostenibili. Siamo usciti, tutto il gruppo. nel marzo del 1967, grazie ali' intervento in nostro favore di Jean-Paul Sartre, il quale era venuto in quel periodo in Egitto e, saputo della nostra situazione, aveva fatto pressione sulle autorità perché venissimo liberati. Perché lii cofllemporanei, agli imellettua/i egil.icmi di oggi, interessa particolarmente la storia del periodo di cui tratta il romamo? Credo, modestamente, di essere stato io ad attirare l'attenzione degli intellettuali egiziani verso questo periodo della nostra storia. Dopo la sconfitta del giugno 1967. si è manifestata in Egitto una forte tendenza, quasi una mcxla,alla rivisitazione della storia e alla ricerca degli elementi caratteristici dell'identità egiziana. Infatti una copiosa messe di volumi su questo tema ha fatto la sua apparizione in libreria, per l'appunto, dopo il '67: tra le numerose opere, ve n'è una nota a tutti e che ha fatto scuola, si intitola Shakhsiyyat Misr, La personalità dell'Egitto, e l'autore si chiama Gamàl Hindàn. Quando pensiamo alla storia faraonica, io personalmente avverto una certa estraneità. L'epoca mamelucca è tuttora presente: la lingua è lastessa(oquasi), le moschee costruite dai sultani mamelucchi sono quelle stesse dove ancora oggi preghiamo. La differenza tra i templi faraonici e le moschee mamelucche balza agli occhi: quelli sono luoghi abbandonati, frequentati solo da turisti, queste sono pane della nostra vita di oggi. La moschea di Sultan Hassan ad esempio non è solo meta turistica; chiunque può andarvi per compiere la preghiera del pomeriggio o d~lla sera. E altrettanto può dirsi di tutti gli edifici mamelucchi, che continuano ad essere pane vitale della cinà. Quando leggo lbn lyàs non avverto estraneità. Se consideriamo che la nostra storia è millenaria e che l'epoca mamelucca è durata fino al XIX secolo, ci rendiamo ancor più conto di quanto questa sia vicina. Muhammad 'Ali, dal canto suo. derivava la sua nobiltà dai Mamelucchi e la stessa famiglia reale, spodestata nel 1952, aveva origini mamelucche. Tutto ciò spiega ilmiointeresseequellodcgli intelleuualì egiziani per quest'epoca che psicologicamente è a noi vicina. Ecco perché essa costituisce il soggetto di molte opere teatrali, come apche di altri romanzi. Q11al è il rapporto di al-Zayni Barakàt con la co11cezJ011deel leader nel mondo arabo moderno? Credo che il protagonista del romanzo sia molto più scaltro di tutti i modelli attuali di leader del mondo arabo. Ironicamente si potrebbe consigliare ai leader arabi di leggereal-Zayni Barakàt per trame ammaestramenti .. Come si colloca il suo roma11w nella leuerawra egiziona e araba co111empora11ea? Le opinioni dei critici e dei ricercatori coincidono con la mia: al-Zayni Barakàt al livello del contenuto è una condanna del sistema poliziesco; al livello della forma è un'esperienza molto importante, potrei dire che costituisce un panicolare tentativo di espressione artistica attraverso la forma araba autentica di romanzo: pur attingendo, indubbiamente, alla tradizione occidentale. allo stesso tempo esso si rifà agli stili del racconto arabo antico (a/- sarti). Si avvale, inoltre dell'architettura, delle decorazioni, dell'anedelle miniature islamiche e, in ultima analisi, da non dimenticare, della filosofia islamica. Ad esempio il romanzo è diviso in 1 S11ràdiqàt. Lei sa che in Oriente il numero 7 ha una sua sacralità che risale ai tempi dei faraoni, ma comune anche alle tradizioni ebraica, cristiana e islamica. La settimana è di 7 giorni, le aperture del viso sono 7, 7 sono anche le vertebre del collo, 7 è il numero dei cieli, 7 il numero delle pone dell'inferno. Dunque 7 è un numero importante. E anch'io ho voluto creare 7 Suràdiqàt. L'idea stessa del Suràdiq viene dalla tradizione. li Suràdiq inoltre riunisce le contraddizioni: lo stesso Suràdiq che oggi è usato per un funerale, domani sarà usato per un matrimonio. In al-l.ayni Barakàtcredo ci sia il tentativo di condensare l'esperienza del romanro arabo. Di qui la sua importanza. Tuttavia non sono il solo a seguire quesla tenden1.a. Ci sono altri tentativi arabi, citerò ad esempio Emil Habibi, palestinese, e Mahmùd al-Mas'idi. tunisino. Tutti noi abbiamo scritto senza che l'uno sapesse dell'altro e nello stesso pericxlo. all'incirca. Qual è stata l'accoglienza ricevuta dal romtmw riel mo,u/o arabo? Ha avuto grande successo. Fino ad oggi nel mondo arabo si contano sette diverse edizioni. E la richiesta non accenna a dimi• nuire. Non molto tempo fa mi trovavo in Marocco e anche lì il romanzo era esaurito. È un'opera che nel ricordo arabo è divenuta molto famosa e talvolta penso abbia oscurato la fama di altri miei romanzi. È stata considerata come una condanna della repressione poliziescà. della dittatura. Lei sa bene che i regimi arabi, vedi Saddam Hussein, non sono proprio campioni di democrazia ... e se da noi è considerato un romanzo sull'Egitto, letto dai siriani viene riferito alla loro realtà. e cosl in Arabia Saudita o in Iraq e in qualunque altro paese arabo. Qual è il rapporto tra le sue opere e quelle di Nagib Mahf11z? Considero Nagib Mahfuz il mio maestro. L'ho conosciuto quando avevo 15 anni, ho passato lunghe ore con lui nei caffè a conversare e da lui ho ricevuto molto, una comunicazione di esperienza che non ha comunque impedito la nostra diversità. li mio impegno letterario. sia come base di partenza, sia come evoluzione, è diverso da quello di Mahfuz. Il mio muove dalla tradizione araba antica, per quanto concerne la struttura, la lingua e ahri mezzi espressivi, mentre Mahfuz non ha avuto rapJX)nicon la tradizione se non negli ultimi anni: al-Harajìsh, La saga dei Harafìsh, Lt,yàli Alflnyla, Notti delle mille e una notte. Con questo non voglio dire che il rapporto con la tradizione, seppur privilegiato, sia esclusivo della mia generazione. No, Nagib Mahfuz. che ha sempre avuto una grande vitalità, è stato capace di avvalersi dell'esperien1.a dei giovani scrittori. Ciascuno di noi due ha comunque un'attività sua propria e vive circostanze panicolari. C'è qualcosa che ci accomuna: siamo nati entrambi nella vecchia Cairo; entrambi abbiamo per la letteratura una dedizione totale. 11 53
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