Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

L'EBREO IMMAGINARIO Jo/111Berryman a cura di Edoardo A/binati John Bcrryman nacque nel 1914 a McAlester, Oklahoma. Quando aveva dodici anni. suo jXldrcJohn Allyn Smith, banchiere. si uccise. e là madre si risposò con un ahro banchiere, da cui il ragazzo prese il nome. Bcrryman studia a Qucens. poi nel Connecticut. alla Columbia e infine a Cambridge in Inghilterra. Dopo aver girovagato tra varie università approda a quella del Minneso1adove insegna dal 1954fino alla morte. Le sue prime raccolte di poesie risalgono agli anni '40; in esse Berryman rivela il suo talento idiosincratico e manierista. un gusto tormentato della craftsma,rshif) lcncraria che resterà il suo contrassegno di scrittore. Sempre a quest'epoca risalgono i suoi esperimenti con le fomle chiuse della tradizione, i Somrets che verranno pubblicati solo nel 1967. Nel 1969 esce il volume CO!Jlptessivodei DreamS011gs che riceve il Pulitzer e il national Book Award, nel 1971 la raccolta Love & Fame; l'anno seguente il pocia si uccide gettandosi nel Mississippi. Dopo la sua mone usciranno numerosi scriui postumi. tra cui il volume di prosa The Free<lom ofthe Poerchecomprendeil racconto qui pubblicalo. In llaliasono usciti presso Einaudi il pocmeno Omaggio a Mistress Bradstreet (1969) e l'antologia C,mri011iricie altre poesie ( 1978) entrambi a cura di Sergio Pcrosa. La seconda estate della guerra in Europa la passai a New York. Vivevo in un locale seminterrato su Lexington, all'altezza della Trentaquanresima, scrivevo un bel po', cercavo di non pensare all'Europa, e ascoltavo musica su un piccolo giradischi. l'unica cosa di mio possesso, a parte i libri, in quella stanza. La London Symphony di Haydn, la sua ultima, la ascoltai forse cinquanta volte in un paio di mesi. Una notte 1u11oeccita10mi cadde di mano la puntina.creando una serie di salti proprioall'iniziodell'ultimo movimenlo dove l'oboe si unisce agli archi che ancora oggi. quando li ascolto, mi riportano in quella bassa buia lunga e umida stanza, e mi sembra di sentire le gocce di sudore caldo e il puzzo di mobilio preso a nolo. Stavo cercando. come si dice, di riprendenni un po', incerto e fiacco al tcnnine dì un anno spossante. Perché avessi deciso di far questo a New York -città che d'estate è nemica del corpo non meno che dell'anima. come ben sapevo da anni - ora non lo ricordo, o forse non ci stavo provando affatto. ma semplicemente ero trascinato di settimana in settimana da un motivo che apparentemenie aveva la forma di una giovane donna conosciuta il Na1ale precedente cd era l'unica occupazione delle mie serate non trascorse in solitudine e tristezza senza requie. I miei amici erano via; non vedevo quasi nessuno. Ogni tanto andavo allo zoo nella parte bassa di Centrai Park dove osservavo, con interesse il comportamento stupefacente di una femmina di lasso. Per un certo periodo camminava svelta in1omo alla gabbia. Poi si sarebbcavvieinata al muro da unccrtoangolo, trouerellando senza fretta ma in modo dctemlinato e appena percettibile; e improvvisamente. a un pollice dal muro, tirava su il muso, lo curvava verso la schiena eseguendo con destrezza un agile salto mortale. dal quale riemergeva ritta sulle zampe per svicolare via svella e noncurante, come se non avesse niente a che fare con l'accaduto e infatti si può dire che nemmeno ne era cosciente. C'era un altro tasso nella gabbia ma non fece mai la stessa cosa. e del resto non c'era null'altrodi rimarchevole in quella femmina di tasso, tranne il saho mortale preciso e disinteressato che lei eseguiva ogni cinque o dieci minuti mentre la guardavo - allontanandosi dal muro, occorre aggiungere, con un angolo in 42 relazione costante con l'angolo col quale vi si era avvicinata. Non posso più sperimentare il piacere da cui ero invaso quando lei alzava il muso ed io capivo ancora una volta che non mi avrebbe deluso. o avvertire il mistero del suo assoluto rifiuto, - la bestia è stata trasferita altrove o forse è morta. La storia che ho da raccontare non appartiene a quell'estate particolare più di quanto un incubo assuma il suo carattere, per la memoria, dalla fase della luna che uno ha notato prima di andare a leuo. Sarebbe potuta accadere un altro anno in un altro posto. E non c'è dubbio che sia accaduta, accada e accadrà. Ancora, così debole è il 1alento della menle per le relazioni pure che ogni cosa può venirci in aiuto, come quando arriviamo in una città sconosciuta: archi1ettura, storia, usanze commerciali. folklore. Persino più ansioso l'approccio a una città - come il mio breve racconto - che abbiamo conosciuto e scordato. Eppure, quanto poco riuscia• mo a imparare! Parte della storia è quella estate solitaria. Parte del folklore. suppongo, è ciò che adesso reciterò controvoglia. il carattere che l'esperienza ha conferito al mio sentimento verso il popoloEbreo. Nato in una regione del Sud dove Ebrei non ne erano venuti, o non erano rimasti, e più lardi educato in siati dove al contrario essi erano numerosi. in un certo modo giunsi a1l'universi1à senza nessuna chiara idea di cosa fosse un Ebreo nella vita moderna, - senza nemmeno la chiara coscienui di averne mai visto uno. Non riesco oggi a spieganni tanla ingenuità e cccilà. Non mi era estranea, com'è ovvio, la sensazione che alcuni esseri umani in qualche modo differenti da noi.chiamati "Ebrei'', esistevano inuna qualche distanza discreta che era meglio non ridurre, ma tale sensazione restava quanto mai vaga. Da dove l'avessi ricavata non lo so; non mi pare di rammentare la minima curiosi là in proposito, né nei confronti degli Ebrei stessi: avevo. semplicemente. dall'atmosfera di una avanzata ed e1erogenea società democratica, ricevuto in eredità un·attitudine cortesemente negativa verso gli Ebrei. Che portai con mc, non mai sperimentata, al college. dove non ricevette confcnne o stimoli per almeno due mesi. Diedi di remo, e ballai e marinai lezioni e feci politica;a metà novembre conoscevo la gran parte dei cinquccen10 maschi della mia età. Poi, un pomeriggio il ragazzo che remava nell'otto di cui ero a prua mi prese da parte nella doccia e mi avvertii di non dare troppa confidenza a Roscnblum. Mi domandai il perché. Rosenblum era il primo rematore, un compagno di aspetto piacevole e imponente. simpatico, la cui abilità nel canottaggio mi ispirava un gran rispetto se non addirit• tura invidia. Perché gli ahri compagni del dormi1orio non gradireb• bero. disse il mio amico. "Cos'hanno contro di lui?" ''Niente. tranne il fatto che è Ebreo", spiegò il mio amico, mitteleuropeo di seconda generazione. Fischiai, emisi i consue1i rumori che esprimono incredulità, e 1ornai sono la doccia. Non mi sallò neanche in mente che JX)lessc essere vero. Ma il giorno dopo, mentre parlavo con Hert. - il 1imonierc, che io trovavo persona intelligente e cordiale - mi ricordai con un certo fastidio di quella diceria e ne parlai a Hcrz come di una cosa ridicola. HerL.mi guardò stranamente. abbassando la testa. e disse dopo una pausa: "Beh, Al è Ebreo, non lo sape.vi?"Ero s1upefatto. Dissi che era assurdo. non poteva essere! ··E

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==