Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

SAOOI/STAROBINSKI L'opposizione fra serena contemplazione e orrore ricompare, carica dello stesso simbolismo, in un poema in prosa di Baudelaire. Quest'opposizione ne costituisce. anzi. la struttura stessa. Nel piccolo brano ''Il dolce": Baudelairecominciacol rievocare un 'ascensione in montagna in termini che riecheggiano quelli di una famosa pagina de Li, Nouvelle Héloi'se (a propria volta memore di un'allrettanto famosa pagina del Petrarca). 11 11narratore descrive un luogo sublime: si è innalzato al di sopra delle nubi e prova con una sorta d'ebrietà la "leggerezza dell'atmosfera". Qui si sente lontano da "passioni volgari come l'odio o l'amor profano''. Che stia per volgere lo spirito all'amor sacro? Egli prova, come il proiatonista di Rç,usseau, un sentimento di purificazione interiore e tuttavia avverte l'incombere di ombre oscure sul paesaggio. Ecco risvegliarsi in lui una certa angoscia e il sentimento di paura che veglia i confini della bellezza. (August von Platen prima e Rilke poi han ben saputo esprimere questo medesimo sentimento. 12) La maestosità del luogo è tuttavia cosi suasiva da volgerlo a considerazioni di pace universale. La pace.davvero? La voce del narratore è ora venatad' ironia. denuncia un'illusione. Il gitante ha finito col credere che la bellezza del mondo sia garante della bontà dell'uomo e si è compiaciuto all'idea che Natura e Bene morale formino un tutt'uno. Il narratore, la cui esperienza non si è arrestata a questa contemplazione, ne sa ora qualcosa di più: in poche righe denuncia il paralogismo che dall'esaltazione estetica per la bellezz.a del mondo crede di poter inferire l'assenza del male sulla terra:•· ... Mi sembrava che la mia anima fosse vasta e pura come la cupola del cielo che mi abbracciava( ...) Sul piccolo lago immobile. nero della sua profondità, passava di quando in quando l'ombra di una nuvola, come il rinesso di un gigante dell'aria in volo per il cielo. E ricordo che questa sensazione solenne e rara, generata da un gran movimento solenne e silenzioso, mi empiva di gioia mista a paura. In breve, grazie all'entusiasmante bellezza che mi circondava, mi sentivo in pace perfetta con mc stesso e l'universo; credo persino che nella perfetta mia beatitudine e nel totale oblio di ogni male terrestre, fossi giunto a non considerare poi così ridicoli quei giornali che pretendono che l'uomo sia buono per natura.'' La pagina estatica, segnata dalla sospetta insistenza sul vocabolario della perfezione. termina con una feroce stoccata contro il rousseauismo dei giornalisti. li ''male terrestre·· non s~ lascia dimenticare per troppo tempo. Il viaggiatore, giunto su di un'altura non troppo dissimile dalla torre di guardia di Linceo. sost.i un poco, affena cielpane perrìfocillarsi e si vede comparire dinanzi ·'un esserino cencioso. nero, scarmigliato, i cui occhi scavati. feroci e come supplicanti divoravano il pezzo di pane. E lo udii sospirare una sola parola con voce bassa e rauca: dolce··. Il viaggiatore offre caritatevolmente una fetta di pane al piccolo affamato, ma ecco sopraggiungere subito un altro fanciullo •·perfettamente simile al primo''. Fra i due si scatena una zuffa, una bauaglia atroce. un'•'orrida lotta" al tcnnine della quale il pane si disperde in briciole nella polvere: la violenza non ha lasciato nulla del cibo così disputato. Dunque il male esiste. L'uomo è un essere colmo d'odio, violento; l'andazzo del 38 mondo e la società sono ingiusti e lasciano morire di fame questi piccoli esseri che per sopravvivere su null'altro possono contare che sui loro "artigli", come bestie da preda. Il poema tennina con queste parole desolate: "Questo spettacolo aveva steso come una foschia sul paesaggio e totalmente svanita era la gioia calma in cui si cullava il mio animo prima della comparsa dei due omiciattoli: fui triste a lungo e mi ripetevo senza cessa: 'Esiste dunque un superbo paese in cui il pane vien chiamato dolce. leccornia così rara che basta a scatenare una guerra fratricida"'. La chiara bellezza del mondo serve dunque da terreno di coltura all'oscena apparizione dell'infelicità e della violenza. Il male vi si è introdotto, così che ne resterà offuscata la bellezza stessa. La Cura per Faust, la tristezza per il narratore di Baudelaire, hanno soffuso di malinconia il godimento estetico. Sono la visione del male e il lormentodellacoseienzaetica, in Baudelaire, a far scadere e a caricare di colpa il piacere contemplativo: questi credeva di trovarsi al cospetto di una terra riconciliata e che gli fosse consentito confondersi con essa; in realtà esso restava strettamente circoscritto poiché disconosceva laprescn1..aincombente della sofferenza e dell'infelicità. Bisogna non aver nulla a che spartire coi miserabili né aver mai incontrato la violenza per riuscire a viaggiare in un paesaggio avendo negli occhi il solo desiderio della bellezza e nel cuore il sentimento dell'am1onia universale. Tra la stesura di Jetm Stmteuil equelladel la Recherche. Proust era stato traduttore di Ruskin, il cui pensiero era stato riassunto da R. de la Sizcranne sotto il titolo di Religione della bellew,. Può sembrar singolare che Proust, nelle poche pagine che abbiamo preso in esame. sia apparso come uno scrittore che diserta la religione della bellezza risoluto ad accontentarsi, proprio lui, dell'estetismo nel quale si attardano tanti suoi personaggi. Il testo non consente tuttavia altra lezione, anche se questa nostra deve essere sfumata. Perché l'antiestetismo di quest'inizio secolo non parla a una sola voce: senza dubbio l'antiestctismo di Proust (paradossalmente rivolto verso la percezione e lasua reviviscenza) non va collocato nelle vicinanze di quello di unTolstoi. Proust.come Baudelairc, purdenunciando le insufficienze dell'arte, resterà sempre innamorato dell'immagine. Ma né l'uno né l'altro furono disposti mai a trovare appagamento nelle figure proiettate dalla lanterna magica e sarei tentato di definire tratto della loro modernità l'imperativo etico e il desiderio di verità che furono per loro tanto importanti. La novità della loro arte non ha avuto mai come unico movente il desiderio di essere degli innovatori in campo artistico e di proporre i canoni di una nuova bellezza: fu loro piuttosto la volontà di giungere a un traguardo fuori dalle garanzie che poteva assicurare la sottomissione all'esclusiva autorità del bello. E ciò significò correre un notevole rischio. Che cosa comporta. oggi, prender congedo dalla modernità? Nessuno lo sa molto bene. Non sarà forse il non voler più correre il rischio che ho appena evocato? lo credo che ci perderemmo parecchio.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==