Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

SA .. 1/ffAJtOalNSKI Bisogna 11011aver nulla a che spartire con i miserabili né aver mai i11co11trato la violenza per riuscire a viaggiarein un paesaggio avendo negli occhi il solo desideriodella belleWI e 11elcuore il se11time11todell'armonia universale. Ma quest'immagine armoniosa era fragile. I personaggi di Shakespeare. lo si sa. sono stati testimoni del suo vacillare: sono stati spenatori del male commesso dall'uomo. di una rivolta mostruosa che ha trascinato con sé lo scardinamento violento delle rotazioni delle sfere celesti piombando il mondo nella confusione e nel caos. Il bello strumento planetario poteva dunque perdere il proprio accordo. così come poteva esser turbato l'ordine gerarchico delle società terrestri (Troilo t Cressida. I. 3). La mostruosità dei crimini umani poteva appestare l'universo inlero. Così la coscienza di Amleto sulla quale son calate le tenebre dopo la rivelazione dello spettro vede mutare il volto del mondo e crollare la costruzione del cosmo: ..Difatti il mio animo è cosl desolato che codesto ammirevole edificio. la terra. m• appare uno steri le scoglio. e questo baldacchinodell' aria. invero tanto meraviglioso. questa volta superba del firmamento. questo tetto augusto decorato di fiamme dorate. sì, tutto ciò non è onnai per mc null'altro che un ripugnante ammasso di pesti• lenziali vapori: gran capolavoro. l'uomo! La meraviglia del• l'universo (lhe beautyofthe M'Orli/). il paragone di tutto quanto esiste! E tuttavia, che vale ai miei occhi questa quintessenza di polvere?" 1 "Ai miei occhi!" Vengono così assunti sia lo sguardo indi• viduale che il momento soggenivo. così si pone al contempo il contras10 tra il male e la bellezza del mondo. Generalizzando. ci si potrebbe arrischiare a sostenere che nel corso dei secoli. mentre l'individuo si è preso la libertà di scegliere la propria personale prospcniva del mondo. si è assistito non sohanto allo svilupparsi di un'esigenza espressiva nell'arte ma. come contropartita e nei più grandi. a una riflessione tacita o esplicita sul maJe e sui limiti dell'arte. Nel XVIII secolo labellezza del mondo è stata invocala. nell'argomentazione psico~teologica, come una prova dell'csi• stcnza di Dio. tanto più auspicata. questa. in funzione di prova. quanto menoom1ai trovavano udienza le prove dogmatiche. Se la serena bellezza dei paesaggi non fosse stata sufficientemente persuasiva, ecco sopravvenire la teoria del sublime con la sua proposta di spostare su un più :1hoaccordo il mpporto ira indivi• duo e mondo: la furia degli elementi, il gran disordine del mondo fisico (voho violento della sua bellezza). benché minaccia di distruzione. sarebbero dovuti essere. per lo spirito. l'occasione.di ricomporsi nella sua immateriale superiorit?t Ma derisione e rigetto iconoclasli non avrebbero tardalo a rivolgersi contro quello che si era ben presto ridotto a luogo comune. Rileggiamoci nel Viaggio sul Monte Bianco o nelle Memorie d'Ohrttomlx, 1 le pagine sin troppo citate di Chatcaubriand. Il peggior sberleffo è quello di porre la celebraÌ.ione della bellezza sulla bocca della Mupidi1à, cioè del male. Flaubert auribuiscc all'impiegato del nowio che parl:1di Emma Bovary queste banalità: ··1-10un cugino che ha viaggialo in Svizzera l'anno scorso. e che mi diceva che non si può immaginare la poesia dei laghi. il fascinodellcca~atc. l'effe.no gigantesco dei ghiacciai( ...) Sono spc1tacoliche devono entusiasmare. dbporrc all'estasi".' , Si coglierà meglio il singol:1recontrappun1odi male e bclleu:1 rnellcndo aeonfrontodue testi esemplari del XIX secolo. testi che non hanno. per quan1osappia. alcun diretto rappono. il che rende le loro affinità ancor più significative. 11primolosi può leggerenellasecondapane del Fa11s1 di Goolhc e sono i celebri versi che l'insonne Linceo declama di nouc all'ahezzadellasua torre. Essi cantano prima di tutto la felicità di vedere e incontrare ovunque la bellezza: Nato per vedere. Inviato per osservare. Di fazione sulla torre. Mi piace il mondo. Scruto la lontananza. Vedo ciò che è vicino. La luna e le stelle. La foresta e il cerbiatto. Vedo in tutte le cose L'eterna bellezza. E poiché tutto mi piace Anch'io piaccio a mc. Felici. occhi miei. Tutto ciò che ave.le visto. Sia quel che sia. È s1a10così bello! Non è per il solo mio piacere Che veglio su codesta sommità. Che sinistro spavc1110 Sgorga dal fondo del mondo oscuro! Vedo fuochi scintillanti Attraverso la doppia none dei tigli: Un braciere s'adira e cresce la sua violenza Sotto le folate del vento. Ah! L'interno della capanna è in fiamme( ... ) In pochi istanti al piacere contemplativo è succeduto l'orrore. Solto gli occhi di Linceo la scena di distruzione offre un repentino contras10 con quanto, un istante prima. si offriva allo sguardo come uno spcuacolo di bellezza. La casa in fiamme è quella di Filèmonc e Bauci. Faust ha desiderato che la coppia felice di vecchi sloggiasse per poter costruire inquel sito un belvedere dal quale contemplare il territorio che egli ha strappalo al mare: "Uno spazio vasto subilo sarà sgomberalo e il mio sguardo spazierà sull'infini10", Mefisto e i suoi aecolili han dato compimento alla volontà di Faust anche più brutalmente di quanto questi avrebbe volu1oc i due vecchi sono peri1i nell'incendio. Al mondoeancel• lato dell'idillio subentra ora quello ambiguo della ,1iolenza faua alla natura e agli uomini. Lo sguardo di Faust non è quello del con1emplativo. bensì qucllodcll'uomod'azione.11 p:1esaggioche egli dc~idera contemplare non è quello dell'oriuonte naturale. ma quello delle trasfonnazioni indouc da uno sfooo collcnivo. Entra presto in scena la Cura - dit Sorge - e. alla fine del dialogo Faust. perduta lavista. sarà derubato della sua opera. Egli porta 1utt.1viaavanti il MIO progetto sino alla mone: segno del successo saranno per lui i colpi di piccone che gli scavano la fossa. 10

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