Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

LA LEffERATURA E LA BELLEZZA DEL MONDO Jean Swrobinski traduzione di Gia11fra11cFoiameni JeanStarobinski (Ginevra 1920). lauremoin Medicinae in Lettere. è approdato al la critica leneraria dopo studi di psicoanalisi e psichiatria. Dal 1953 al 1957 ha insegnato letteratura francese negli Stati Uniti. Al suo rientro in Europa è s1ato nominato professore all'Unl\•ersità di Ginevra. Membro di tutte le principali accademie letterarie. tra le sue opere pubblicate in italiano figurano: Treji1rori (Garzami 1978.11ed. 1991). / sogni egli incubidella ragione (Garzanti 1981}, Je<m-Jacq11es Rousse,m: U/ mupare11y1 e l'ostacolo (Il Mulino 1982), Momaigne. li 1>aradossodell'ap1,arenza (Il Mulino 1984). Lt, mali11co11ia ,,Ilo specchio (Gartami 1990). Questotestoèapparsosul n. 160.dicembre 1992.di ·•Diogène .. (ed. Gallimard}. Ringraziamo l'autore e la rivisia per averne pem1esso la 1radu;,ione. Come dare la giusta risposta, e con quali mezzi. al mondo che svela un aspeuo della propria bellezza? Non si prova forse. per cominciare, "il disaccordo fra le nostre impressioni e la loro espressione abituale?" È la domanda che pone Proust in una pagina decisiva all'inizio della sua grande opera. Raccontando le sue passeggiale di adolescente nei dintorni di Méseglise e le sue ··umili scoperte". il narratore ci dice quanto si sia sentito inenne davanti a un colpo di luce che ha assunto così l'importanza di un avvenimento. '"Dopo un'ora di pioggia e vento contro i quali avevo lottato con allegria. quando giunsi al bordo dello stagno di Montjouvain. dinanzi a untl casupola dal tetto di tegole entro cui il giardiniere di M. Vinteuil ricoverava i suoi arnesi, il sole ricomparve e le sue dorature tornarono a luccicare nel cielo, sugli alberi. sui muri della casupola, sulle tegole ancor roride del tetto sul colmo delle quali zampettava una gallina. Il soffio del vento tirava orizzontai• mente le erbacce cresciute nelle crepe del muro e le piume lanuginose della gallina: le une e le allrc si abbandonavano al capriccio del soffio in tutta la loro lunghezza con l'abbandono delle cose inerti e leggere. Il tetto di tegole specchiava nello stagno. che il sole faceva luccicare di nuovo. una mare1.zatura rosa che mai avevo notato prima d'allora. E vedendo sull'acqua e sulla superficie del muro unsorriso pallido risplendere al sorriso del ciclo, mi misi a gridare il mio entusiasmo brandendo l'ombrello chiuso: 'Zut, zut, zut, zut.• Ma sentivo al contempo che il mio dovere sarebbe dovuto essere di non limitarmi a codeste parole opache e di tentar di vedere più chiaro nel mio traspono''. 1 Rapito dallo spettacolo. il gitante è stato dunque capace soltanto di gesticolare uscendosene, in mancanza di meglio. in un~tserie di stizziti esclamativi. Nei confronti del suo personaggio adolescente (cioè di se stesso) Proust non ha la stessa indulgenza di Rousseau verso la vecchina che •·pregando. non sa profferire allr0 che '0"'. 2 Per aver saputo tradurre soltanto così sommariamente la gioia dei sensi, il giovane gitante si è sentito in colpa. Si sarebbe dovuta arricolare una risposu1. Un'esigenza elica (il sentimento di un "dovere'"), un imperativo di conoscenza e verità ("vedere più chiaro") sono stati avvertiti ma rimasti insoddisfatti. mentre la danza con l'ombrello null'ahro è stata che un elementare dispendio di energia. Alla luce esterna si sarebbe dovuto rispondere con "parole meno opache", tramite cioè una luce FOlodi Giovanni Giovonneni verbale che risultasse da una decifrazione di sé e da un lavorio di chiarificazione. 1 Ora, in questa pagina del suo libro. scritta presumibilmente anni dopo. il narratore sembra aver interamente recuperato i sentimenti d'un tempo. mentre la bacchetta magica della '·memoria involontaria" ha resuscitato, assieme. trasporti e afasia. Adesso egli sa dire che cosa l'abbia allora commosso e descrive irreprensibilmente un luogo, una luce, un'ora del giorno. Dopo una vi1a perduta, vede riapparire non soltanto ore e stagioni del passato, ma persino quest'istante di una sera, quando il vento fa fremere il piumaggio di una gallina e delle erbe parassite. Ecco che, col saper tanto bene raccontare l'occasione mancata. egli la risarcisce. Ci sarà voluto un lungo cammino di apprendistato. una serie di iniziazioni attraverso errori. amori e gelosia. lutti, feri1c, scoraggiamenti. Poi la vocazione a scrivere si è imposta al di fuori di ogni dubbio. con la scoperta del suo vero fine. 11lettore è invitato a credere che, a prezzo di tante prove attraversate e come ~~

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