Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

I CONFRONTI I facendo pesare le parole, e pareva soprattutto un po' assente per calcolo. La tcrLapersona del gruppo era un giovanotto biondo, quasi rossiccio, dall'aspetto forte e rude del campagnolo che affetta gentilezza e garbi cittadineschi, o, per dir meglio, era un po' il bue che per la circos1anza si faceva agnello. Aveva un bel torso nudo e delle gambe robustissime, che teneva incrociate facendosene cuscino, alla maniera con cui solitamente si rappresenta Budda. Le due ragazze invece, nel loro costume marino, stavano disteseassaicompostamente,facendopoggiare i Icorpoora suIl'uno ora sull'altro fianco. Quelle parlate schiette parevano fatte apposta per adescare la mia attenzione distratta: Firenze e Pisa, i due campanili più famosi d'Italia erano rappresentati già; dietro le nostre spalle era il cam• pani le di San Marco. ''Siamo a buon punto", penserete certamente. Quello che si capiva a colpo si è che la conversazione languiva, o, più preciso. intaccava sopra un argomento per il quale al fervore del giovanotto non rispondeva quello delle ragazze. o. almeno, d'una delle ragazze, che sarebbe bastato; giacché il gagliardo pisano puntava sulla bRJfi'iiche rispondeva sorridendo e giuoche• rellando colla sabbia, un pochino come un ottimo schcnni1ore che pari tutti i colpi e non ci sfa verso di toccarlo. Anche lui giuocherellava colla sabbia facendola passare a vaglio fra le grosse dita senza agilità, e levando di quando in quando lo sguardo su11·oggeno desiderato, osservando se e fino a qual punto penetrassero in quello le sue parole. Ma ahimè! che per il momento in quellaepidem1idc bruna penetravano soltanto i raggi del sole. La ragazza bionda faceva un po' da guastafeste perii giovinotto. e serviva un po' da appiglio all'amica per evadere il campo del discorso quando diveniva troppo stringente; essa rispondeva di• stratta, guardando laggiù laggiù dove sembra che cielo e mare si sticno baciando, come dicevano gl'illusi del romanticismo - misero inganno anche questo, ché quelli non si baciano un corno, - tanto che a poco a poco. non potendo approdare sul l'argomento vivo, la conversazione si spostò accendendosi notevolmente sullo stesso argomento per via dell'arte, povera arte! E voi già avete capito di quale argomento si trattasse: l'amore, per cui il dialogo prese ardore di disputa, trattandosi di una faccenda così essenziale per tutti e tre. Fu qui precisamente che la mia attenzione, che fino allora aveva sorvolato di scorcio i tre vicini, si acuì al punto di non perdere una sillaba del loro discorso. Non vi starò a descrivere quale fosse la mia impassibilità nell'ascoltare le predilezioni delle ragazze in fatto di romanzi, di racconti o commedie, i loro gusti e disgusti. l'idea che si erano formata esse dell'arte, povera arte! Abituato omlai a sentirle sparare dalle teste più grosse. vi potete figurare quale effetto mi facesse quel loche usciva fuori da due bocche innocenti. Ma le cose cambiarono non appena il giovinotto con quell'accento rozzo. ma ' adesivo e caldo, espresse la sua insoddisfazione completa d'ogni libro d'amore che avesse letto. trattandone gli autori come ladroni in massa. che gli avevano carpito tempo e denaro colla suggestione dei loro titoli bugiardi e colringanno delle copertine seducenti, lasciandolo irato ed inennc, deriso. di fronte all'affannoso problema che lo agitava. Povero disgraziato!: non era il caso. il suo, di gettar soldi in parole. E fece convergere tutto il suo sdegno e l'accumulato rancore in questa esclamazione: - E Campanile? Hanno Jeuo Ma che cosa è q11est'amore? lo non so che cosa gli farei a quello! Quello è peggio dei futuristi! All'offesa lanciata verso bandiere che mi appartennero. es• scndomi io solo pentito al mondo delle cose che non feci, sentii 30 AJchivio Effigie scattare come una molla dentro di mc. e fui sul punto di balzare tremendo contro il villano pretenzioso; ma, non so come, guardandomi addosso, un'altra molla mi scauò dentro, dandomi un secondo sussulto. ma all'indietro questa volta, quasi mi fosse impossibile di cimentarmi a quel modo colla pelle allo scoperto. E dire che le parti di forza. per chi ha abitudine di fame, furono sempre fatte a corpo nudo, - tuui gli atleti insegnino. - né Ercole,ch'iosappia. fece le sue fatiche sollo il mantello. lo invece no. provavo l'effcuo contrario per modo che fra le due spinte. una all'avanti e unaall'indietro.anzichéscaglianni sulla preda me ne rimasi lì, al mio posto, calmandomi a poco a poco. Il poverino forse crasi gettato su quel libro chi sa in quali condizioni eccezionali della sua vita: sicuro onnai d'avere in mano quel segreto che proprio gli mancava in quel momento ... Questo io pensavo, mentre il giovinotto alzatosi se ne andava un po' dinoccolato e a vuoto verso le cabine. Un quarto d'ora dopo io ero ancora lì, e ancora lì le due ragazze con le teste unite sono l'ombrellino. guardando pensierose laggiù, sempre laggiù. povere illuse. senza parlare, o scambiando qualche parola su cose praticissime della vita, l'ora, il sole. il vento ... Ecco avanzare verso di esse proveniente dalle cabine. un brigadiere dei carabinieri. dall'aspeuo mao.i~lle; sul primo io lo osservavo avvicinarsi come si guardano tutte le cose che non interessano. finché un lampo m'illuminò.e guardandogli la faccia n'ebbi certezza: precisamente. era il mangia scrittori di poco prima. che veniva ad accomiatarsi dalle ragazze prima di partire. Le ragazze, vedendoselo avvicinare. guardarono subito me dcci• samcnte.che fino allora mi avevano appena strisciato cogli occhi. guardarono mc che guardavo lui più deciso di esse. prendendo al volo. con una smorfia soltanto. la mia vendella e di tutta la mia

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