IL CONTIITO La storia sparita Incontro con Jean Baudrlllard a cura di Fabio Gambaro L'opera di Jean Baudrillard (Reims. 1929) è assai noia anche in Italia. Particolaresuccessoonconero i suoi primi libri nati a cavallo tragli anniSessanta e Seuanta: Il sistema degli oggetti ( 1968). L.t, società ,lei co11s11mi ( 1970), Per mia critiC<1 ,Jel/ 'eco110mia politica del s•lfno (1972) e Lo specchio d..,ef!t, produzione (1973). Quesli lavori diedero adito ad appassionate discussioni. come per altro anche le operesuccessive.tracui lo scambio simbolico e la morte ( I976). Dime111icare Fm,cault ( 1977). Dellasedm)o11e ( 1979). Simulacri e simulazione ( 1981). /.,tt llrrrrrr... sinistra divìtta (1984). La traspare11w del male (1990). la g11erra del golfo1101c1'è sww ( 1991). In tuui questi anni - a volte adouando una prospettiva macrosociale, altre volle invece affrontando problemi specifici - Baudrillard. che oggi si definisce un "sociologo atipico ... non ha mai smesso di approfondire la suacri1ica brillanfee feroce della noslra società. dei suoi limiii e delle sue con1raddizioni. non esilando ad andare controcorrente e a prendere posizioni assai scomode. Ciò avviene anche nel suo uhimo lavoro. L 'i/lu.siondelafin (Galilée. 1992) in cui non esita ad affroniare il panorama del postcomunismo in un·ouicatuna personale, sgombrando il campo da ogni facile illusione. Nel s110ultimo libro, imirolato L'illusion de la fin, lei rimeue in discussione molti dei discorsi oggi di moda. Come mai? Non mi piace il consenso diffuso che prevale nella nostra società. Certo. nel miodiscorsoc'è una parte di provocazione. ma preferisco la provocazione calibrata al consenso e alla piattezza del dibattito culturale attuale. li consenso è un virus, è la malattia senile delle nostre società, che poi oltretutto si trasfonna in una specie di nuovoordinemondiale. Di conseguenza, ilmiosospeuo verso tale consenso è viscerale. Nel libro attacca 11mii miti a cui 11ormalme111sei aggrappano le società occide111ali,senza lasciare molte speranze ... Sì, ma non sono io che sono un irriducibile, sono le cose che sono irriducibili ... È inutile cercare delle consolazioni. In fondo. ciò che nelle mie analisi agli ahri apparecomescioccanteotenibile a me sembra semplicemente l'abbecedario di una lucidità minimale oggi più che mai necessaria. In Nietzsche. affianco alla critica radicale dell'umano, emerge una visione delle cose che. se certo non è compensatrice, offre però una prospettiva: secondo lui, infani, l'umano doveva strapparsi alla sua condizione e al suo destino, non tanto in termini di spostamento dialettico, quanto in • ,. tennini di trasfigurazione. Oggi non abbiamo più neppure i valori da trasfigurare. Quindi, personalmente, non ho alcun rimedio o alcuna soluzione da proporre. La realtà è sempre più confusa e imprendibile, tanto che non è più possibile fare previsioni. Allora non ci restano che le visioni. È perqucstochequalche volta nei miei libri arrivo al limite della finzione, a cui evidentemente non attribuisco alcun principio di verità. La visione non è né pessimista né ottimista, è solo una sorta di simulazione anticipata. È un modo per esplorare lo spazio che si apre oltre al vuoto in cui viviamo. Nel libro, in particolare, rimeIle in discussione l'idea di "fine della storia··, di cui oggi si parla molto ... La parola "fine" va vista in due direzioni, nel senso di finalità e nel senso di conclusione. E nel libro le due accezioni si sovrappongono, dato che entrambe vanno criticate. Per quanto riguarda la finalit.à mi sembra che oggi sia veramente andata persa, dato che la storia è diventata caotica, senza logica e priva di senso. Essa non ha più direzione o determinazione. di conseguenza non ha più senso porsi il problema della finalità. E poi comunque bisognerebbe domandarsi se mai vi sia stata una qualche determinazione della storia, ma non vorrei cadere nell'irrazionalismo antistorico. In ognj caso, mi sembra evidente che oggi assistiamo ad una distorsione dei vettori storici. Da dove nasce questa convinzione? Mi sembra che si stiano producendo insieme due fenomeni antinomici e contraddittori. Da un lato. c'è un processo di accelerazione continua. Le cose vanno in fretta. troppo in fretta per poterfaredell:1storia,enon solo a causa dei media. Direi piuttosto che c'è una specie di concorrenza sfrenata tra gli avvenimenti, la quale produce una perdita di senso, un processo caotico, un disordine per accelerazione. Dal l'altro, invece, c'è un processo di totale rallentamento, che corrisponde ad una perdita di memoria. Tutto diviene residuo, vale a dire senza memoria. Eppure ,iella nostm socie1à si immagazzi,ra tutto, si conserva tmto, lxlSli pensare al mi10delle memorie dei wlcolatori capaci di incorporare milioni di dati ... Maforse lei vuol dire che non c'è più memoria JJrOJJrioperché non e ·è più capacità di selezione? È proprio perché non siamo più capaci dì memorizzare che immagazziniamo tutto. atteggiamento che per altro rivela I' ossessione dell'oggetto perduto. Ciò che immagazziniamo è memoria persa. Sono dati, informazioni. avvenimenti che vengono congelati: non sono vivi. non sono utilizzabili. È una fom1a di fossilizzazione, come un'assicurazione sulla vita che forse servirà un giorno ma che per adesso non serve a nuIla. Questa somma di dati non costituisce una memoria. anzi è esattamente il contrario, è un oggetto perduto nelle macchine. nei testi, nei magazzini. senza più alcun valore d'uso. È per questo doJJpio movimemo che le, storia, im•ece che essere finita. sarebbe 1,ilmosro scom()(1rsa?
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