Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

foto di Giovonni Giovannetti hegeliana. Ma il pun10 è che è sempre stata una consolazione l'idea del tutto: ad esempio Seneca osservò che essere rapiti dalla vita del tutto quando uno muore dà una fonnadi consolazione. Ma che si finisca nel lutto o nel njente. beh io non vedo grandi differenze. Torniamo alla politù:<1.e olla politirn attuale. Ad w1 certo punto lei scri\•e che la rh10/uzio11etH·evabisogno di tm apparato mitico-simbolico, difeste, ecc.. anche per riscal</t,reicuori. come sapevano i giacobini. Eppure l'idea, coltivata trt, gli altri dal PDS, di/are del/ '/1ali<1 w, paese più civile è 1m 'idea ragionevole, ma forse incapace di mobilitare. di risvegliare l'immaginario. Che ne pensa? Non è facile e in fondo nemmeno utile rinunciare ad un apparato mitico-simbolico. Una politica che è fatta come un'etichetta di acqua minerale (residuo fisso a 180 gradi, alcalinità totale, quantità di calcio e di magnesio, ecc.) non è gran che esaltante. A questo proposito immaginiamoci il classico duello oratorio fra un nazista e un comunista nel 1933: quest'ullimo gli spiega. davanti ad un pubblico operaio. la caduta tendenziale del saggio del profiuo e non mobilita nessuno, mentre il nazista con argomenti pessimi ma usando termini di grande tonalità affettiva ("'popolo", ..patria", ;,tradimento"'. ecc.) riesce a mobilitare. Insomma non bisognerebbe essere né quel comunista arido che pensa che la verità si faccia strada per conto proprio e che non ha bìsogno di mobilitare delle forze, né dei pllri ciunnadori che mettono in campo tendenze emotive e che rimestano in quella specie di fangoso bassofondo che c'è in ciascuno di noi. La politica deve essere in grado di mobilitare energie anche dal punto di vis1ac1notivo, passionale. che però bisognerebbe agganciare a ILCONTHTO obiettivi razionali: la mobilitazione non deve avvenire su mitologie rancide (ognuno ha i miti che si merita). Recentemente abbiamo avuto la disputa tra Rusconi e Bobbio sulla questione della Resistenza come mitò fondativo: e se la Resistenza fosse non una cosa eroica di popolo ma una immensa zona grigia, e se insomma dovessimo recuperare gli alpini morti in Russia maltrattati da Togliatti?Come se l'idcntitàcollcttivadi un paese nascesse anche dalle sofferenze di quelli che una volta erano considerati nemici. Tutto questo non mi convince molto dal punto di vista storico. ma mi fa capire come certi miti fondativi possano consumarsi: il marxismo e la sinistra europea hanno vissuto di una doppia rendita di posizione (essere uguali ai compagni dell'Estavere una base che pensava all'Urss come al paradiso dei lavoratori-eessercdiversi perché si partecipava del marxismocritico, eretico. liberale, Gramsci-Gobctti, ecc.). che oggi però è saltata. Tutto ciò che sadi socialismo, di comunismo. di collettivistico, di statale sembra destinato ad un lungo purgatorio. Insomma: i vecchi miti sono caduti, e questo in parte è giusto (venti anni fa ci scannavamo se gli operai di Nanchino erano controrivoluzionari o no...) ma nello stesso tempo ci devono essere degli obiettivi mobilitanti, tali per cui uno si impegna a fare politica. e non solo di tipo ragionieristico; devono anzi dare l'idea di una vita diversa ~~onu.1.l1in, guaggio un po· antiquato si potrebbero definire degli 1deah ...). /11 wz mondo relto <laict1so, in cui 11011 e 'è più ,m ordine cosmico, 1111 asso/wo, ww re,ulem.11della storit1 o una classe sociale salvifica ecc., come fondare do un punto di vis/a laico il concetto di ··limite", cui oggi opprodano imelleuuali anche diversissimi tra loro (come Jonas. Bobbio. Lasch e perfino Vouimo)? Certo non esiste una logica della storia, ma questo non significa né che dobbiamo recuperare Dio o la provvidenza, né che dobbiamo essere cauti fino alla paralisi (dato che il meglio è nemico del bene...). e magari affrontare i problemi solo a livello locale, volta per volta. Credo invece che nel momento in cui sappiamo che l'uomo è un animale nocivo. che può distruggere (e già lo sta facendo) questa souile sfera di vita di 30 chilometri di spessore (la biosfera). dobbiamo evitare tutte le fantasmagorie sconfinate, frenare una logica del desiderio puramente inflattiva. Ma attenzione a liquidare insieme alle utopie qualsiasi possibilità di progetto. Uno scrittore conservatore ma di grande intelligenza come Chestenon diceva che l'uomo senza progetti è altrettanto mostruoso che un uomo senza naso. Insisterei s11q11estopu1110.Va bene la necessità di progetti razio,iali, ma in nome tli che cosa afltolimitarsi. una volta che è scomparso il socro? Beh. innanzitutto credo che il sacro non sia scomparso (pensiamo soltanto ai vasi di fiori e alla fotografia nei guard-rails dove c'è stato un incidente mortale ... esiste una sacralità anche privata della vita quotidiana, che rinasce in tutte le forme e in tutti i modi). E poi vorrei dire che bisogna autolimitarsi non l<\lltOperché agire sulla natura sia un'opera di prevaricazione. di violenza. ma perché sappiamo di avere risorse limitate. ci siamo accorti che la natura non è ìnfinita, non è sfruuabile illimitatamente. Certo questi limiti si possono in pane aggirare, ad esempio hanno scope no che una pianta acquatica assorbe il piombo; se si riuscisse a cohivame tanla certe acque sarebbero purificate dal piombo. O anche il fatto che al posto dei pesticidi si usano animali che combattono altri animali. Le strade ci sono. cosl come ci sono sbarramenti oltre i quali non si può andare: si possono però almeno in qualche caso, aggirare. IS

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