.. - dominale dal passato. cioè !"individualismo come un murarsi temporalmente in se stessi. non preoccuparsi degli antenatie non preoccuparsidei posteri (ricordiamouna celebre banu1adiWoody Allen: ·'Cosa hanno fallo i posteri per noiT); un aneggiamcn10 che rompe i ponti col continuum s1orico, e che si basa sull'interesse esclusivo per ciò che entra nella propria sfera biologica (comprendendoal massimo figlie amici), e che è Slatouna fonna di amore di sé forse oggi in crisi (penso allo yuppismo. al narcisismo di cui parla Lasch): ecco. con il mìo prossimo libro ho cercatodi ricostruirequcst•arco,didcscrivcrccomc nasce I'"uomo americano", come nasce l'individualismo moderno. Parlam prima di co11.mmismo: proprio nel s110 libro scrfre che il co,,s11mismo110,i ~ solo ww q11estio11e conomica, che ha ti che fare col projino. mli j 1111 sistema com1mict11fro-simbolico, che rig11ardaI 'immagùwrio; dfrettta allora terribilmenlt complìcato eUmi,wrlo. Sì, e va evitato in proposito ogni moralismo. Le socie1!t industriali. come sa~ft Smilh, producono una quanlità di beni che non po~sonoessere consumali (la forbice sovraproduzionc• souoconsumo). per cui alla metà deJrOuocento c"è stato il tentativo di far funzionare l'economia consumando per produrre, impegnando il 1e111poe il desiderio degli al1ri fino a inflazionarli. Pensiamo anche all'etimologia laiina di consumo: le due radici ··cum-sumcrc'" (prendere insieme) e "cum-summare·· (fare la somma totale, portare a compimento). 11consumo è unconsumo di espericnla, un consumo di vita. Già nella seconda metà dcll'Onocento si comincia a metlcrc in piedi questo grande meccanismo di proieLioncdi desideri: nel roman10 di Zola A11x bonhe11rdes dames (nome di un celebre grande magazzino) il protagonista Mure1 è appun10un "1rafficantcdi desideri.., e deve continuamente vedersela con i clien1i,quasi solo delle donne, che entrano nei magazzini. toccano le sete. etc. Il punto è che ci troviamo di fronte a mulantì antropologici, nel senso che siamo eredi di fom1edi economia basate sulla scarsità. in cui l'impera• 1ivocategorico è sempre stato quello di non alzare la soglia dei desideri per non andare inconlro a fruslrazioni. Ora. dal punto dì vistaeconomicoquesto modellodi capitalismo consumistico. che sembra vittorioso a livello mondiale. 11011è ge,reraliz.::,ob;Je (se miliardi di uomini consumassero come quei 400 o 500 milionidi privilegiati salterebbe qualsiasi p;1rametro).Il nostro problema (ed è un problema politico) è quello di nuovi modelli che siano di generalizzazione della soddisfazione di bisogni elementari e di beni; senzaperò beninteso fare ledame di S. Vincenzo, predicando altruismo e solidaric1à.ma mostrando anzi come certi meccanismieconomicipossanomodificarsi. ancheperegoismo. nelsenso banale per cui non si può fare una fcs1ada ballo in un lazzaretto. Tonumdo al suo libro e a Spinoza: i/filosofo olan<lesecrede' che le passioni ~·a<ltmotrt1sformate,w1da110met<1boliz:t1U! in affetti. Mase 11011111110 sifacesse metaboli:.,zare.se nellepassioni restasse un resid110"dostoevski(ltro.. che resiste a qualsiasi alchimia 1msfom1atriu? Credo che Spino1:anon sia un filosofo co~ì ottimista come viene prc.!.Cntato(ottimista nella teoria e "triste judio dc Ams1erdam", comc lochiamava Unamuno. nella pratica). Anzi dice una cosa importantecassai pococonsolaloria: sono pochissimi quelli che riescono a elaborare le passioni fino a farle diventare affcni. a "svelenirle" (neanche il saggio sempre ci riesce). Passioni che non sono solo inlimis1ichc ma ··politiche..: paura (Hobbcs. il dispotismo) e speranza (l'inganno teologico). Per lui le passioni imperano fino a quando esis1onocondiLionidi im•icurcz.zadegli 14 uomini. Spinoza non promette un training au1ogenodelle passio4 ni. maesorta a cambiare lecondizioni di vi1a.a rendere la vita più sicura. meno precaria, affinché gli uomini non oscillino tra disperazione e superstizione e diventino più razionali. La democrazia inoltre si raggiunge per lui molto difficilmente, perché bisogna essere di 1x1ripotenza per non opprimersi a vicenda: in questo sensouna parità di forza è rcalisticamen1el'unica garanzia per non essere oppressi. Devo p!rò aggiungere che. anche date quellecondizionidi sicurezza.secondome un elcmentodissipa1ivo nelle passionici sarà sempre. come sanno bene i filosofie scrittori ''neri", del sottosuolo. Sempre su Spinoza e passioni: se queste sono espressione de/1<1,raturae se devono /Jeròessere trasformare. t,llort111011 siamo qui 11el/'ambitodi una visionecristiana, per cui la natura de,·e essere enw,rcipaw. redema? Non credo. poiché se le passioni sono espressione della natura. natura siamo anche noi. il nostro corpo e la nostramente, e noi siamo anche Dio. Insomma se siamo parte della natura non possiamo porci fuori della natura e dominarla: le passioni sono la presenza delle interferenze del noslf'Ovi,ere con ciò che ci circonda. e in questo senso sono qualcosa di inestirpabile. di irredimibile. L'unica cosa che possiamo fare è diventare più autonomi dai condizionamenti che non sono in mano nostra. facendo sìche una passione si modifichi non perché lacslirpiamo ma perché ne m{J{lijichiamola direzio11e. Come avviene con la canaliz1..1zionedelle acque per non far scaricare su dì noi le piene e anzi per bonificare e coltivare meglio: Spinoza vive in un'epoca in cui gli ingegneri olandesi erano i più bravi di tutti (artefici anche delle bonifiche in Toscana nel Seicento). Non combattere le forte della natura ma sfruttarle. Non dominio sulla natura. alla Bacone. ma convivenza con la natura sapendo i propri limiti. A questo propositoqualcuno ha voluto accostare Spinola al Tao e alla filosofia indiana: analogia suggestiva. e non priva di fondamento, anche se devo dire che non so nulla dell'Oriente. Nel suo libro lei ricordacome Spi11owav,·ersasse ilpe11siero m<1li11co11ìco, ossessio,r,110dlii/limone ( t tm:,i è lafilosofia stessa che q11asici or,/i,ra di mtdiu,re la morte); a tale pensiero co111ramxmemla coscie,1wdella 11ecessità:quando ,·ediamoun bambinopiccolo dte ancora 11011sa parlare o ctm1mùwre11011 ~ che siamopresi da aifli:,ione.poiché sappiamo che c'è in q11es10 u11anecessità.Ma lxuta davw!ro,ma coscienu, della necessità? Per Spinoza sì. per mc solo in pane. Certo, c'è un proverbio antico che dice che non ci meravigliamo che i frutti cadano dall'albero e cosi perché dovremmo meravigliarci che gli uomini siano mortali. In.somma.come osservava Dc Ma.ninoa proposito delle prefiche.dare una fonna al dolore (anche con la lamentazione) allevia il dolore. serve. Pensoche ci sia un certo :,ollievo in questa capacità di dare una forma alle nos1rc esperienze. ma pretendere che sia risolutim è troppo. Probtlbilmeme in queste /onne collettfre di elt1bort1zio,1e della sojfere11w ~ decisivo per/ 'individuo il senso difar vane di 1111111110. Floresnel suo libro sull'etica se,r:,afedesembro ,·edere 1Nròog11itowliul come ingamre,►olt, come /ìmitatirn dtll'imlividuo... Beh. demonit.zare il tutto e esaltare l'individuo è la s1essa operazione. Sono conceui di cui ci serviamo. ma che non sono oppressivi o emancipatori in se s1essi:dipende dal con1c.s10in cui li usi. Ceno il to1alitarismo si basa su una compatteu.a della totalità: Adornodiceva che il tuno è il falso. rovesciando la frase
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