Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

namento dell'economia, anzi di un panicolare sistema economico, quellocapitalistadi mercato. Già Vicoironiu.ava sul tentativo a suo dire ..sociniano" di presentare la polis in termini di "repubblica dei mercadanti": aquel filosofo premeva invece sottolineare genialmente gli aspeni "irrazionali" dei rapporti politici, la presenza di fortissimi meccanismi di identificazione e di motivazione simbolica che spesso determinano l'agire umano ben al di là del calcolo della razionalità economica. Ed è inutile aggiungere quanto il nostro secolo. da WeOC:ra Freud - e, purtroppo, dalla Germania nazista alla Bosnia contemporanea- abbia confenna10 l'importanza di questo ''lato oscuro" della politica È difficile tuttavia non rimanere dell'opinione che quesla parlicolare crisi della democrazia italiana possa trovare soluzione solo attraverso un'opera illuministica di ·•smitizzazione'' della politica. E per fare un primo passo in questa direzione mi sembra necessario cominciare a giudicare la politica iuxta propria prin• cipia. Certamente un atteggiamento laico neiconfronti della politica non si acquisisce dall'oggi al domani. Popoli diversi dal nostro lo hanno fatto proprio solo a prezzo di grandi sofferenze e costretti dalla necessità: si pensi ad esempio alle sanguinosissime guerre di religione che in Francia e in Inghilterra hanno condotto tra il XVI e XVII secolo alla nascita dello Stato moderno proprio sulla base del presupposto di tenere fuori dai principi di legittimazione di esso le questioni morali e religiose. E si è trattato di una scelta non di nichilismo, madi serietà verso ladimensione morale: nella Francia del '6-700 erano i giansenisti e non i libertini a sostenere che la repubblica meglio governabile sarebbe stata quella degli "atei", la repubblica cioè ove pienamente dichiarabili e visibili fossero le logiche non-morali infonnanti i rapporti politici. Il nostro paese non ha conosciuto le guerre di religione ed è forse anche per questo che nella crisi attuale manca la voce di qualche vero giansenista. Non è detto tutta via che per questo ci dobbiamo IL CONftffO accontentare dei Savonarola d'accatto che predicano dalle pagine dei maggiori quotidiani. Mi sembra invece che proprio il momento che attraversiamo, con il prevaJeredi un senso(polenzialmente salutare)di disorientamento generale, potrebbe offrire l'opportunità per non ricadere nei vecchi schemi. Scrive Marx in alcune bel.l.issimepagine della Crilica alla filosofia hege/ìana del dirillo che essendo il popolo sempre e comunque il soggetto reale della politica, lutti i regimi sono in qualche modo democratici: la democrazia vera e propria è solo quel particolare regime in cui la forma coincide con il contenuto, per questo essa si può definire come la forma generale rispetto agli altri regimi. forme particolari. In realtà negli altri regimi c'è, per cosl dire, un eccesso di fom1a, una forma che altera il contenuto. "Per questo la democrazia è l'enigma risolto di tutte le costituzioni[ ...]Come non è la religionechecrea l'uomo, ma viceversa,cosl non la costituzione crea il popolo. ma il popolo la costituzione. La democrazia sta a tutte le altre forme politiche come il cristianesimo alle altre religioni. Il cristianesimo è la religione kat 'exochèn, per eccellenza, l'essenza della religione. l'uomo deificato in una particolare religione. Cosl la democrazia è l'essenza di ogni costituzione politica( ... ) La democrazia sta a tulle le altre fanne politiche come a suo Vecchio Testamento. L'uomo non esiste per la legge, ma la legge esiste (X:rl'uomo, èesis1e,1z.aumana, mentre nelle altre fonne politiche 1•uomo è l'esistenza legale. Questa è la differenza fondamentale della democrazia ... Ebbene, nel paese che pur è stato di Machiavelli, di Vico, di Croce e di Gramsci si è per ora mollo lontani da una visione veramente democratica, cioè non mitica, della politica, che ne sveli l'enigma e ne faccia coincidere la forma con il contenuto. Mai come oggi, invece, proprio nel momento in cui grandissimo è il disprezzo per"i politici''. mi sembra paradossalmente vivo il mìto della politica. E rimanere prigionieri di questo mito significa. purtroppo, rimanere in balia dei peggiori tra i politici. Le ragioni delle passioni Incontro con Remo Bodel a cura di Filippo La Por1a Remo Bodei (Cagliari 1938) insegnaStoria della filosofia all'Università e alla ScuolaNormale Superioredi Pisa. Tra le sue opere più recenti: Scomposizioni. Fonne dell'individuo modem o (Einaudi 1987)e OrdoAmoris. Conflitti terreni efelicità celeste (Il Mulino 1991). Il suo libro Geometria delle passioni (Feltri11elli 199/) può anche essere leuo in parallelo con il best-se/ler di Stll'attr sull'etica: ma ,ie/1'//a/ia di oggi ci i10/evaproprio 1111'apologia dell'amor proprio, contro ogni etica del sacrificio (apologia che sembrafaua apposta per i nostri ceti medi)? In realtà il mio libro. costruito a forma di ellissi. ha due "fuochi": da una parte c'è la critica all'etica dei sacrifici, Spinoza contro gli stoici. le ragioni delle passioni (che non sono solo irrazionalità) ecc., ma dall'altra parte ci sono i giacobini e la loro idea di virtò (sacrificio di ogni interesse privato a quello pubblico), che formano una specie di controcanto a Spinoza. Detto ciò credo che l'amore di sé inteso in senso classico non significa egoismo. e anzi per i cristiani può essere il rovescio simmetrico dell'amoredel prossimo(l'ama il prossimotuocometestesso ...). Il problema è di non separare l'amor proprio dall'amore collettivo: l'elica della solidarietà o della responsabilità non va intesa in senso oblativo(percui ci si dissangua per l'altro), e anzi un'etica dell'altruismo non si può basare sulla simpatia (secondo una linea Adam Smith - Alberoni), dato che unodeve poter essere i11teressa10 a quello che fa. A me non piace questo elogio dell'altruismo: anche gli atti eroici e disinteressati non sono altro. come ben sapeva Hume,che preferire una pane di séad un'altra (si tratta di ani non egoistici ma certo individualistici). Vorrei poi aggiungere che la continuazione del mio discorso teorico e storico sulle passioni, che sto scrivendo, e che riguarderà l'Ottocento e il nostro tempo, si incentra proprio su questa diffusione di desideri di consumo. sul consumismoel'individualismo, visti (X:rònonin modo moralistico. Tocqueville osservava come il tennine "individualismo" nasce intorno al 1828-30 in due versioni en1rambe "negative•·, quella di Saint-Simon (come contrario del socialismo) e quella di De Maistre (come ciò che mina la tradizione, come il voler pensare per conto proprio); a queste versioni opporrà una propria accezione, tipica di società egualitarie non 13

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