Linea d'ombra - anno XI - n. 81 - aprile 1993

comandamenti morali di cui esso è costitui10 e distinguere alla loro stregua gli uomini morali dagli immorali. Ora. se esiste un atteggiamento immorale. questo mi sembra consistere propriamente in questo modo di concepire la morale. Esso denota infatti il più comple10 disorientamento su che cosa si possa intendereper..morale··.Prendiamoquello che vieneritenuto il più imperativo e universalmente riconosciuto dei comandamenti morali: non uccidere. Èdi comune pcrcczioncquantoanche questo precetto sia nella nostraciviltàalcentrodi un accesissimo conflitto di interpretazioni sulla natura e l'estensione degli obblighi da esso comportati: è uccidere l'aborto. l'eutanasia, l"in1ervcnto armato in lrak o Somalia? L'apparente impossibilità di trovare risposte accettabili dall'universodella società a domande come queste ci pone di fronte al problema non dcli" •'impotenza" della morale a dare soluzioni a tali aporie. ma alla realtà della pluralità delle morali. E questa pluralità è una spia a sua volta della stessa radice della realtà della morale. il cui etimo, sia latino che greco(mos. ethos) rimanda a una prassi concreia di vita condivisa in unadctenninatacomunità umana: non può pensarsi una morale senza una comunità in cui determinati valori etici siano praticati (e magari teorizzati in un sistema etico. ma questo è solo eventuale e non indispens:ibile perché si abbia un·etica). La società in cui viviamo non è cunavia una sola, onnicomprensiva comunità etica. ma un insieme di tali comunità, ciascuna delle quali portatrice delle proprie prassi e dei propri valori: un pluralismo che è ceno fatto di dialogo. confronco. persuasione reciproca ma che è ben lontano dal raggiungere un'unità. La realtà etica è proprio questa pluralìlà, o almeno. dopo Aristotele e Kant. ci è difficile pensarla diversamente. Si traua di considerazioni banali e che ci portano solo in limine di grandi e dibattutissime questioni filosofiche. ma che bastano a svelare la natura caricaturale di quella che viene falla passare. in tanti discorsi di oggi. per "la morale". I valori etici sono infatti scambiati per un catechismo da benpensanti o da imbecilli. una serie di comandamenti che si recitano a memoria. scontati come le parole di un padrenostro alle quali non si chiede più di avere alcun senso: sono quelle parole, che tuni sanno. e bas1a. Ma perché dovremmo credere in questa morale e quale realtà essa rappresenterebbe?~ veramente arduo dare risposta a queste domande e se ne accorgono anche i media: visto che la tanto invocata morale risulta imp:1lpabile e ingiuscificabile. per convincerci della sua esistenza si ricorre allora a mostrare e intervistare gli uomini morali. Si è così creato un pantheon (o una nomenklatura) di personaggi che. in gran pane loro malgrado. sono comunemente indicati come panicolannente qualificati in campo morale. Non si capisce bene che cosa persone 1an10diverse. e peraltro degnissime. come. per esempio. Bobbio, il cardinale Manini o Rita Levi Montalcini abbiano fatto o detto di tantOmorale da essere chiamate in causa ogniqualvolta si tratti di dare voce al "comune sentire etico ... Ma tant'è, onnai a questi p0vcre11i è staio addossato il compito di fare da testimoni, anzi da ..,estimonials" della altrimenti introvabile morale media o media4 tica. Descrive bene questa situazione la vignenadi Altan in cui un figlio piuuostotitubantechiedc al padre che gli in1ima di mangiare gli spinaci: "Li mangia anche BobbioT'. Ma torniamo a Tangentopoli. Qui la morale. che abbiamo già visto incarnarsi in alcuni spiriti elc11i.si transustanzia imprevedibilmente nel codice penale. In questo caso. l'incapacità a dare altrimenti corpo alla indefinibile ··morale nonnale .. induce a chiedere soccorso alle leggi penali che definiscono. esse sl, chiaramente che cosa si debba intendere per "furto", "corruzione", "concussione" ccc. Le norme penali sono cosl senz.adifficol1à identificate in imperativi etici: chi trasgredisce quelle viola anche questi e il delinquente va senz'altro ritenuto un uomo FOR'iA:MMJ<oll\ Gvl 5f'I /\JACI. ... _ \,l MAr-JGIA AlvC\\E. eo~~IO ~ immorale (e viceversa). Questo corto circuito tra codice etico e codice penale è alla base di un atteggiamento valutativo, rispetto ai falli e agli uomini di Tangentopoli. contrassegnalo da un singolare ibridismo. Da un lato. l'operare del sentimento etico nel fonnularc i propri giudizi rimane quello che è. è spontaneo e immediato e non sa che farsene dei principi del due proeess of /aw: per esso un avviso di garanzia basla già a bollare irrimediabilmente chi ne è colpito di "immoralità". Dall'altra parte. l'indignazione morale non si accontenta di essere solo tale. ma chiede l'applicazione di efficaci sanzioni nei confronti dei reprobi: gli immorali devono finire in galera. Apprendiamo cosl che la •·morale" di cui tanto oggi si parla non è solo una morale universale. ma anche una morale annata: chi ne trasgredisce i precetti viola al contempo le leggi penali e merita pcnanto di essere ammanettato. Ecco. se si dovesse definire che cos'è il moralismo. lo si potrebbe trovare incarnmo proprio in un a11eggiamcn10di questo genere. è l'atteggiamento di chi. alla difesa di pretesi valori morali. vorrebbe chiamare i carabinieri. Chi condivide questo modo di vedere è evidentemente lon1anissimo dal credere che l'imperativo etico in realtà vincola solo me, che lo faccio liberamente mio: potrò persuadere, esortare gli altri ad aderire ai medesimi principi (cd esprimere la mia deplorazione se non lo fanno). ma certamente t1011 potrò mai costringerli a ciò. No, si sostiene invece, gli altri debbono essere morali. e se non si adeguano spontaneamente ai comandamen1i etici. Vanno opponunamentc costrclli a farlo. I tribunali esis10110proprio eerquesto: per dare luogo alla Giustizia. intesa come valore etico. E sconfortante constatare come aueggiamenti di questo tipo siano faui propri anche dalla migliore (si fa per dire) intellighentia nostrana. che abbraccia così, non si sa quanto consapevolmente. gli aspetti più deleteri della concezione dello Stato e1ico. È una tendenza che rende pessimisti sugli esiti finali delle inchieste giudiriarie in corso: invece di avere processi com:lli finalizzati alla definizione di precise responsabilità penali personali, rischiamo di fare da spettatori ad una sona di s:icra rappresentazione popolare a base di inquisitori. indemoniati. auto-da-t'è, "perdonnanze" finali ecc. Ma. si dirà. gli .:avvenimenti di Tangentopoli non possono ceno essere ridoni a una asettica vicenda giudiziaria: considerala la qualità dei soggclli coinvolti. ~ giusto trarre da essi tutte le ,,

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==