APRILEl093·N.JMER08l URE10.000 LINDE'AOMBR mensiledi storie,immagini,discussionie spettacolo CUBADOPOLEELEZIONMI/ ASARYEKHAVELS/UGLIINTELLETTUAL STAROBINSLKAIL: ETTERATURA EL BELLEZZDAELMONDO BERRYMAiN'E:BREOIMMAGINARIO Al·GHITANBI/ENAMI/MONTEIRO/RHYS INTERVISCTOENBODEEI BAUDRIILARD
CarmeloBe11e LORENZACCIO e IL TEATRO DI BENE E LA PITTURA DI BACON LNAD'IMIIA - - ----------------- Ure85.00(0abboname1n1tnoumersiu)c.c.p5.414020in7testaatoUneda'ambreadizionVii,aGaffuri4aM, ilanteol.02/6691132
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Gruppo mJazionale: Alfonso Berardinc\li, Gianfranco Benin, Grazia OICrchi. Marcello Florcs. Goffredo fofi (direttore), Piergiorgio Giaoc~. Gad Lcmcr, Luigi Manconi. Santina Mobiglia, Lia Sactrdote (direzione editoriale). Marino Sinibaldi. Collaborawri: Adelina Aleui, Chiara Allegra. Enrico Alleva, Livia Apa, Guido Armellini, Giancarlo Ascari. Fabrizio Bagatti. Laura Balbo, Mario Barcnghi, Alessandro Barkco.Matteo Bcllinelli. Stefano Bcnni, Andrea Berrini. Giorgio Ben, Paolo Benincui. Francesco Binni, Lanfranco Binni. Luigi Bobbio, Norbeno Bobbio. Giacomo Dorella. Franco Briosc:hi, Marisa Bulgheroni, l.sabella Camera d'Afflino, Gianni Canova, Marisa Caramella, Rocco Carbone. Ca1crina Carpi nato, Bruno Canosio. Cesare Cascs. Albeno Cavaglion, Roberto Cazzola, Francesco Ciafaloni, Luca Citrici, Pino Corrias, VinccnioConsolo. Vincenzo Cottinelli. Albeno Cristofori, Mario Cuminctti, Peppo Dclcontc, Robeno Delera. Stefano Dc Maucis. 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Fabio Rodrigucz Amaya. Paolo Rosa. Robcno Rossi, Gian Enrico Rusconi, Nanni Salio, Paolo Scamccchia, Domenico Scarpa, Maria Schiavo. Franco Scm. Jooqufn Sokolowicz. Piero Spila, Paola Splendore, Antonella Tarpino, Fabio Terragni. Alessandro Triul1.i. Gianni Turchcua. Federico Varese, Bruno Vcn1avoli, Emanuele Vinassa dc Rcgny. Tullio Vinay, Itala Vivan, Gianni Volpi. Proge1tografico: Andrea Rauch/Graphiti Ricuche redazionali: Natalia Dclconte Pubblidtò: Miriam Corradi Esteri: Pinuccia Ferrari Produzjone: Emanuela Re A,mminis1raUont: Patrizia Brogi lfa,ino comribuito alla prep<1razjondt i questo numuo: Marco Capicui. Paola Costa. Barbara Galla. Nadia Lconcavallo, Ueselotte Longato, Marco Antonio Sannella, B3JNl'll Vcdoci, 11Lcu10 libreria dello spettacolo di Roma. la redaiionc di "lnogènes", la casa editrice Bollati-Boringhieri, le agenzie fotografiche Contrasto. Effigie e Grat.ia Neri Ediwre: Linea d'ombra f.dìzioni srl Via Gaffurio 4 20124 Milano Tel. 02KDJI 132. 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Pynchon l'esploratore Gennania senza "Heimaf': la fuga di LoschUtz Come conobbi Achille Campanil,e POISIA 56 Andrea Rauch STORIE 40 Jea11Rhys 42 Joht1Berrym<m 46 Joào César Mo11teiro 58 Be,1Ami INCONTRI 51 Ganuìl al-Ghilani SAGGI 33 Jea,1 Starobiriski a cura di Giamp<10l0 Dossena Epi-drammi li giorno che bruciarono i libri L'ebreo immaginario a cura di Edoordo A/binati La commedia di Dio Cheder a cura di /Jari<,De Barbieri n dolore di oggi è il dolore di sempre a cura di Bianca Dio11isei Francesco Piccione La lettera1ura e la bellezza del mondo LA nua VISTA DALLAWNA , , Chiesaedemarrinazione: Un intervento di Michele Ra11chet1i (a p. 2). Ebreie palestinesi: Nadia Baiesi. Campi di pace (a p. 6): Brunoflussar. Nevè ShalomWaahal as-Salaam: un'ipotesi di convivenza. a cura ,li G. Rosadini (a p. 11). Dcnlro la scuola: FrancoLorenzoni. Dove cerca lo sguardo (a p. 13). Educatoeri di3ducatoci: Fr<mçoise Dolto, Bambini, pedialria e psicanalisi. a cura di E. Roudinesco (a p. 16). La copertina di questo numero è di A,idrea Rauch (Graphiti). Linea d'ombra è stampata su cana ecologica Frcelife Vellum whi1e• Ftdrigoni Abbonamento annuale: ITALIA L. 85.000. ESTERO L. 100.000 a mezzo assegno bancario o e/e postale n. 54140207 intestato a Linea d'ombra. I manoscritti non wmgo110rt•srìmiri. Si pubblicanopoesit:solo su richìuta. Dei 1es1di i cui non siamo in grtuio di ,imracciart gli artriti diritto, ci dichiariamo pronti a otltmperau agli obblighi relativi.
H.CONIUTO Cuba, clopo il plebiscito Joaqufll Sokolowicz Vuol dire. allora, che hanno volato "sl" ai candidati della lista unica anche quelle ragazzeche inmoltitudine invadono ogni sera te zone degli alberghi dell'Avana alla ricerca di clienti stranieri per i loro corpi, donne e spesso poco più che bambine le quali se ne fregano dei discorsisulla Revo/uciOn? Eche hanno purevotato così quelli che ti raccontano con tono giustificatorio dei furti. regolanncnte scoperti nei luoghi di lavoro, commessi da dipen• denti che grazie alla refurtiva portano a casa qualcosa in più da mangiare? E i tanti che. una volta acquisita un po' di fiducia verso l'interlocutore straniero. si lamentano della presenza opprimente dei Comitati per la DifosacÌclla Rivoluzione in ogni momento della loro vita privata. e che ti dicono che vorrebbero poter emigrare? E stato infatti un ··sr plebiscitario al regime. Fidel Castro ha fatto una scommessa. concedendo inqueste elezioni legislative di mano il voto segreto per la prima volta nei 34 anni passati da quand'è al potere. e ha vinto. Non c'è stata frode, assicurano gli inviati della stampa internazionale e citano in questo senso le testimonianze di diplomatici str.lnicri nella capitale cubana; non si deve. dunque, dubitare dei risultati ufficiali. Che l'affiuen1.a alle urne sia stata pressoché unanime non indica nulla JX!rchéil voto è obbligatorio cqucsla definizione a Cuba non è qualcosa di clastico. ma che siano stati eleni tutti i candidati (designati senza eccezione dal governo. anche quei pochi presentati come indiixndenti) è un fatto eloquente. Davvero un 8 ixr cento di contrari - quante sembra che siano state le schede bianche o nulle - non rappresenta una smentita a ciò che può ora proclamare il Partito Comunisla: il popolo sta con Fide!. Prova indubitabile. da pane dell'elettorato. di fidelidad (fedeltà. il tennine ricorrente nella propaganda governativa. nel quale si racchiude in spagnolo un gioco di parole con il nome del capo). Perfino l'oppositore Elizardo Sinchcz. un socialdemocratico che ormai da anni alterna la vita a casa sua ali' Avana con periodi più o meno lunghi in galera, ammette che la grande maggioranza dei cubani ha dimostrato di appoggiare il regime; S;fochcz lo altribuiscc soprattutto al carisma. che non trova confronli. nel paese. esercitato dal presidente sulla popola1ione. Siccome il verdcnodclle urne contrasta con fatti che abbiamo visto personalmente quattro mesi prima - aria cupa da passati regimi comunisti dcll"Est europeo. niente di quella gioiosa rivoluzione tropicale della leggenda-. esso richiede un·analisi più che in altri casi necessaria per tentare di spiegarlo. Scriviamo di fatti. cose concretecheabbiamo tocc:nocon mano. Niente discussioni, qui. sulla legittimità dei metodi attraverso i quali si s1arebbe modellando I' ··uomo nuovo" per la lotta e i sacrifici che dovrebbero portare al trionfo definitivo del socialismo. Noi non abbiamo visloda nessuna parte quei vigorosi giovani sudali chcsouoil sole delle campagne salutavano, felici di partecipare alle brigate di volontari nelle piantagioni di zucchero. il passaggio del treno su cui viaggiava Annando Cossutta. che qualche seuimana più tardi ha descritto questo quadro da realismo socialiMa quand'è rienlralo da Cuba: certo siamo rimasti nell'isola troppo poco tempo ixr vedere tutto. ma in ogni caso girare sen1a guide ufficiali né secondo itinerari fissali da funzionari e parlando con la gente comune più che con esponenti del regime o professionisti che si .. curano di preservare la propriaposizionesocialedi rilievo fornisce risultati diversi da quelli testimoniati dal senatore di RC (le sue parole sembravano il racconto di un vecchio film sovietico). Soltanto fatti. allora. Appena si arriva dall'estero all"Avo.na non si vedono più i poveracci lasciati a Santo Domingo. una folla di straccioni in contras10 clamoroso con pochi signori vestiti correuamente. Appare l'immagine di una società ugualitaria. Non esiste il razzismo. come quello constatato dall'altra pane del mare, non ci sono a Cuba bambini abbandonati come in Brasile. né baraccopoli attorno all'Avana come quelle che circondano Santiago del Cile e crescono continuamente nel bel mezzo di Lima. tutti sanno leggere e scrivere mentre nel vicino Haiti sono quasi tutti analfabeti. ~ stata in pratica debellata la monalità infantile che invece rimane alla nel resto dcli' America Latina e oggi colpisce perfino l'evoluta Argentina. "La rivoluzione cubana ha dimostrato come si può risolvere il dramma del sottosviluppo nel mondo", ci dice un'amica a11·Avana. Viste cosl le cose. non si può che ammirare e sostenere la tenacia di Castro: nonostan1e la scomparsa dei potenti regimi che per tre decenni l'aiutarono. anzi hanno finanziato le conquislc della rivoluzione. Cuba va avanti in direzione del socialismo. Encomiabile la volonià di Fidel: non molliamo. "socialismo o ""'erte". Oggi i sacrifici richiesti ai cubani sono piuttosto ixsanti. è chiaro. ma ixrché mai piegarsi alla prepotenza dello straniero. del gigante nordamericano. che vuole imporre al popolo dell'isola il sistema colpevole delle tante tragedie vissute da altri popoli? Che poi all'estero sia tacciato come antidemocratico roccentramcnto del potere ali' Avana su un uomo,chc. insomma, il capo sia sempre lui daranto tempo e chissà per quanto altro ancora. ebbene si può rispondere che 1ali accuse partono da aueggiamenti interessati e da una concetione diversa della democrazia ... li pluripanitismo è una pluriporcheria", proclama Castro (dopotutto basterebbe vedere come si sono comp:,nali i paniti in Italia negli ultimi anni per esitare a dargli torto). In ogni caso. mettiamo pure che il totalitarismo si possa giustificare se con questo sistema il popolo è felice o è convinto di avviarsi a diventarlo. Ebbene sono felici i cubani o sono forse ceni che. come insislc a dire. da ohrc tre decenni il compa,ierocommtdante, il traguardo della felicità in una perfetta società giusta sarà prima o poi raggiunto? No. Il momen1oèdifficile. le razioni di cibo diminuiscono di volta , in volta. le auto sono fenne ixr la mancanza di ben1ina. si dC\C aspettare a lungo alla fermata perché arrivi uno dei pochi autobus in circolazione: ci sono le biciclette per spostarsi se non si ponano pacchi ma comunque ne mancano ancora parecchie perché bastino. Le molte comitive di turisti stranieri. la cui nfnuenzaè favorita dal governo JX!r far arrivare un po' di valuta nelle casse stalali. rappresentano una goccia nel mare delle difficoltà economiche. Lo st1Jniero, quando cammina per una strada dell'Avana. viene continuamente avvicinato da qualcuno che gli offre di cambiare quattrini perché vuole riceveredollari. l'unicodenarocheaCuba abbia un cffeni vo valore. Ai cubani è vie1ato iI possesso di moneta straniera, mentre il visitatore arrivato dall'estero usa soltanto dollari. per qualsiasi pagamento. anche ixr iIpiù piccoloacqui~lO. È ixr ques1a ragione - spiegano i funzionari governativi e anche tutti gli altri che riixtono a memoria la leLionc - che si tengono
rigorosamente separati i cubani dai turisti, essendo vietali ai cubani alberghi e ris1oranti e locali di divertimento destinati agli stranieri. Spesso durante la giornata in giro, il turista, nelle pause tra una richiesta e l'altra di qualche sigaretta, sì sente offrire ·•compagnia·• da donne mischiate tra i passanti, donne dal l'aspetto non diverso da tutte le altre: è che non sono diverse. Ma è soprattutto dopo il tramonto che il centrodell' Avana si trasforma: una folla di ragazze invade le zone più frequentale dai turisti. È la nuova prostituzione, esercitata da giovanijineu,s (cosl sono state battezzate dal la gente locale: "amazzoni". che cercano di montare sullo straniero). Poìché la prospettiva di avventure sessuali a Cuba favorisce l'interesse all'estero, pare che l'amo sia sfruttato dal regime per la promozione del turismo verso l'isola: non sarebbe casuale che l'anno scorso sull'edizione francese di ';Playboy" sia apparso un lungo servizio sui luoghi di divertimento ali' Avana corredato da numerose fotografie di semi vestile e insinuanti donne cubane ... Ma che vuoi fare-dicono i nostri interlocutori castristi-, si sa che dove e' è iI turismo viene anche fuori la prostituzione". Un prezzo che la Revoluci6n si trova oggi adover pagare, insomma. e che per la verità uria contro i richiami ufficiali all'ortodossia marxista. Già nella prima metà degli anni '60 uno dei maggiori vanti del governo rivoluzionario fu l'aver eliminato la prostituzione. Invece recentemente Castro ha giustificato la ricomparsa di questa malattia sociale con parole davvero paradossali per un marxista: ·•Visto che nella società cubana sono state liquidate le cause della prostituzione, ladonna che la pratica lo fa per vocazione•·. E davanti alla preoccupazione per il fenomeno espressa cautamente da un deputato del l'Assemblea Popolare. il lider maximoebbe una sortita che non si è capito se fosse una risposta seria o una battuta di spirito (considerato che queFo1odi Aloin Kelef !Odyssey) IL CONTIITO sl'uomo dalla barba grigia, vecchio profeta intoccabile, è sempre più immerso nei suoi pensieri trascendenti): "Dopotutto abbiamo a Cuba le prostitute più colte del mondo". È vero: studentesse, laureate, professioniste di diversi settori. Una mattina. lo scorso ottobre. una ragazza di provincia si avvicinò a noi ali' Avana Vecchia. Aspettava.mo sotto la tettoia dell'Hotel dc lnglaterra che smettesse l'improvvisa pioggia tropicale. La donna, daJl'espressione triste e stanca, non bella, si era staccata dall'uomo che le stava accanto pochi metri più in là(fare compunto da fratello o fidanzato) per chiederci una cortesia: voleva comprare nell'emporio del salone di quel l'albergo quattro semplici saponette da bagno con i tre doll<trisgualciti e arrotolati che tirò fuori dalla vecchia borsetta, e aveva bisogno di uno straniero che l'accompagnassegiacchéa lei era vietato sia mettere piede nell'albergo che pagare con dollarì. Solo all'uscita si prese le saponette dalle nostre mani e, mentre le infilava nella borsetta, chiese all'italiano che le aveva fatto questo favore se si trovava solo in città. se per caso non voleva ''un'amica", perché lei a una certa ora della sera sarebbe potuta tornare ali' Avana. Ricevuta l'imprevista, timida offerta, lo straniero pensò allora che il modesto acquisto nell'emporio fosse stato soltanto un espediente e volle sapere se lei faceva il "mestiere·· da molto. "Ma quale mestiere? lo sono laureata in Tecniche della Costruzione." Aveva un volto consumato, bisognava guardarla bene per vedere che davvero non aveva più dei ventisei anni che dichiarava. L"essere bruttina rendeva ancor più patetica la sua offerta. È dura, sl, per i cubani. Viene tuttavia da chiedersi cosa sentano di fronte ai disagi dì sempre e non solo quelli provocati dai guai attuali. Quali sensazioni hanno dal dover rigorosamente rimanere separati dai visitatori stranieri, i quali possono conoscere tanti ppsti a loro vielati? Un malessere non nuovo C che con il passare degli anni è andato crescendo. perché è cresciuta la causa. •
lo provoca J'esis1enza dei CDR (Comitésde Defensa della Re,•oluci6n). Cen"è unoperogni isolato. incittà: nari e moltiplicatisi per risolvere tuni i piccoli problemi del vicinato. di condomini e case. affinché insomma la convivenza nella Cuba rivoluzionaria non subisse gli intoppi di sciocchezze della vita quotidiana facilmente risolvibili. sono da sempre visti dalla gente come centri di spionaggio. Se uno esce da casa con una valigeua, meniamo. e quando torna non ce l'ha. si vedrà subito arrivare a casa qualcuno del CDR che domanderà dove l'ha lasciata e pgni altro particolare sul fatto; è lo stesso se si arriva dal lavoro troppo tardi o sì esce anche non dovendo andare al lavoro e via dicendo. I più politicizzati. tra gli interlocutori cubani, ti spiegheranno che c"è da un pezzo una paranoia dilagante tra i dirigenti e collaboratori del regime. Se uno ha la camera al 17° piano del grande albergo si sente dire da qualcuno: "Ecco. è a quel piano che mcuono sempre i giornalisti stranieri. 11 ,,j tengono controllali meglio··. Ai grandi miti rivoluzionari e alle ragioni ideali per le quali tocca sopportare le pene di oggi aggiunte a quelle di prima i cubani non sembrano intel'!ssati. nelle conversazioni della vita quotidiana. I giovani. eh.e costituiscono la grande maggioranza della popolazione. e hanno conosciuto soltanto questo sistema. ai nomi degli eroi ufficiali e ai paroloni sul socialismo restano indifferenti. Il Che e Lenin e i guerriglieri della Sierra Maestra rappresentano non altro che capitoli dei libri che hanno dovuto studiare a scuola. Può darsi che le cose siano diverse in altri luoghi di Cuba: quello che noi abbiamo visto è così. Ed èda escludere che nei tanti giovani indifferenti il fuoco del sentimento rivoluzionario possa essere acceso dalla stampa. che è illeggibile ... Granma". il quotidiano unico.è un noioso bolle11inodi comunicali ufficiali. Si può criticare quanto si vuole-e si deve farlo- tanta faciloneria dei giornali italiani, ma non si può prendere sul serio un giornale il cui titolo di apenura a tutto il largo della prima pagina annuncia "Il popolo cubanocclebracon gioia il trentennale delle relazioni con la sorella repubblicadi Algeria" ("Granma·. metàottobre 1992).Echecome altre notizie di rilievo scrive delle medaglie alla produuività date a un gruppo di volontari in una piantagione di qualche provincia. del numero di bicicleue che si prepara a produrre una nuova fabbrica in costruzione e altre simili amenità quotidiane. Una di due: o il regime considera cretini tuni i ciuadini. non essendo stato capace di farli maturare. o preferisce non farli maturare e renderli giudici autonomi del I' infonnazione che dovrebbero ricevere. Male, in tutti e due i casi. In questo momento non si vede come possa il governo del l'Avana superare i gravi problemi dell'economia. Hanno una scarsa importanza gli scambi con il Vietnam del Nord e con la Cina; le sollecitazioni dei comunisti russi perché Mosca riprenda lacollaborazione con Cuba fanno parte della loua politica interna nel loro paese, che del resto non può aiutare qualcuno all'estero oggi. avendo la propria economia in ginocchio. Quanto alle offcne di petrolio del regime integralista islamico dell'Iran (il ministro iranianodegli esteri Velayati ès1ato nelle scorse selli mane ali' Avana). Castro sa che si tratta di un'amicizia pericolosa perché accettarla significherebbe allontanare le possibilità di una ricucitura con gli Stati Uniti anzichéavvicinarle.comcsperadi otlencredal presidente Clinton. Ammettiamolo: è ingiusto che Washington voglia imporre legge a Cuba e che mena anche in campo il suo potere d'influenza su tutti gli altri paesi hllino-americani. che quindi reclamano al!"Avana. in cambio di intese commerciali, aperture in politica interna. Lccosestannocosl, che piacciano o non piacciano. E poiché la vittima di questa situazione è la gente di Cuba. la gente comune. uomini e donne più impananti del regime che li governa. ci si deve chiedere se è giusto che questo regime raccia pagare un prezzo tanto alto ai suoi governati, Alto fino al punto di spingere alla • prostituzione delle ragazzine. Beninteso non è auspicabile per Cuba. né per alcun altro popolo. il quadro di miseria e ingiustizia sociale clamorosa presentato da ognuno degli altri paesi latino-. americani. Ma - questa la domanda-. ha un senso politico e morale far pagare un simile prezzo nel nome di qualcosa che si può legittimamente presumere onnai privo di possibilità di compimento? Quando non ci sarà più Fidel Castro le cose cambieranno; non ci sono più delfini dietro il capo. sono stati fatti fuori uno a uno tutti i potenziali eredi: proclamare fiducia nel destino indistruttibile della Rivoluzione così com'è stata concepita dal sempiterno leader è incoscienza oè ipocrisia. La logica di una politica al servizio della gente suggerirebbe la ricerca quanto prima. da pane di Castro. delle vie per una transizione indolore, che salvi il più possibile del sistema socialista per evitare al popolo il rischio di svolte violente. Si risponde dal versante castrista che è proprio il popolo cubano a volere la fermezza continuamente ribadita dal presidente. come dimostrerebbe- prima ancora del recente risulta1oeleuorale- il fatto che nonostante le difficoltà non si vedono nel paese manifestazioni popolari di malcontento. Qualcuno ha deno una volta che nelle situazioni di malessere, in seno ai popoli repressi. si confrontano la paura e la fame; quando la fame diventa forte non c'è paura che tenga fino in fondo. A Cuba si mangia. sempre meno- magari due patate al giorno e un pugno di riso alla settimana - ma tutti mangiano la stessa quantità e nessuno al momento è morto di fame. Ma, d'altra pane è bene ricordare che nemmeno in Russia. né in Bulgaria o in Albania. ci sono state manifestazioni antigovernative fino a poco prima che i loro regimi crollassero con una rapidità incredibile anche sotto il peso della rabbia scatenata di popolazioni che non ce la facevano più. Torniamo ai risultati delle recenti elezioni: il governo ha dimostrato quello che voleva. Viene un dubbio su come sono andate le cose quando si pensa al numero superiore di schede bianche in occasione delle amministrative di tre mesi prima: attorno al 10 per cento secondo informazioni vaghe fornile dalle autorità. dal 20 al 30 percento s1andoa fonti antigovernative. Come mai questa volta hanno votato per il regime alcuni o parecchi di quelli chequell"altra volta avevano immesso nell'urna una scheda bianca o nulla. se poi nel frattempo le cose nella vita quotidiana sono peggiorate? Due ci sembrano le spiegazioni dell'esito elettorale. Una. la diffidenza dei votanti verso l'annunciata segretezza del voto. il timore insomma che si potesse scoprire come si era comportato l'eleuorc. La seconda, siccome Fide) Castro si è impegnato personalmente nella campagna con uno sforzo di persuasione quale non si ricordava da diversi anni, percorrendo in lungo e in largo l'isola. si può anche pensare che oltre alle sue doti carismatiche abbia posto sul tavolo una visione della posta in gioco che. anche se defonnata rispeuo alla reahà. non poteva essere giudicata al fine di una scelta autentica da chi dispone come sole fonti d'informazione del quotidiano unico. del notiziario alla radio con comunicati ufficiali a getto continuo e della televisione che mostra giovani sudati e gioiosi come quelli visti da Cossuua. In un caso o nell'altro. la validità del risultato sarebbe discutibile. Scriveva Ignazio Silone nel 1954: "Il meccanismo mortifero è sempre lo stesso: ogni gruppo o istituzione sorge in difesa di un ideale. ma strada facendo si identifica con esso e poi vi si sostituisce. ponendo al venicedi luni ivalori i propri interessi". Ma niente dialettica. dicevamo. fatti soltanto. E allora torna alla mente quella ragazza triste con la borscna consumata che si offriva allo straniero. Probabilmente dal seggio alla periferia dell'Avana ha depositato nell'urna la scheda con un "sl'"; forse l'hanno convinta che il suo dramma di oggi presto la.scerà il posto a un futuro luminoso. "Ma quale mestiere ... lo sono laureata in Tecniche della Costruzione."
Masaryk e Havel. Un confronto Emest Gellner traduzione di Roberta Scia/pi Emest Gellner (Inghilterra. /925) ~ 1modegfi scienz.imi sociali pitì interessanti di cui disponga oggi l'/nghif1erra.Professore di antropologia a Cambridge. Ju, pr0</011on11merosi aggi e articoli; in italitmosono uscili Parole e cose (Il Saggimore /959), e Nazioni e Nazionalismo (Editori Riuniti /985e /992). Hascrilto in "TheG11ardian" del25111glio scorso, q11estoimerventosu Havel che ci pare utile n"proporre, anche,, chius11ra di ,ma storia. per la rilewmw delle sue riflessioni storicopolitiche. Tra il primo prcsidcnie della Cecoslovacchia e colui che sembra essere l'uhimo ci sono marcate somiglianze e differenze significative. Sia Tomas Masaryk che Vaclav Havel furono presidenti-liberatori. uomini che contribuirono a rcali7.zare la transizione da un regime onnai ripudiato ad uno più liberale. Entrambi erano intellettuali e moralisti, profondamente interessati al fondamenio morale della politica. Eppure. mentre Havel si opponeva a un regime assolutamente ripugnante (perfino per gli esigenti criteri del Socialismo reale su queste questioni), Masaryk si oppose a un regime la cui condanna rimane profondamente controversa. e che egli stesso arrivò a rifiutare solo in tarda età. La grande conquista morale di Havel fu quella di sfidare l'odioso regime comunista e dimostrare che esisteva qualcuno che aveva la forza morale per farlo. La conquis1a di Masaryk fu quella di non sfidare il regime-neem infatti un elementoattìvocome membro del parlamento - bensì di combattere battaglie morali ma impopolari che spesso esasperavano i suoi compatrioti. Molto significativo è che in entrambi i casi la transizione dall'odiato cmcie11 régime a un nuovo ordine più democra1ico abbia avuto un carattere "morbido··. Nel corso di tale transizione la complicità con ronnai rinnegato regime ebbe profonde implicazioni per la namra dei problemi morali che i rispettivi maestri di cerimonia. valeadircciascunodi questi ••rivoluzionari". si trovarono ad affrontare. Ciò è particolarmente vero nel caso di Havel. E dopo il 28 ottobre 1918 (fondazione ufficiale dello stato cecoslovacco) Masaryk pone 1·accen10sul carattere calmo e incruento del co11p d'éwt (prevrat). Egli stesso non lo considera una rivoluzione e fa notare che si è verificato solo dopo la rivoluzione a Vienna e il crollo del fronte austriaco in Italia. Ogni cosa fu ottenu1a auraverso negoziati. non con la violenza. 11 processo venne completato in due seni mane: problemi tecnici. osserva Masaryk. impedirono di procedere più velocemente. Le nuove autorità furono in primo luogo riconosciule da quelle precedenti come congiuntamentecompetenti e corresponsabili (cosa che fu ripe1uta da Havel nella seconda storica rivendicaz.ionedi democrazia. contro un'autocrazia molto più ostile). Nel caso di Havel la transizione fu ugualmente morbida e. per così dire. tecnica. Egli aveva aiutato a rovesciare un govemoeccezionalmente inviso e 1otalitario (aggenivi che sarebbe ingiusto usare per il sistema rimosso da Masaryk) ma l'in1ero processo sembrò essere questione di richieste e concessioni. "Persino il presidente comunis1a si è dimesso su nostra richiesta·· sottolinea Havel con compiacimento e un pizzico di sorpresa. Questa rivoluzione si svolse davvero in tem1ini di richieste e dimissioni. Un tempo i Cechi erano soliti gettare gli emissari dei governi stranieri dalle finestre dal castello di Praga: la prima volta sulle picche. la seconda su un morbido mucchio di letame; ma. la terza volta, una gentile richiesta di dimissioni fu cortesemente accolta. ILCONnffO Il castello di Praga in questo secolo ha virtualmente sperimentato l'intera gamma dei regimi possibili: il tradizionalismo dellacontrorifor. ma asburgica: il liberalismo di Masaryk. Hitler, un breve interregno. lo Stalinismo. un altro interregno, l'era Bresnev e poi Havel. Ma ogni volta i governanti uscenti negoziavano. temporeggiavano. se potevano. e infine finnavano. Il presidente Emi! Hache s"arrese a Hitler. il generale Toussain, comandante della guarnigione tedesca nel maggio del 1945. negoziò la resa con il Comitato Nazionale Ceco. Perfino KarJ.Hennann Frank. l'ultimo Reichs-Protek1orinCecoslovacchia. intuendo che i negoziatori cechi erano restii a trauare con lui e preferivano i s0ldati tedeschi. si dimise educatamente, favorendo in tal modo le trattative. (Cosa che peraltro non lo salvò dall'essere impiccato pubblicamente un anno dopo a Praga.) Eduard Bcnes passò le consegne ai comunisti. Alexander Dubcek s'arrese a Leonid Bresnev: e sia Masaryk che Havel ci raccontano nei dettagli di come abbiano assecondato il trapasso politico. Cosa non necessariamente negativa. Perché mai i cambiamenti dovrebbero sempre essere consacrati dal sangue. perché la continuità lra passato e presente non dovrebbe superare le rivoluzioni e conservare le buone maniere? Ma ciò potrebbe anche in alcune occasioni sollevare problemi morali. Masaryk e Havel non hanno avuto esattamen1e lo stesso problema. ma è imeressante vedere come abbiano affrontato i rispeuivi dilemmi. li problema di Masaryk consistçva nel dover spiegare perché l'impe• ro asburgico. che aveva sostenuto tanto a lungo, dovesse essere abbattuto. Lo stesso Masaryk ammise: ..Dopotuuo, la maggior pane di noi aveva tanto a lungo conservato e difeso davanti a tutto il mondo la necessità dell'impero asburgico"'. Che cosa era cambiato, dunque? L'impero asburgico non era riuscito a migliorarsi. era solito dire Masaryk. e cosi il confronto della prima guerra mondiale doveva essere visto come lotta tra il bene democratico e il male autoritario. Ciò condusse Masaryk a un paio di contraddizioni. Una emerse dalla strana inclusione degli Zar nell'ambito della democrazia liberale.L'altra era di namra molto più seria: la sopravvalutazione della rivoluzione democratica presumibilmen1e priva di ambiguità e, in definitiva. apparentemente vittoriosa (la "Rivoluzione mondiale'' che diede il 1ìtolo originale ceco al suo libro). Tale convinzione. Foo di Povel 5'echo Ido Dobe Novzdor;, solo tardivamente acOrbis Pictus) quisita, conduceva all'implicito. ma profondamente pervasivo sillogismo che penneava il sistema scolastico nella Repubblica crea• ta da Masaryk: l'Occi• D dente è democratico. r Occidente è forte. è democra1ico perché è forte, ed è forte perché è democratico e perché I questo è il senso in cui sta procedendo la s10ria mondiale. Noi siamo entrati a far pane di questo splendido movimento prima di molti altri, addirittura nel XV secolo. siamo stati ingiusta• mente privati del diritto di appartenenza, ma ora siamo ri1omati sani e salvi sulla retta via e siamo veramente al .,
ILCONTUTO sicuro, perché l'Occidente democratico è molto potente e nel mondo va tutto bene. Ho frequentato le elementari e due anni e mezzo di scuola media a Praga. e posso soltan10dire che questo messaggio si diffondeva, inequivocabile e confortante. dai ritraili del presidente-liberatore che adornavano ogni aula scolastica. Premessa principale: la storia mondiale è la nostra guida e il nostro garante. Premessa minore: la storia mondiale ha scelto la democrazia e l'Occidente come suoi rappresenianti. perciò essi sono irresistibili. Che cosa accade alla gente che interiorizza profondamente l'intero sillogismo, in particolare la sua premessa fondamentale, ma che viene poi improvvisamente sottoposta a una dimostrazione drammatica e traumatica della falsità delle premesse minori? E quello che è successo ai Cechi nel 1938 e nel 1940. Monaco dimostrò che l'Occidente non era né risoluto né leale nei confronti dei suoi seguaci democratici. Come direbbe Thurber. non c'è sicurezza né nei numeri, né nella democrazia, né in altro. La sconfitta. umiliante per rapidità e facilità, subita nel 1940 dal♦ l'esercito francese. precedentemente considerato il migliore d'Europa. concluse la lezione. ,r,,,.. Ma che succede se la premessa fondamentale continua a essere convincente e la tendenza'storica è ancora autoritaria? Ma una nuova premessa minore è ora disponibile: la storia sembra confennare una nuova forza nell'Est, capace di vincere i tedeschi che avevano sconfitto i francesi. L'espulsione di tre milioni di tedeschi. il timore di una vendetta tedesca (una paura molto sentita, dopo il 1945) e il ricordo di Monaco. tutto questo spinse chi ancora esitava alla stessa conclusione: non si può neppure pensare dì resistere a Stalin. Non voglio deridere Masaryk. Non ci può essere alcun dubbio sul fatto che appoggiasse la democrazia semplicemente perché la riteneva fone e vittoriosa. La teneva in considerazione per ragioni indipendenti ed etiche, ma credeva anche che fosse convalidata da un chiaro destino storico. Ma il sillogismo che aveva preparato, e che il sistema scolastico, creato sotto la sua autorità, cercava di inculcare, condusse inevitabilmente all'accettazione passiva del 1948. La verità è ironica e amara. ma non si può evitarla: la filosofia della storia di Masaryk ponò infine al 1948. Nulla avrebbe potuto essere più lontano dai suoi desideri e dai suoi ideali, ma le ferree leggi della logica ponarono a questa conclusione. U problema di Havel e la sua soluzione sono piuttosto diversi. Havel, a differenza di Masaryk, non si trova a dover affrontare l'imbarazzante interrogativo sul perché si fosse rivoltato contro un sistema che aveva accenato e sostenuto tanto a lungo ed entro il quale aveva tranquillamente lavorato. li problema di Havel è perché. dato che il sistema era stato onnai rovesciato, si continuasse a tollerare gran parte della sua eredità. PercM tanta "morbidezza"? Perché tentare di rassicurare l'antico apparato scegliendo uno dei suoi uomini, Ladislav Adamec, come Primo Ministro? Perché tanta preoccupazione per la continuità tecnica di governo? Questo era stato in un certo senso giustificabile nel 1918- l'ancien »égime aveva la leginimaz.ione dell'antichità autentica. e non aveva sulla coscienza orribili crimini contro la collenività. 11 regime comunista. invece. era stato colpevole di 40anni di menzogna continuata, di omicidi. di prolungato ricatto nei confronti dei suoi stessi cittadini attraverso la persecuzione dei più giovani effettuata con il sistema educativo: era inoltre col~vole di alto tradimento e collaborazionismo con r occupazione straniera. Ci sono naturalmente buoni motivi per essere tolleranti con gli excollaborazionisti di regimi totalitari e per lasciare loro i vantaggi acquisiti: meglio lasciare che cominuino ad arricchirsi piuttosto che spingerli a csponare i loro capitali: ed è megliochecerehino di salvarsi convenendosi all'economiadi merca10. investendo nel capitalismo i fondi rubati durante il comunismo, piuttosto che si abbandonino allo sciovinismo. [Una ragione dell'inevitabilità della scissione Ceco-Slovacca sta nel fano che l'apparato ceco sembra aver optalo per la prima soluzione. mentre quello slovacco perquest'uhima. e ledue strategie non sono compatibili.) • Inoltre c'erano troppe persone in un modo o nell'altro compromesse col regime precedente. troppi casi limite, troppe reali ambiguità. Una teoria abbastanza plausibile sostiene che è molto più semplice liberalizzare le dittature di destra piuttosto che quelle di sinistra. perché coloro che precedentemente detenevano il potere possono ottenere come contropanita per la cessione di tale potere la possibilità di conservare la propria ricchezza. mentre nei regimi totalitari di sinistra c'è solo potere. ~nza ricchezze disponibili. in senso tecnico, per eventuali compensazioLa rivoluzione di velluto Ceca sembrerebbe tuttavia contraddire questa teoria: guadagni loschi, informazioni e posizioni riservate vengono sfruttate dal vecchio apparato governativo per trasformarsi in una classe di "nouveaux riches·•. Questo può essere un fatto positivo per l'economia. ma lascia ugualmente l'amaro in bocca a molti. Havel compreso. La lamentela espressa con più frequenza da Havel riguarda il declino morale: "La società. si è liberata, ma in molti aspetti si compona peggio di quando era in catene". C'è molto da discutere. in entrambe le parti di questa affermazione. La società si è veramente liberata? Nella pagina successiva Havel ricorda che ..un pugno di amici ed io siamo stati capaci di sbattere la testa contro il muro per anni dicendo la verità sul totalitarismo comunista mentre eravamo circondati da un oceano di apatia". Questa società aveva accenato il regime comunista senza entusiasmo, ma con una tale rassegnazione che quando venne la liberazione dall'esterno. i liberati non riuscirono a credere alla loro fortuna e continuarono a guardarsi nervosamente alle spalle nel timore che anivassero nuovamente i cani armali per bloccare tutto. sebbene questa volta i cani armati non potessero anivare da nessuna parte. Esiste un·evidente contraddizione tra l'accreditare la vittoria a questa società e contemporaneamente criticarla - correttamente, ahimè - ma con apatia. E due pagine dopo. ancora una volta, Havel proclama vittoria.questa volta non per la società in generale. ma perii proprio stile moralistico: "Il Comunismo è stato abbattuto dalla vita. dal pensiero. dalla dignità umana··. Davvero? Masaryk difendeva la propria scelta politica definitiva con una filosofia della storia che è interessante, stimolante. controversa e che si rivelerà amara e fatale per la nazione politicamente ricostrui1a nel suo nome: ma ciò merila di essere discusso. La filosofia politica di Havel - intransigente rispettabilità in contrapposizione a una dittatura sciatta. cinica. opponunista e priva di scrupoli. è eroica e umanamente ammirevole. Quando tuttavia viene presentala come teorizzazione del modo in cui tali dittature possono essere superate. o quando Havel anivaa dire che questo era il solo modo per farlo. essa diventa assurda e insoslenibile e può essere facilmente confutata da prove fomite da Havel stesso. La contraddizione nel pensiero di Havel viene criticata. per esempio. da Petr Fidelius (uno pseudonimo assunto in passato ma che rau1ore decide di continuare a usare), nella ''Literamy Noviny", un settimanale leuerario di Praga. nel giugno I992. O il comunismo è stato annientato da qualcos'altro e non dalla nostra società, affenna l'autore. oppure la nostra società non può essere così marcia come lamenta Havel. Fidclius stesso dice di propendere per la seconda alternativa, Ma la prima opinione sembra essere sostenuta da una fonte sorprendente: Petr Pithen. primo ministro dei 1enitori cechi dopo la "rivoluzione di vellu10", che comincia col notare di aver usato questa espressione soltanto tra virgolette. Quello che egli intende dire non è che non sia stata "morbida", ma che non c'è stata rivoluzione. Con brutale candore. egli dichiara di rifiutarsi di usare il tem1ine rivoluzione, sostiene che non ci fu conflitto, che il potere comunista onnai in disfacimento era durato tanto a lungo soltanto perché "noi" l'avevamo tollerato e che fra le società comuniste noi eravamo stati gli ultimi a liberarci ed eravamo arrivati dieci minuti dopo la mezzanoue. Egli continua a criticare aspramente le autorità postrivoluzionarie (comprendendo chiaramente se stesso) per superficialità e benevolenza colpose. cioè per essere stati eccessivamente "morbidi" con gli ex detentori del potere nel ministero dcli' Interno. Delle tre posizioni, quella di Havel. Fidelius e Pithert. è la tena a sembrare corretta. li comunismo non è stato abbattuto dalla società o dalla onestà. poteva dominare la prima e inglobare o corrompere la seconda. Che lo si
ammetta o no. fu abbattuto dal consumismo e dal mìli1arismooccidcntali. uniti a un'esplosione di rispettabilità e ingenuità al Cremlino. Di fronte a una duplice sconfitta. sia nella corsa al consumo sia in quella agli armamenti. la potenza sovietica decise di liberarsi dal punto di vista politico. nella semplicistica e ben presto vanificata speran1..ache questo avrebbe portato in breve tempo a un miglioramento economico. Bisogna riconoscere che una certa misura di liberalizzaz.ione era comunque nelle loro intenzioni. mentre la liberalizzazione economica andava contro la tendenza sociale. Di conseguenza l'Europa orientale. che in pane era apatica e in partes i sarebbe accontentata di meno libertà di quan1a sembra essersenetrovata tra "capo e collo". è ora libera. Quindi il moralismodi Havele quellodi Masaryksonodiversie non affrontanolo stessoproblema. Masarykera un po' puritanoe moralista.Nonsolo vede la connessione ira Controrifornme infallibìlitàmarxista:nonapprovaneppureil Cattolicesimoper il suo trascendentalismoc, he conduce i fedeli verso quel misticismoasfondosessualeche èpresenteinmisuratantocospicua nella lettcr.uuramodernista,e che Masaryknon amavaper nulla.Sono i cauolici.e non i protestanti.a esserne affetti. SiaMasarykche Havcl possonoessereaccusatidi prenderetroppo sul serio ilmottonazionalececo:La Veritàvince.Non si puòconfidare nel fanoche vinca.neppurealla lunga.E,comedisseKeynes.allalunga saremo rutti morti. Havel, un drammaturgosuperbo. ma un teorico socialedilettante.confidavanon in una teoriastorica generale,ma nel fano che alla fine avrebbetrionfa10la semplicerispettabilità.Quando arriva a dire che bisogna mantenere la rispeuabilit!lqualunquecosa accada.losi puòsoloammirare.Quandodiceche ciòèefficacedal punto dì vistapoliticoe chenonc'è altromododi vincere.bisognaprenderele distanze. Le illusioninonportanoa nulla.Ciòcheha realmentevintonel 1989 è statoil consumismoe il sostegnotunoeuropeoa un sistemache soddisfa i suoi imperativi.in contrapposizionea un sistema che non IL- raggiungetaleobiettivoe inpiù è oppressivoe squallido. La democrazia e la rispettabilitàhanno avuto un passaggiogratuito. verso la vittoria, sullespalledel trionfoconsumistico,e noidobbiamoesseredebitamente e profondamentegratiperquesto.maè pericolosoilludersie pensareche esse debbano la vittoria alla loro intrinsecaattrazione politica.Così sarebbein unmondoideale,ma nelmondoconcreto è dubbio.Naturalmentedobbiamoammirarecolorochesi sonocoraggiosamenteschierati dalla pane della rispenabili1àperfino quando non era vittoriosa,ma rischiosa: è per questo che sia Havel sia Masaryk meritano la nostra ammirazione.Maciònon significachesi debbanecessariamenteaccettare le loroteoriegeneralisul perché la vinoriaera cena. La. veralealtà neiconfron1di i Masaryksta nelrispettarela verità.perquantosgradevole. e non le sue specificheopinioni sullastoria. I due uominidifferiscono notevolmenteper quello che hanno da offrire su questopun10. La teoria di Masarykè elaborala con abilità accademica. È perciò controversa. e ha ironicamente portato. in un secondotempo.la nazioneinunadirezionecheegli avrebbeaborrito. La teoriadi Havel è taleda essereda lui sostenutasoltantoquandoformula il suocredo.mada rivelarsierroneaquandoegli descriveconcretamente ciò che di fano è avvenuto. oppurequando.nelle sue splendideopere. svelailmeccanismodegliavvenimenti.li comunismo.ahimè.nonèstato rovesciato dalla vita. dal pensiero. dalla dignità umana come egli affern1a.Havelsi rivelamigliorconoscitorenei suoi momentirealistici, nellesue opereletterariee descrittive.Doveegli espone. precisamente. con superba ironia, com'è che la veritànon vince. La concezionedi dem<X:razidaiMasarykera inunceno qualmodoprotestantee purit::ma, e pensoche sarebbestatoimbarazzatodaglialleatichehaacquisitonella sua secondarealizzazione(la culturapop e la chiesaconlroriformista). Probabilmenteavrebbecondiviso qualcunodei disingannidi Havele avrebbedeploratoalcuniaspettidellareahàcontemporaneamenoinvisi ad Havel. Gli intelleHuali esistono se dicono di non esistere Nota sul libro di Z:yg111untBau111an Alfonso Berardinelli Non è stato mai facilecapirechecOsa sono gli intellettuali: né se essi esistonodavvero,come gruppo,categoria,élite politica: né se esistono ancora o stanno onnai scomparendo in un vasto ';ceto medio culturale" in cui cultura alta e cultura di massa si confondono. In passato, comunque, e fino a qualche tempo fa, gli intellettuali sono cenamente esistiti. Divisi fra la tendenza a mettersi al servizio del potere e il richiamo ad unesercizioancheeroicodclle loro vinù specifiche (i modelli non sono mancati: da Socrate a Giordano Bruno fino a Rimbaud, Wittgenstein, Orwell). gli intellenuali hanno anche elaborato fonnc speciali di componamento instabile: desiderio di approvazione, volontà di potenza, fatuità. rigore autopunitivo. Oltre a disegnarsi un"aureola. sono stati anche i più accaniti critici e denigratori di se stessi. Sublimarsi e denigrarsi si può dire che rientri nell'identità e nella tradizione degli intellettuali. Assegnarsi compiti eccessivi, tradirli. non m.:mtenerc le promesse, caricarsi di responsabilità come santi o ritenersi sublimi e liberi come semidei: tutto questo fa pane dei loro riti carnevaleschi o quaresimali. Anche se la continuità della tradizione è indubbio, lo spettacolo continua, a volte.con vecchie maschere e sontuosi costumi. Così gli intellcuuali si componano ora come buffoni, ora si autoOagellano, ora emettono oracoli, ora sognano di governare. Davvero non c'è da fare altro? Davvero, di fatto, non sì fa altro? In realtà, anche quando si concepiscono come un insieme, gli intellettuali sono una categoria eterogenea. Nel loro lavoro continuano a incontrarsi e mescolarsi, come si diceva una volta, l'universale e il panicolare, la competenza specifica e la responsabilità pubblica. È augurabile che l'architetto abbia una sua filosofia del vivere sociale ma faccia anche edifici piacevoli e congrui. È naturale che lo scienziato, oltre a ricercare conoscenze fini a se stesse, scopra possibilità di vita migliori. È giusto che l'artista, oltre ad esprimersi liberamente. interessi, appassioni, non sia noioso. È inevitabile che l'insegnante insegni non solo come fare qualcosa, ma anche che cosa preferibilmente fare e perché; comunichi cioè non solo tecniche ma anche valori. Un tempo così occupati a definirsi e darsi compiti, oggi gli intellettuali sembrano volersi cancellare da.Jl'orizzonte, rendersi innominabili e invisibili. L'idea di esistere come categoria li mette a disagio. Il singolo intellettuale o il piccolo gruppo si sentono giustamente impotenti di fronte alle for.te che spingono avanti la macchina sociale verso non si sa dove. Chi prende decisioni decisive non sta a sentire più. a quanto pare, neppure il parere degli espcni, né tiene conio della cri tic.aculturale. Politici e manager, come ogni specie animale, cambiano comportamento solo se minacciati da qualche pericolo evidente. Ed è raro che gli intellettuali riescano a sembrare minacciosi. Così, rivelatesi inefficaci le armi della cri1ica, gli intellettuali 9
sembrano oggi particolarmente attratti verso un'idea estetica di se stessi. Tendono a presentarsi, anche quando così non dovrebbe essere, come imprevedibili e inafferrabili ~isti. lecuì ~pere non offrono niente che sia razionalmente e pubblicamente vincolante. L'impotenza culturale e la fuga dalretica professionale in Italia vestono i panni della sofisticazione estetica e della raffinatezza. Dove mancano o non servono conoscenza e responsabilità, si finge lo stile. Quello che mostra il libro di Zygmunt Bauman (La decadenu, degli intellenuali: da legislatori a interpreti. lrad. di Guido Franzineui, Bollali Boringhieri) a metà strada fra la ricostruzione storica e il pamphlet, è che il cosiddetto "problema degli intellettuali", in sé noioso e sterile, ne nasconde sempre molti altri. Anzitutto quello dei fini o, se si vuole, degli ideali che orientano l'immane lavoro che le società umane compiono su se stesse. Produzione di enormi ricchezze e dissipazione di esse, guerre insensate e distruzione dell'ambiente naturale. Il catalogo di quello che avviene e sarebbe bene che non avvenisse, lo conosciamo senza neppure sfo_gljarei giornali. Ciò di cui si parli sempre meno è il fatto che la maggior parte di quello che chiamiamo cultura, cioè il risultalo delle attività intellettuali, è perlopiù ridouo nella condizione di lamento o di ornamento. O così sembra, perché il risultato è invisibile. Nessuna cultura può ridursi senza danno a queste lrasfonnazioni apparenti nascondendo a se stessa la propria funzione reale. Molle delle attività socialmente orientate che gli intellettuali svolgono stanno diventando in questi anni invisibili. impresentabili, quasi occulte. Chi parla di quello che fanno o dovrebbero fare, per esempio. intellettuali così indispensabili come i maestri di scuola elementare? Chi ha voglia di prendere in considerazione la responsabilità pubblica dei chimici, dei medici. dei giornalisti? L'idea di Storia come processo razionale, unitario e controllabile incammino verso la liberazione era un'invenzione degli intellettuali. cd è andata in pezzi. Ma il più visibile risultato di questa crisi è un generale disinteresse per la valutazione dei progeui e il controllo delle previsioni. Farsi un'idea del futuro è considerala un'esigenza da utopisti. Eppure mai come oggi le società umane sono legate da vitali e mortali vincoli reciproci e corrono a velocità crescente verso un futuro ignoto. La "decadenza degli intellettuali" di cui parla il libro di Bauman ha esauamenle a che fare con tutto questo. La sua fonnula riassuntiva è piuttosto chiara: "Da legislatori moderni a interpreti postmoderni". Gli intellettuali che nel Settecento avevano credulo di poter stabilire le leggi di organizzazione e di sviluppo della società, alla fine del Novecento si rifugiano nella teoria della conoscenza come interpretazione. Alle origini della Modernità i philosophes concepivano se stessi in una prospettiva universalistica: l'illuminazione progressiva di un genere umanf> in cammino verso la libertà e l'uguaglianza. Oggi, da qualche decennio, in un orizzonte definito postmoderno, gli intellettuali hanno rinunciato ad essere un'élite giudicante. che non solo elabori conoscenze ma proponga valori e modelli sociali. Questo disincanto degli intelleuuali non è solo un ragionevole ridimensionamento di ambizioni smodate. È anche una perdita di lucidità e di coraggio. L'intellettuale postmoderno. che ha abbandonato le ..ambizioni universalistiche della tradizione propria degli intellettuali",si limita ad amministrare le regole comunicalive interne alla tradizione culturale. Quella che fu l'élite intellettuale è oggi, secondo Bauman, un gruppo sociale che si occupa prevalentemente di se stesso. Ma così l'inte:a tradizione culturale viene intesa come tradizione seuoriale, ambito specifico degli ,o intellettuali come ceto specializzato. e tende a perdere il suo significato orientativo per l"insiemedella società. La cultura non giudica più la società meuendo a confronto falli e valori: diventa piuttosto un se1toreamministra1odcllasocietà,dai cui confini non si esce. Alle osservazioni di Bauman aggiungerei che le regole di comportamento degli intellettuali hanno sempre avuto. e possono avere ancora, una duplice fonte. Ogni singolo intellettuale può ispirarsi alla tradizione della quale partecipa, o può piuttosto ubbidire al gruppo professionale di cui fa parte. Da un lato i valori e le immagini della tradizione culturale. Dall'altro le regole del gruppo professionale. li conflitto fra questi due riferimenti può essere esplosivo. e spesso lo è stato. Ma chi stabilisce e interpreta il senso di una tradizione culturale e di una professione? Forse anche interpretare è già legiferare. Cioè stabilire i confini fra vero e falso, giusto e ingiusto, utile e dannoso. Glispinacidi Bobbio: una morale per Tangentopoli? Giovanni Rizzoni Rispetto agli avvenimenti che in questi mesi, sull'onda dell'inchiesta "Mani pulite", hanno sconvolto gli equilibri politici del nostro paese sembra essersi imposta una reazione di sfondo abbastanza ben determinata. Sono sempre più numerosi infatti coloro che vedono nell'inchiesta milanese, come nelle cento altre inchieste che si stanno conducendo un po' ovunque. e nel favore popolare da cui esse paiono circondate, il segno di una ''rinascita morale" del nostro paese che vedrebbe i cittadini finalmente consapevoli della necessità di opporsi alla corruzione dilagante nel campo dei rapporti politico-economici. Di qui la tendenza, comunissima.di interpretare i problemi che ci pongono le sempre più inquietanti vicende giudiziarie di questi mesi in termini di ''questione morale": i latrocini di Tangentopoli imporrebbero la necessità di voltare pagina, e questa svolta dovrebbe essere rappresentata da un "nuovo mcxtodi concepire la politica·• tale da trasformare quest'ultima da occasione per favorire il tornaconto personale in servizio per la gente. in dedizione a criteri di lealtà e correttezza nell'interesse del bene comune. Aquesto mcxtodi vedere le cose, che è a sua volta un programma politico, si rifà non solo una serie di movimenti e partiti nuovi e vecchi. ma anche la quasi totalità dei media e degli intellenuali prestati alle prime o alle terze pagine dei quotidiani. Settori della stessa magistratura sembrano condividere questo atteggiamento. L'elemento che più colpisce in queste diffuse convinzioni è il modo con cui viene concepita la "morale''. In tuui questi discorsi su Tangentopoli e dintorni la morale viene sempre citata al singolare. come un "qualcosa" di unico e universalmente conosciuto e riconosciuto. un'entità nobile e certo elevata rispetto alle nostre prassi quotidiane, ma che per essere percepita richiede solo che noi alziamo per un momento gli occhi: si trauercbbc insomma di un qualcosa quasi di solido. concreto, precisamente localizzabile, una specie di Partenone elevato sopra la kasbah della nostra vita di tutti i giomi. Le "colonne" su cui poggia questo 1empio sarebbero costi1ui1edai vari prece11idi cui si sostanzia l'elica: non uccidere, non rubare. non mentire ecc. Come ci è facile indicare l'intero edificio. così ci è altrettanto agevole indicare i singoli
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