MEDICI perché a che è per il uo bene, è deci amente compa o, amme o che ia mai e i tito al di fuori dell'immaginario medico. Quello che entra oggi nel no tro ambulatorio è un paziente con delle preci e ipote i diagno tiche e terapeutiche per onali, tratte da rivi te, rubriche televi ive o dall'e perienza dirella o riferita da pe onaggi per lui ignificativi. L'individuo che ci ta davanti, indipendentemente dall'origine regionale o dalla carriera cola tica, ha in omma una ua cultura della alute, che ci propone e che intende enga ri peltata e prc a in con iderazione. In altri termini, il no tro paziente non è a priori convinto che ·iamo noi gli onni cicnti dcpo ilari del uo bene - ·ere: al contrario, intende confrontare le ue ipote i con un "esperto" prima di accettare una pre a in carico diretta. D'altra parte interventi diagno tici e farmaci ono oggi compie i, pe o fa tidio i e comunque an iogeni, non empre cevri da pericoli o da effclli collaterali sgradevoli. La collaborazione del paziente di cnta quindi indi pen abile, e il paziente non collabora e non capi ce e e non è almeno parzialmente convinto. La comunicazione tra medico e paziente deve quindi e ere biunivoca, non tanto e non olo per principio o per correttezza, ma proprio per e ere efficace. Que ta con iderazione dovrebbe ba tare da . ola a eliminare dalla relazione il linguaggio o curo e criptico della medicina; non olo: nel colloquio do rebbe e erci il ma imo pazio per la cultura del paziente. e infatti non capiamo quali iano le uea pellative, i uoi timori, le ueccrtezze, le ue convinzioni per quanto attiene la alutc in generale e la ua alutc in particolare, come potremo perare di fargli acceuare le propo te che noi riteniamo nece sarie al uo bene ere? Que 10 è tanto più vero quando i introducano elementi di prevenzione, che implicano modi ficazione di comportamenti e di. tili di vita in nome di un pre unto bene ere ituato nel lontano futuro, né quali pcranzc, progetti, immaginari giochino nel co truime l'immagine. e partiamo dalle notre convinzioni e eludendo le ue, abbiamo ottime probabilità di non comunicare niente. La con inzionc che le informazioni "correue" ·iano di per é capaci di indurre cambiamenti i è rivelata ormai del tutto erronea, ed è rozzamente cmplificatorio attribuire que to fallimento alla ' irrazionalità" del paziente (o della gente) alla p cudocultura medica da divulgazione mal falla e mal compre a. e è co ì, però, come mai per i te l'o. curo linguaggio medico? E che per i ta indubbio: ba ta ascoltare le lamentele della gente per trada, al mercato, in tram (vero Grazia Cherchi?) o, empre più pe o, anche nel no tro ambulatorio: i pazienti ono empre meno timidi. Il linguaggio (per limitarci agli a petti verbali che qui ci intere ano), po iede, chematizzando alquanto, almeno tre componenti principali. Una parola ha, innanzitutto, un ignificato le11erale: e dico "cane", tutti quelli che intendono e parlano la mia lingua anno a che co a alludo (anche e non immaginano ncce ariamente lo tcs o cane): un cane è un cane, iamo tulli d'accordo. La te a parola ha, inoltre un ignificato metaforico: la metafora può e ere largamente condivi a ( crive come un cane, è un figlio di cane ...); più limitata, per e empio al gergo teatrale (quell'attore, quel 1enoreè un cane); ancora più limitata e immediatamente comprcn ibilc a pochi (fare il cane del inai, cane marino nel en o della figura araldica, Cane Maggiore intc o come co tellazione). Va ricordato a quc 10 punto che il linguaggio cien1ifico è generalmente metaforico. Per capirci un buco nero non è un foro; un tumore benigno non fa nece ariamcnte bene; iIwe tem blot e il northem blot ono tecniche di laboratorio che nulla hanno a che fare con l'occidente e con il euentrione; I' acquedouo di ilvio non è un manufatto romano; il wa h-out in medicina non c'entra niente con lo macchiare. Prendere una metafora in en o leucrale, ci che è proprio di chi utilizza 'a orecchio" il linguaggio cicntifico, produce un effeuo a urdo e buffo, largamente utilizzato del re to nel vecchio avan peuacolo o nelle banellette ui carabinieri. La mede ima parola ha infine un ignificato emotivo: mentre dico "cane" p rcepi co, in modo non nccc ariamente co ciente, en azioni differenti legate al ricordo: il mio primo cucciolo, il cagnaccio del vicino che mi ha mor icato; il cane del contadino quando, finita la cuoia, mc ne andavo in campagna, il cane morto ull'a fallo dell'auto trada ... Sen aziOfli che condizionano degli atteggiamenti emozionali delle ri po te apparentemente non razionali, dei comportamenti mal compren ibili da parte dcll'intelocutore. Il ignificato emotivo delle parole è infatti treuamente oggettivo, individuale. A meno che uno non ia realmente bilingue, que t'ultimo a ·petto i verifica oltanto con la lingua madre, in quanto le emozioni profonde i legano al linguaggio in età precoce. Ben difficilmente i termini Hund e Dog avranno per me un ignificato che non ia quello letterale o, tutt'al più, quello metaforico. Il linguaggio metaforico-e I' o curo linguaggio medico appartiene a que ta categoria - ha ariate funzioni. Una, la più ovvia, è quella di emplificare i rapporti all'interno di un gruppo definito. Se dico o crivo "atipie non pecifiche della ripolarizzazione' otto un elettrocardiogramma, ogni medico a come valutare lari po ta nel conte to di un'ipote i diagno tica. Lo te o vale e crivo, poniamo, "blocco atrio-verticolare emplice", 'blocco di branca ini tra•. terapia anticomiziale, trattamento mar.liale. aturalmcntc l'u o di un mede imo linguaggio incompren ibile ai più, fini ce col creare una coe ione ali interno del gruppo.che i demarca in tal modo dai co iddetti "laici"· in qualche modo quc ta delimitazione fini ce con l'a umere un a petto "gerarchico", nel en o che i laici che cercano di interferire con le competenze del gruppo utilizzandone il linguaggio ono oggetto di irritazione, di ironia o di franco di prezzo. Quc to avviene, è evidente, ia nel ca o dei medici ver o i emplici cittadini, ia da parte dei meccanici verso i proprietari dell'automobile, da LATERRA 19 < ! = .. ~ .. e z ,.
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