OPERATORI SOCIALI Irpinia (1980). tà" ociale - banali delinizi ni pa 'S-partoul della cronaca giornali t.icae ociologica - nell'e perienza degli operatori ciali diventavano veri e propri labirinti, cenari di agguati, luoghi del delitto, impre i ti entieri di fuga, conte ti di morte. Ambiti da ricomprendere, in omma. Alle difficoltà, già grandi, di fornire pre tazioni ufficienti e "mirate" a oggetti in pale e difficoltà, che e primevan domande e bi ·ogni o che come tali venivano individuati, i aggiunge a la nece - it, e la difficoltà di pinger i oltre, u que ta nuova frontiera. Il " ommer o" della to ic dipendenza, il "non detto' del di agio, l'area della marginalità culturale più che quella economica e trettamente ociale", dell'afa ia più che del grido, i ponevano come nuovi cenari. Contemporaneamente, dal lato delle ri orse emergeva la centralità di un i tema di reti ociali e terno e pre-e i lente ai ervizi i tituzionali, la co iddetta rete ociale informale, quel che di fatto, cioè, ta intorno a un oggetto portatore di di agio, e che lo o tiene in qualche modo, e gli di riferimento. que ta rete i è cominciato a guardare, da dentro i ervizi, come a un te uto che va motivato e re o 'competente" cio valorizzato come ri or a. In termini piu radicali, i è anche cominciato a pen are a tale rete come al vero centro dell'intervento, anche oltre il "ca o", fino a coniderarne la co truzione o il rafforzamento come il vero obiettivo dell'intervento. Il "ca o' pa a, o può ripeter i ma la rete deve ere cere in intelligenza e in efficacia, e in olidarietà. I unica vera garanzia che il "ca o' non i ripeta o i ripeta trovando intorno a é non il de erto o I allarme . ociale o l'aiuto genero o ma con iderato. In I.ATERRA 17 que ta rete ono tati pen ati degli operatori di nuovo tipo: gli animatori o educatori di strada. Que te ligure, perimentate in qualche ituazione, p r lo più urbana, e in conte ti comunali, cominciano ad e ere in eritc nelle piante organiche di comuni e regioni (ad c. empio nel Veneto, proprio per il compito ormai irrinunciabile che cominciano a volgere, di raccordo tra la rete i tituzionale tradizionale e la rete ociale informale (compo ta di famiglie, gruppi giovanili informali fino alle bande ad adulti che volgono ruoli ociali ignificati i o he volgono ruoli qual ia i ma comunemente a contatto con giovani, tipo bari ti o operatori portivi). La" trada", cio la dimen ione del" omme o" che ta intorno e aldilà del "di agio manife 10", che viene prima o che a oltre, è la dimen ione ulteriore dell'intervento territoriale centrato ui ervizi ociali di ba e (oggi ancora ba ati ul duplice fronte del ricevimento in ufficio o della vi ita a domicilio). L'educatore di trada olu·e a riferir i a ingoli ca i, co trui ce i tematicamente la rete ociale informale, e la raccorda. Forma operatori ociali informali. La uaè una funzione educativa che i e plica nei confronti dell'intero conte 10 ociale. A volte è una vera e propria opera di alfabetizzazione intorno alle forme e alle modalità autentiche del di agio ociale (e delle ue pecificazioni diver e), mai come ora mi tificato da tereotipi o dall'opera di deva tazione politica e culturale che campagne come quella che ha portato alla vittoria della legge Ier olino-Va alli hanno prodotto. La dimen ione della " trada", che po icde ancora un connotato di realtà etichettabile faci !mente come "marginale" o "de- < ! g .. '
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