Linea d'ombra - anno IX - n. 59 - aprile 1991

1 2 VISTA DALLA LUNA g§ ~ :s mo imento e quindi a cambiare; intendo invece dire che que ta è un po' la condizione di partenza, un pr uppo to minimo, un fondamento imprecindibile. E per pa cer i di que to, compiacer ene, crogiolarvi i, porta a nient'altro che a alvar i un'anima h non ha alcun bi. ogno di alvezza, per il emplicc fatto che i tratta di un'anima che non e i te. L'in cgnantc è di per é una figura di potere: perché i bambini come tale lo recepi cono e perché ui bambini altro non fa che e ercitame, di potere. È un dato, que to; e per poterlo affermare non nece ario incappare nei 'mae tri dello York hire ', quelli di cui parlava Dicken nella prefazione ali' edizione del 1 52 di Nicolas Nickleb): "I mac tri ono una eia e di ignoranti truffatori, e quelli dello York hire ono i peggiori e tanno nel più ba o calino della graduatoria. Sono avidi e indifferenti, e approfittano dell'idiozia dei genitori oltre che dell'impotenza dei bambini. Sono e cri ordidi e brutali, ai quali ne uno affiderebbe il proprio cavallo o il proprio cane, eppure i ono le pietre miliari di un ordinamento, minato da una inconcepibile negligenza e da un'ancor più deprecabile indifferenza." Anche e icuramcnte in ben diver o numero che ai tempi di Dicken , "mae tri dello York hire" ce ne ono ancor oggi; ma, pochi o tanti che iano nei loro confronti è olo nece ario agire, contrapponendovi i radicalmente. Il problema vero, però, è co tituito da altro: culture politiche, etiche, ed ognuna di que te con tutto il uo portato di mi tiche e di mitologie e di relative traduzioni in quotidiano: ge ti, po ture, voci, atteggiamenti. Allora, for e, diventa deci ivo - e ognuno potrà decidere e i tratti di mito oppure di li ta della pe a, e e ia davvero il ca o di di tinguere - diventadeci ivoconcentrarsi uunpaiodique tioni già rilevate da Dicken : un paio di categorie "eteme" ben ive ancor oggi tra noi: l'impotenza dei bambini e l'indifferenza. Sottolineando l'indifferenza come prc cnza forte e come problema non mi riferi co però a quella derivante dalla grettezza dei "mae tri dello York hire ; mi riferi co invece a quella dei tanti non-malintenzionati nei quali comunque e i te, econdo i ca i impudicamente e ibita o goffamente camuffata otto la tuta mimetica della 'profe - ionalità". li fatto poi che na ca da qualco a di "nobile' o me chino qua i una faccenda econdaria, e comunque erve oltanto a piegare, non a giu tificare. lnfalti, che i tratti dell'e ito di una delu ione torica o di un dolore privato, della caduta di un mito o della fru trazione di una velleità, della percezione ango cio a del procedere del proprio tempo biologico o di labilità modercccia, di po atezza o di re i tenza a cambiare, non muta la o tanza di un agire, ed emerge u tutto quello che probabilmente è il reale elemento unificante i1filo che lega-al di là delle intenzioni peci fiche - i particolari ''dentro" di chi ha accettato o eletto l'indifferenza a documento della propria identità. E que to filo, tenace e camaleontico al punto di riu cire a condurre ul proprio tracciato tanto pa ivi acquie centi quanto attivi .. imi cinici, è MAESTRI E BAMBINI probabilmente quell"'invincibile an ia di conformi mo" di cui parlava Pa olini nelle Le11ere luterane (Einaudi, 1976). L'acquie cenza, il cini mo, l'an ia di conformi mo, l'indifferenza, altro non ono che manife tazioni - di volta in volta affanno e o zelanti, fai amente a cttichc e impermeabili - cherivelanoa olutapermcabilitàri pettoai ucchi del potere. A me embrano letali di per é, in a oluto, eppure dirci che, nel ca o della loro a unzione nello peci fico del rapporto educativo, e econtengono- epo ibile-un'aggravante. Perché in que to ca. o la ra egnazione, cioè una celta di morte, viene non olo predicata ma elevata a valore, e in quanto tale tra po ta da celta individuale a modello da riprodurre. on intendo dire che un educatore, un in egnantc, debba filtrare il reale ovrapponendogli un velo ro eoc pacificante, né che debba violentare la propria e i tenza e i propri convincimenti acrificandoli ad una uppo ta nece ità di pre entare il vivere come un luna park, luccicante e chia o o, infiocchettato e ridanciano. Al contrario, credo invece che il vivere vada pre entato in tutte le uc manife tazioni, le ue articolazioni, dai fiori e le farfalle alla guerra e la morte, dall'amore al l' oppre ione, dal cantare al di trugger i, dal de iderio alla violenza, e ben tenendo pre ente quella tupenda terribile verità che ripete in i tentemente il narratore del Grande sertiiodi Guimarae Ro a: "Vivere è una faccenda molto pericolo a." Ma proprio perché è una faccenda molto pericolo a è nece aria un'a - unzione di re pon abilità: la re pon abilità di a sumer i re pon abilità ricercando i un cn o, una pa ione, un appa i nato agire la propria parte. Perché iamocomunquecoinvolti;epcrché, come diceva don Milani, "ventotto apolitici più tre fa ci ti uguale trentuno fa ci ti"; e perché le parole po ono e ere pane e bevanda, e giaciglio, e trumcnto di dife a; e perché, laddo e inventiva e memoria non iano ombra od orpello ma o tanza dcll'e i tere, ere cere e cambiare è davvero po ibile; e poi perché probabilmente il mondo

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