2 VISTA DALLA LUNA Marino Sinibaldi Marino Sinibaldi (Roma 1954) lavora presso una biblioteca romana. Ha collaborato a "Ombre rosse" e "Quaderni piacentini" e cura la redazione romana di "Linea d'ombra". Ha scritto con Manconi e Lemer Uno strano movimento di strani studenti (1978). L• idea di questa rivista L'idea di que ta nv, ta deriva da alcune considerazioni generali che qui proveremo a esporre. Ma intanto è in que ti me i accaduto qualcosa che ha precisato alcune delle intenzioni e delle ipotesi in base alle quali na ce "La Terra vista dalla Luna". La guerra, nel Golfo e qui nelle retrovie, ha dato drammatico rilievo all'obieuivo principale che questa rivista si propone: aprire un confronto, t111 discorso, una riflessione sull'educazione, sulle forme e le allività legate alla formazione dei valori e alla trasmissione della cultura. Perché questo interesse del gruppo di "Linea d'ombra" (di cui questa rivista almeno per iprimi numeri uscirà come supplemento) e di altri amici, più o meno direuamente impegnati sul campo, per un tema u cui tanto si è dello (e qualcosa anche si è fatto), per un universo ambiguo e sconfinato, per un terreno scivoloso come quello che, per capirci, chiamiamo educazione? Anziruuo perché ci sembra il luogo decisivo in cui i forma, nei modi spesso di torti che in questi me i di guerra (ma anche di anteguerra, edi dopoguerra) abbiamo vi to all'opera, un'opinione, in cui i creano e tra meuono valori, giudizi e pregiudizi. È un processo che sembra avvenire nella massima libertà e trasparenza, non solo per le condizioni civili e politiche del nostro pae e ma anche per la aiutare perdita di rigidità e chematismi, dopo la caduta delle ideologie (o almeno di alcune di esse). Ma che di es e di Jauo, a giudicare dagli esiti che produce, sviluppa un effeuo di dilagante e acritico conformismo, di insorgenti e sorde intolleranze. L'educazione (e ripetiamolo, il vasto e ricco mondo dell'educazione nei suoi più incerti confini, e non olo la cuoia dunque) appare come il terreno in cui verificc,re questo processo, in cui rilevarne i modi e leco111raddizio11i,n cui provare a combauere quegli esiti di chiusura politica e culturale di impoverimento complessivo delle idee -della nostra autonomia e del nostro potere sulle idee. La guerra ha, col suo tragico peso e con i suoi implacabili meccani mi, mostrato i limiti e i rischi di que 10processo diforma-::.ionedel senso comune. Mettendo in campo pregiudizi e falsifica-::.ioni, mostrando la debolezza di quell'apparato democratico di formazione e trasmissione dell'opinione (e pale a11dol'i11a1te11dibileparzialità dellefigure che vi sono addeue). Svelando la vulnerabilità complessiva di quel processo di libera formazione e libero scambio delle idee e dei giudizi. Fin qui la radice oggeuiva di questa rivista, lo scandalo da cui nasce- visibile da anni in Italia, e oggi solo più evidente. Ma non c'è olo que 10. C'è anche, al centro del nostro interesse e del nostro progeuo, il problema degli educatori (e anche qui u iamo il termine in un'accezione talmente va ta da risultare puramente indicativa e quasi simbolica), e cioè di quella va 1afet1a di italiani che lavorano su questo terreno decisivo. Questa rivista nasce anche con l'intenzione di raccogliere le contraddizioni in cui questa auività viene volte,,ma anche la ricchezza delle esperienze che in questo campo si fanno e che molto spesso non riescono a circolare. Noi pensiamo ai formatori, ai tras111et1itoriufficiali e non ufficiali dicultura-eperciò,pere empio,agliin egnami, agli operatori sociali, agli p icologi, al mondo del volontariato e a quello del clero, ma anche ai politici ai giornalisti, ai sindacalisti - e alle professioni in vario modo legate alla dimen ione della formazione dei valori, della loro affermazione, delle conseguenze materiali che comporta - gli architelli e gli urbanisti, per esempio, i magistrati e gli avvocati, i medici ... Ci interessa il discorso, solo parzialmente emerso in questi anni, delle loro etiche professionali. Ci interessano in generale le contraddizioni e le energie che in queste a11ivi1àcircolano. E anche quelle che sono circolate: una parte della rivista sarà dedicata a documemare come problemi e tensioni analoghi a quelli che viviamo i siano presentati in tempi e paesi lo11ta11i.Anche qui si intrecciano educazione e autoeducazione: perché l'oblio o la sottovalutazione di esperienze passate - per lo più sconfi11ee rimosse - è motivo di impreparazione, di debolezza, di subalternità. E ci sembra parte di quella generale mancanza di immaginazione da cui il mondo del 'educazione è afflit10 oggi in Italia. Su queste chegge di ocietà, su questi gruppi, professioni, attività, impegni, vorremmo svolgere un lavoro di informazione e di inchie la anche in sen o sociologico - o meglio, sociologico e antropologico, allento a elementi in genere poco considerati come quello, per noi decisivo, della vocazione, delle motivcdoni cmche profonde che
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