giovane critica - n. 18 - inverno/primavera 1968

un•ansia (fin troppo legillima perché legittimista) d1integrazione. Questo teatro politico per dichiarazione ( e non per azione) non è <1ualitntivamente diverso dal coneello di teatro politicO affermato dagli Stabili. Teatro politico in c1uesto caso andrà letto come teatro popolare, aperto cioè al pubblico popolare; uno stratagemma organizzativo, visto che il prodotto in generale non cambia. Anche in questo caso bisognerà parlare di integrazione, di diritti ci, 1 ili o ci,•ici e, facendo girare lo specchio ad lil,itum, di Democrazia e. perché no?, di Libertà; ma questi sono 1,roblcrni da linguisti. E del resto i 'I borderò .., ( hordcrcaux) degli incassi non faranno mai diHerenza fra classe e masse ( di farmacisti e droghieri alla maniera di Amendola), bontà loro. Il teatro politico è una « repubblica )) fondata :wl s.::erificio: nel caso dei disadattati sarit corlcse parlare di eroismo, andare in fobhricn o in campagna sarà comur,- (tue un gesto, nel C8iìO degli Stabili di liberalità. poiché tli operai saranno trattati come i militari o le creature tlcll"Eunl. Il conto tornerebbe per tutti, a questo punto, se non ci fosse il terzo incomodo, intendo la politica, che non ha certo bisogno di c1ucste ,1anità, se non per la celebrazione di ciò che già esiste. Stretti fra questi due baratri, abbagliati come lepri dal desiderio di essere i primi, confusi dalla sovrapposizione di moda e di impegno, i teatranti di buona speranza dovranno esprimere innanzitutto un'esigenza di grande chiarezza. Capire, per esempio, che avere coscienza politica non è un dato cnratteriologico, che. esistendo sinistra e sinistra, non potrà esserci un !!Olo modo di fare « il • teatro politico, che, in definitiva, il problema del teatro politico andrà pensato innazitutto come problema politico e non proselitico-tecnico, alla maniera di Piscator, di un ingegnere cioè delle rivoluzioni (allite, o morale, assumendo la funzione di coscienze di una realtà rivoluzionaria rimasta chiusa purtroppo nei libri d'oro della scienza. In tutti i casi sarà sempre meglio non fare che (are male. Pro,·iamo a guardare le teorie e la realtà del 1catro contcmporn11eo 1-cJiccnte out :1ttr.wer~o il concetto di rito, secondo il proceS"O che proiella e distilla ( fino a prc- ,·cdere) l"online e il disordine della ,,i1a in qualco!la di di,er5'o. nella purificazione o nelrahitudine. Se Artaud, per c~empio, fece la critica delrahitudine con la 1lcmolizio11c etica del tC teatro occidcnlale ,., fissato nell'abitudine appunto della luce. dello spazio. dclragenlc, del ricevente, cadde però nella prima forma di ritualiti1, predicando il l.itte contro l"intossicazionc sociale, moslrandn come la es1rc111a rihellione possa a\'ere un"anima rifor111i..1a. Se Brecht demistificò ambedue quelle forme al li,,ello eullurale, rilcrl poi il suo lihoro .:illa « ri1ualitì1 partìlic:i », decidendo di recuperare purificazioni e abitudini e..1ernc: fece luce sui testi e sulle interpretazioni, ma delegò i luoghi e i tempi dello spellncolo; si pose al sen•izio della rivoluzione. ma in modo tale da non comprometlcrsi. abbracciando cioè la figura del tecnico ( e in questo, credo si dcl1ha ,·edere oggi il JHmlo d'incontro fra brechtismo e antibrechtisrno). Pensando agli spellacoli che ci circondano. polremo ,,edere nel Li,•ing Theatre un CSClllJ>ioestremo di rituali1;, purificatrice. E' fin troppo c,•idenle l"opcrazione di <1ucl teatro nel sns1ituire nuo,•i riti ai vecchi, nel tenta• ti,•o ( romantico) di rendere sinonimi l'e1ico e !"estetico, la ,•ila e la poesia. 1 0n parlerei <1uindi di polemica nntirituale. ma di uso dell'antiritualiti"1, e quindi anche della 1,olitico (p,M5io,ie ri,·oluzionaria) a scopo immediatamente liberatorio, sogge1th10. Siamo accolti in teatro con i no• stri peccati (eollctti, 1 i), la politica la protesla politica serve da comune denominatore ecumenico, la funzione ( ineCfabile) pri,•ati:u.a il peccato, il ternpo del nuovo rito, nel euo farsi, ci purga. Mentre il teatro uUiciale è fondato sul rito-abitudine, il Living si realizza nel processo di purificazione: due riti complementar-i; il secondo infatti esiste in quanlo esiste il primo. e, nonostante il rapporto di negazione, esso finisce col desumere le norme del primo. Il Living non potrà mai essere libero rispetto all'Antiliving perché - 17

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